Il ponte romano sul fiume Marecchia, l’antico Ariminus attorno al quale nacque il primo nucleo di Rimini, ancora oggi collega la città al borgo di San Giuliano. Da questo punto partivano le grandi vie consolari: la via Emilia, tracciata nel 187 a.C. dal console Emilio Lepido per unire Rimini a Piacenza, e la via Popilia, che conduceva a Ravenna e da lì ad Aquileia, spingendosi verso nord.

Ponte Tiberio – Wikipedia – Foto di Scorpione 68, opera propria rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0

A Rimini, il Ponte di Tiberio è conosciuto anche come il “Ponte del Diavolo“. Non a caso, durante la tradizionale Festa del Borgo di San Giuliano, questa leggenda viene spesso ricordata. Il soprannome affonda le sue radici nel mito dell’indistruttibilità che da secoli avvolge il ponte.

Ponte Tiberio, iscrizione romana – Wikipedia – Foto di  Sailko, opera propria rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0

La costruzione dell’opera ebbe inizio sotto l’imperatore Augusto nel 14 d.C., per essere completata sette anni più tardi, nel 21 d.C., dal suo successore Tiberio, come ricorda ancora oggi l’iscrizione incisa sui parapetti interni. Proprio da Tiberio il ponte prese il nome, insieme alla leggenda che ne avrebbe attraversato i secoli.

I lavori di costruzione furono lunghi e travagliati: ogni volta che si aggiungeva una nuova sezione, questa sembrava destinata a crollare. L’impresa pareva maledetta, tanto da rischiare di compromettere la gloria dell’imperatore. Dopo aver invocato inutilmente tutti gli dèi, Tiberio decise di rivolgersi a un potere ben diverso: il diavolo.
Secondo la leggenda, l’imperatore strinse un patto oscuro: Satana avrebbe costruito il ponte in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato. Il diavolo mantenne la promessa: in una sola notte il ponte fu ultimato, ma quando venne il momento dell’inaugurazione, Tiberio trovò uno stratagemma per ingannarlo. Ordinò infatti che, come segno di buon auspicio, fosse un cane ad attraversare per primo il nuovo ponte. Satana, che aspettava impaziente sull’altra sponda, si ritrovò così beffato e furioso.

Veduta del Ponte Antico a Rimini – Incisione di Pierre Gabriel Berthault, 1795 – Wikipedia, pubblico dominio

Accecato dalla rabbia, cercò di distruggere l’opera con violenti calci, ma invano: il ponte era troppo solido, persino per lui. Si racconta che, come unica traccia del suo fallimento, rimangano ancora oggi alcune impronte caprine su una delle pietre all’ingresso del ponte, dal lato della città.

Al di là della leggenda, il Ponte di Tiberio ha davvero meritato la fama d’indistruttibilità: da duemila anni resiste impassibile al tempo, al traffico, alle intemperie e perfino ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che non riuscirono a scalfirlo.
Chissà… forse un po’ di diabolico c’è davvero.

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