Georges Cuvier (1769-1832) ha visto in lui il fagiano dorato (Chrysolophus pictus). È stato anche identificato con l’uccello del paradiso.
Degli uccelli favolosi ugualmente chiamati Fenice si trovano nella mitologia cinese (fenghuang) e persiana (simurgh).

La Fenice brucia tra le fiamme, miniatura da
una pagina del bestiario di Aberdeen. – Wikipedia, pubblico dominio
La Fenice è stata dipinta su bottiglie di vetro per conservare dei veleni. In questo modo, gli arabi credevano di essere preservati dall’avvelenamento.
La Fenice greca-egiziana

Fenice e rose, particolare. Mosaico pavimentale (marmo e calcare), seconda metà del III secolo d.C. Da Daphne, un sobborgo di Antioch-on-the-Orontes (ora Antakya in Turchia). – Wikipedia – Unknown artist – Clio20 immagine rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0
Erodoto è il primo a fornire una versione dettagliata del mito e ne parla nel secondo libro delle sue Storie, quello dedicato all’Egitto:
II,73. “C’è anche un altro uccello sacro che si chiama fenice. Io non l’ho mai visto, se non dipinto; poiché, tra l’altro, compare tra loro soltanto raramente: ogni 500 anni, come affermano i sacerdoti di Eliopoli; e si fa vedere, dicono, quando gli sia morto il padre.
“Per dimensioni e per forma, se è come lo si dipinge, è così: le penne della chioma sono color oro, le altre sono rosse; soprattutto esso è molto somigliante all’aquila per forma e dimensioni. Dicono che esso compia un’impresa di questo genere (ma secondo me il racconto non è credibile): cioè, partendo dall’Arabia, porta nel tempio del sole il padre, tutto avvolto nella mirra, e lo seppellisce nel santuario del Sole.
“Per trasportarlo farebbe così: prima di tutto, dicono, impasta con la mirra un uovo grande quanto le forze gli permettono di portarlo; poi si prova a tenerlo sollevato e, quando si sia in tal modo allenato, avendo svuotato l’interno dell’uovo, vi introduce suo padre. Quindi con altra mirra spalma la parte per la quale ha praticato lo svuotamento e introdotto il padre, di modo che, essendovi quello dentro, si ristabilisce il peso di prima; avendolo dunque così avvolto, lo trasporta in Egitto nel santuario del Sole. Ecco quanto raccontano di questo uccello.”
(traduzione di Luigi Annibaletto, 1956)
Il volatile più idoneo a rappresentarla è la Garzetta: una specie di uccello affine all’airone, di cui numerosi esemplari vennero sterminati solo poiché i loro ciuffi costituivano le “aigrettes” usate per confezionare i pennacchi coi quali si adornavano le dive. Come l’airone che spiccava il volo sembrava mimare il sorgere del sole dall’acqua, la Fenice venne associata col sole e rappresentava il BA (“l’anima”) del dio del sole Ra , di cui era l’emblema — tanto che nel tardo periodo il geroglifico del Bennu veniva impiegato per rappresentare direttamente Ra.

Egretta garzetta – Image by Анна Иларионова from Pixabay
Secondo altri, la fenice che Erodoto descrive non si riferisce al Bennu ma è la variante greca del mito orientale dell’uccello del sole, che avrebbe simboleggiato il “grande anno”, cioè il tempo necessario per completare un ciclo equinoziale.
Ovidio nelle Metamorfosi – XV,392 – colloca la fenice in Assiria:
Esiste un uccello che da solo si rinnova e si riproduce:
gli Assiri lo chiamano fenice; non vive di frutti né di erbe,
ma di lacrime d’incenso e di succo di cardamomo
Questo animale è sacro al Sole e coloro che ne hanno raffigurato le fattezze sono concordi sul fatto che è diverso da tutti gli altri uccelli per l’aspetto e per la varietà dei colori delle penne: sul numero dei suoi anni vengono riferiti dati diversi. La durata che va per la maggiore è di 500 anni: ci sono alcuni che affermano che si frappone uno spazio 1.461 anni, e che i precedenti uccelli, in primo luogo sotto il regno di Sesoside [Sesostri III, 1878-1843 aC], in seguito ai tempi di Amasi [569-526 aC], quindi ai tempi di Tolomeo terzo re d’Egitto di stirpe macedone [Tolomeo Evergete, 247-222 aC], sono giunti in volo nella città di Eliopoli, con un’abbondante scorta di tutti gli altri uccelli rimasti stupiti dall’aspetto singolare.
Ma certamente gli avvenimenti del passato sono incerti: tra Tolomeo e Tiberio [imperatore dal 14 al 37 dC] intercorsero meno di 250 anni. Per cui alcuni hanno ritenuto che questa fenice fosse falsa e che non provenisse dai territori degli Arabi, e che non avesse fatto nulla di ciò che l’antica tradizione aveva stabilito.
Così, compiuto il numero degli anni, quando la morte si avvicina, costruisce un nido nel suo territorio e gli infonde il vigore genitale dal quale scaturisce il neonato; appena diventato adulto ha come prima preoccupazione quella di seppellire il padre, e non lo fa a caso, ma dopo aver sollevato un fardello di mirra e dopo aver fatto una prova su un lungo percorso, quando il peso è giusto rispetto al percorso da compiere, sostiene il corpo del padre e lo trasporta all’altare del Sole e lo brucia. Queste cose non sono certe e sono ingigantite da leggende: del resto non si dubita che talora questo uccello venga scorto in Egitto.
In alcuni riti di cremazione il fuoco è anche considerato come un veicolo: il messaggero dal mondo dei vivi a quello dei morti. Allo stesso modo, la fenice è spesso una stella che indica la sua natura celeste e la vita nell’altro mondo.

Illustrazione di Sir John Tenniel raffigurante un grifone per l’Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll – Wikipedia, pubblico dominio
Il Medio Evo ha visto nella Fenice il simbolo della risurrezione di Cristo
Dobbiamo ricordare che anche il grifone è una rappresentazione di Cristo e deriva dal fatto che è un animale terrestre (corpo di leone) e di aria (ali di uccello). La parte terrestre rappresenta il corpo di Cristo e la Sua presenza sulla Terra tra gli uomini e la parte aerea rappresenta la spiritualità di Dio.
(testo da: auricchio.forumfree)