Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Pitagora di Samo

Una pagina, frutto di ricerche sul web, realizzata a cura di “Fatina Plimplim Lu”

PITAGORA:  TUTTO E’ NUMERO !

Impara a tacere. Lascia che la tua mente quieta, ascolti e impari…

La storia di Pitagora è avvolta nel mistero, di lui sappiamo pochissimo e la maggior parte delle testimonianze che lo riguardano sono di epoca più tarda. 
Alcuni autori antichi o suoi contemporanei come Senofane, Eraclito ed Erodoto ci danno testimonianze tali da far pensare alla effettiva esistenza storica di Pitagora pur se inserita nella tradizione leggendaria.
Secondo queste fonti Pitagora nacque nell’isola di Samo nella prima metà del VI secolo a.C. dove fu scolaro di Ferecide e Anassimandro subendone l’influenza nel suo pensiero. Da Samo Pitagora si trasferì nella Magna Grecia dove fondò a Crotone, all’incirca nel 530 a.C., la sua scuola. 
Dei suoi presunti viaggi in Egitto e a Babilonia, narrati dalla tradizione dossografica, non vi sono fonti certe e sono ritenuti, almeno in parte, leggendari.
Quasi sicuramente Pitagora non lasciò nulla di scritto e quindi le opere attribuitegli i Tre libri e i Versi aurei vanno ascritte piuttosto ad autori sconosciuti che li scrissero in epoca cristiana o di poco antecedente. Giamblico (Siria, 245 – 325) fondatore di una nota scuola neoplatonica ad Apamea, in Siria, attesta invece che i primi libri a contenuto pitagorico pubblicati erano opera di Filolao.

Il teorema di Pitagora è un teorema della geometria euclidea che stabilisce la relazione fondamentale tra i lati di un triangolo rettangolo ed è una versione limitata ad essi del Teorema di Carnot. 
Quello che modernamente conosciamo come teorema di Pitagora viene solitamente attribuito al filosofo e matematico Pitagora.

In realtà il suo enunciato (ma non la sua dimostrazione) era già noto agli egizi e ai babilonesi, ed era forse conosciuto anche in Cina ed in India. 
La dimostrazione del teorema è invece con ogni probabilità successiva a Pitagora.

Pitagora di Samo (571-496 a.C.) fondò a Crotone la sua scuola. La sola dottrina che gli possiamo attribuire con certezza è quella della metempsicosi cioè della trasmigrazione dell’anima, dopo la morte, in altri corpi. 
Il corpo è “la prigione dell’anima” e dunque noi dobbiamo sfuggire alle influenze negative del corpo per mezzo di riti di purificazione. La filosofia può contribuire a liberare l’anima dalle influenze negative del corpo. La scuola vedeva in Pitagora il depositario di una sapienza misteriosa e divina e quindi il maestro non poteva essere contraddetto (ipse dixit). I Pitagorici sono ritenuti i creatori della matematica come scienza: essi consideravano il numero come l’essenza delle cose. Se le cose sono fatte di numeri, il mondo è una sorta di ordine misurabile. L’uno è il parimpari ed è indivisibile (non esiste ancora lo zero); il numero dieci rappresenta la perfezione ed è rappresentato dalla figura della Tetratide (un triangolo con il lato di quattro punti). Vi è insomma un simbolismo legato ai numeri. I Pitagorici affermano la sfericità della Terra e dei corpi celesti. Al centro dell’universo c’è un fuoco che ordina e plasma la materia circostante, dando origine al mondo. Intorno a questo fuoco si muovono, da occidente a oriente, dieci corpi celesti: il cielo delle stelle fisse, i cinque pianeti (Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere), il Sole, la Luna, la Terra e l’anti-Terra (ammessa per completare fino a dieci). Si ricordi che con Aristarco di Samo (3° sec. a.C.), filosofo peripatetico, l’ipotesi pitagorica fu modificata mettendo al posto del fuoco, come centro dell’universo, il Sole, anticipando Copernico. I discepoli di Pitagora erano divisi in due gruppi: vi erano quelli appena entrati, gli acusmatici, che ascoltavano le dottrine; e vi erano quelli già iniziati ai misteri, chiamati matematici.

 

GLI ALUNNI DI PITAGORA –  ESERCIZIO MATEMATICO

Policrate, Re dell’Isola di Samo, chiese a Pitagora quanti alunni avesse. 
Il maestro gli rispose: la metà studia matematica; un settimo si esercita nella meditazione e nel silenzio, la metà della metà studia natura e, inoltre ci sono tre allieve donne. 

Quanti alunni aveva Pitagora ? …………… LA SOLUZIONE IN FONDO !

La Tavola Pitagorica offre degli ottimi spunti per parlare di numeri. La tavola è composta da 16 riquadri di 9 caselle ciascuno, per un totale di 144 caselle. 
Sommando tra loro i numeri, dei riquadri con al centro i numeri: 4, 10, 16 e 40 si ottengono risultati, quali 36, 90, 144 e 360. 
Da qui l’idea di cambiare l’ordine dei riquadri, per crearne nuovi al cui centro compaiano i numeri 36, 72, 108 e 144.

 

Le caselle con i numeri in rosso, sono la ricostruzione delle caselle mancanti. Per il riquadro 108, sono state aggiunte le caselle corrispondenti, vedi prima colonna a sinistra della Tavola Pitagorica, mentre per il riquadro 144, sono state aggiunte sia quelle corrispondenti della prima colonna di sinistra, sia quelle corrispondenti della prima linea in alto, con l’aggiunta del numero uno come ripetizione della colonna[1]. 
La somma dei numeri di ciascun riquadro è rilevante e si presta a diversi giochi, molto usati dagli antichi autori per ottenere i numeri da inserire nelle loro storie.

 

Al 12 segue il 13, ma essendo questo un numero disarmonico, non contenuto nella Tavola Pitagorica, dopo il 12 si ripete l’1, il 2, il 3, il 4, ecc..

 

 

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Quanti alunni aveva Pitagora? …………… SOLUZIONE

Pitagora aveva 28 allievi (25 maschi e 3 femmine)
Infatti gli ALLIEVI MASCHI erano:
1/2 (studia la matematica)
1/7 (esercizio della meditazione)
1/4 (studia la natura)

Trasformando le frazioni con lo stesso denominatore e sommando si ottiene
14/28 + 4/28 + 7/28 = 25/28

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vedi anche: 

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