Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Ebe, la dea dell’eterna giovinezza

Ebe, la dea dell’eterna giovinezza

Antonio Canova – Ebe – Scultura esposta nella Galleria di sculture, Chatsworth House – Derbyshire, Inghilterra. – Wikipedia, pubblico dominio

Ebe, dea dell’eterna giovinezza, era figlia di Zeus e di Era, nonché sorella di Ares (dio della guerra), Efesto (dio del fuoco) ed Ilizia (dea della nascita).

Ebe era l’ancella e la coppiera degli dei, aveva il compito di servire loro il nettare e l’ambrosia, il cibo e la bevanda di cui si nutrivano gli dei per rimanere immortali e giovani. Dai Romani fu assimilata alla loro Juventas.

 Oltre al suo ruolo nei confronti degli altri dei, Ebe non ha una storia mitica propria.
Secondo la leggenda, un giorno, mentre stava servendo agli dei il nettare sarebbe caduta in modo poco conveniente al luogo. Per questo motivo suo padre, l’avrebbe dispensata  dal delicato compito di coppiera. Da tempo Zeus aveva pensato di sostituirla col bellissimo Ganimede, da lui subito fatto rapire, e assunto alle stesse mansioni di Ebe.

A consolarla della sua retrocessione, quando Eracle, altro figlio di Zeus, alla fine delle sue fatiche fu collocato fra gli dei come semidio, il padre glielo diede in sposo. Questo matrimonio è simbolo dell’accesso da parte dell’eroe anche all’eterna giovinezza, oltre che all’immortalità. È l’unico mortale giunto a condividere questa caratteristica peculiare con gli dei, a differenza di quanto accadde a Titone, sposo di Eos, immortale ma destinato ad invecchiare eternamente.

In connessione con le leggende riguardanti Eracle, Ebe possiedeva anche il potere di ridare la giovinezza ai mortali, riesce infatti a ringiovanire il vecchio Iolao, gemello dell’eroe, ed a donargli anche la forza necessaria per combattere contro Euristeo.

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Stralcio testo tratto dalla pagina: ire-land.it sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…