Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Appunti su Pitagora e la metempsicosi

Appunti su Pitagora e la metempsicosi

In realtà pochi sono gli elementi certi della dottrina pitagorica, tra questi quello della metempsicosi su cui le fonti sembrano concordare. Oltre a Dicearco che scrive due secoli dopo Pitagora, prima di questi ne parla Aristotele come di un “mito” pitagorico. Platone si riferisce più volte alla dottrina della trasmigrazione delle anime ma non si richiama mai Pitagora ma piuttosto a pitagorici come Filolao.

Ritratto immaginario di Diogene Laerzio – Wikipedia, pubblico dominio

Diogene Laerzio riporta attribuendolo a Senofane un episodio dove:

«si dice che un giorno, passando vicino a qualcuno che maltrattava un cane, [Pitagora], colmo di compassione, pronunciò queste parole: ‘smettila di colpirlo! La sua anima la sento, è quella di un amico che ho riconosciuto dal timbro della voce’.»

Derivato dall’orfismo, nella dottrina pitagorica vi è dunque un sicuro aspetto religioso, il quale sosteneva la trasmigrazione delle anime che, per una colpa originaria, erano costrette, come espiazione, ad incarnarsi in corpi umani o bestiali sino alla finale purificazione (catarsi).

La novità del pensiero di Pitagora rispetto all’orfismo è rappresentato dalla considerazione della conoscenza come strumento di purificazione nel senso che l’ignoranza è ritenuta una colpa da cui ci si libera con il sapere. Questa particolarità della dottrina è ritenuta dagli studiosi sicuramente appartenente a Pitagora che viene tradizionalmente definito, a partire da Eraclito, come polymathés (erudito) che «…praticò la ricerca più di tutti gli altri uomini» ma la sua fu una sapienza fraudolenta (kakotechnie). Eraclito non specifica quale fosse il contenuto di questa sapienza che Porfirio, vissuto secoli dopo Pitagora, s’incarica di definire riferendosi al già citato Dicearco, allievo di Aristotele e che quindi scrive di Pitagora due secoli dopo di lui.

Porfirio – Wikipedia, pubblico dominio

Scrive Porfirio:

«ciò che Pitagora diceva a quanti giungevano per ascoltarlo, non può essere formulato con certezza: in effetti, regnava tra loro un silenzio eccezionale. Tuttavia, i punti ammessi sono i seguenti: prima di tutto, che l’anima è immortale; inoltre, che essa trasmigra in altre specie di animali; inoltre, che in periodi determinati, ciò che è stato rinasce, che nulla è assolutamente nuovo; e che bisogna riconoscere la stessa specie a tutti gli esseri che ricevono la vita. In effetti sono questi, secondo la tradizione, le dottrine che Pitagora per primo introdusse in Grecia.»

Porfirio non accenna ad alcun interesse di Pitagora per la matematica mentre insiste sul problema dell’anima. Questo ha fatto pensare che Porfirio e Giamblico (altro tardo autore fonte del pitagorismo), che appartenevano entrambi alla scuola platonica, abbiano determinato una specie di sincretismo tra la dottrina pitagorica e quella platonica, una «platonizzazione del pitagorismo».

In che consistesse dunque l’erudizione di Pitagora mancano notizie certe. Anche sulla prima definizione di sé stesso come filosofo (come è stato riferito da Cicerone e Diogene Laerzio) attribuita a Pitagora come “colui che ama il sapere”, ma non lo possiede in quanto solo il Dio è sapiente del tutto…

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Stralcio testo tratto dalla pagina: quarsoft.info sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

 

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