Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Palermo, la leggenda dei diavoli del castello della Zisa

Palermo, la leggenda dei diavoli del castello della Zisa

La fama di Guglielmo II di “grande costruttore” di mirabili opere, è dovuta, non solo per il Duomo di Monreale, ma anche per la Zisa, che egli ultimò, avendola iniziata suo padre Guglielmo I.
Il palazzo della Zisa già nel nome è opera bellissima, infatti Zisa viene dall’arabo azizah, che vuol dire, appunto, splendido.

Castello della Zisa, Palermo – Facciata principale – Wikipedia, foto di Bjs, opera propria rilasciata con licenza CC0

La Zisa è un palazzo ma è anche un castello. Dall’ingresso, con oro e pitture, si giunge al centro, dove si trova una bellissima fontana di marmo con una cascata d’acqua fresca e incontaminata che rasserena l’animo.
La Zisa è coperta da un incantesimo, che vuole che vi sia nascosto al suo interno un favoloso tesoro. A proteggerlo sono chiamati i diavoli dipinti nel bellissimo ingresso.
Il giorno del 25 marzo, giorno dell’Annunciata, guardando attentamente la pittura, si possono vedere i diavoli muovere la coda e fare smorfie. Essi sono talmente tanti nel dipinto che non si possono contare, come non si può contare il tesoro che essi custodiscono. Quando un coraggioso troverà la soluzione per «sbancare» il tesoro misterioso, allora anche Palermo non sarà più povera.

Affresco de: “i diavoli della Zisa” – Wikipedia, foto di  Miceli vincenzo, opera propria rilasciata con licenza CC BY-SA 4.0

Il Pitrè, a proposito del fatto che effettivamente i diavoli non si possono contare, addebita la cosa al modo come essi sono stati dipinti. Poiché alcune figure sono molto piccole, e alcune altre non intere, ne deriva che il conto è molto difficoltoso, tanto da non tornare mai.

 

Palermo, il Castello Della Zisa – Image by mennellaluigi from Pixabay

La figura di Guglielmo II è ricordata, comunque, oltre che per la cattedrale di Monreale e la Zisa, anche per le buone leggi emanate (celebre quella che puniva l’adulterio) e la sua tolleranza, anche religiosa. Celebri le sue parole: «Ognuno preghi il Dio in cui crede», espressione modernissima e straordinaria per i tempi. Perfino Dante, nel ventesimo canto del Paradiso, lo definisce «il giusto rege», e innumerevoli sono le citazioni positive su di lui nella poesia dotta siciliana.

Stralcio testo tratto dalla pagina: tuttosicilia99.blogspot sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

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