Vinti gli orgogliosi Titani, il mostruoso Tifeo e i protervi Giganti, spartito il dominio paterno coi fratelli, — Nettuno, cui era toccata la signoria del mare, e Plutone, che aveva assunto la sovranità dei regni sotterranei — Giove sedeva sul trono dell’Olimpo, incontrastato reggitore degli uomini e degli Dei.

Jean Auguste Dominique Ingres – Giove e Teti (Wikipedia – Pubblico dominio)

Però al di sopra di tutti gli Dei, al di sopra di Giove stesso, imperava una potenza oscura e suprema — il Fato o Destino — alla quale ciascuno doveva ubbidire; essa vigilava a che non fossero violate le leggi fisiche e morali dell’universo; e per conoscerne la volontà, quando bisognava prendere qualche grave determinazione ed era perplesso, Giove soleva pesare le umane sorti sulle sue grandi bilance d’oro. Tuttavia altri limiti non vi erano alla volontà, e spesso al capriccio, di Giove.

Giove Tonante (Iupiter tonans), statua romana risalente al I secolo d.C. (Wikipedia – Pubblico dominio)

Qualche volta, anche questo era vero, la sua volontà o il suo capriccio cozzavano contro la volontà o contro il capriccio degli altri Dei, specialmente allorché gli Immortali intervenivano nelle vicende dei mortali e l’uno, ad esempio, parteggiava per i Troiani e l’altro per i Greci; ma i contrasti non duravano a lungo; non erano che nuvole di passaggio; la concordia non tardava a ristabilirsi; Ebe e Ganimede colmavano a tutti le coppe di nèttare e di ambrosia; si levavano suoni e canti, scoppiavano lunghe risate cordiali, la giornata finiva in lietezza; e a sera, quando Selene, la Dea-Luna, vestita di vesti luminose, cinta l’aurea corona falcata, saliva sul suo carro tratto da due cavalli bianchi e si alzava nel cielo, tutti gli Dei ritornavano serenamente dalla grande reggia di Giove alle loro dimore, agli alti palazzi di bronzo che Vulcano aveva fabbricato con mirabile arte.

Adirarsi e contendere con Giove? Inutile. Egli era il più forte.

Che nessun Dio, — egli diceva — che nessuna Dea tenti di spezzare la mia volontà o io li afferrerò e li getterò nel Tartaro tenebroso e allora dovranno convenire che io sono il più forte di tutti gli Dei. Suvvia! Provate, o Dei, e ne sarete persuasi. Sospendete al cielo una catena d’oro e attaccatevi tutti ad essa quanti siete, Dei e Dee. No, per quanti sforzi facciate, non riuscirete a trarre giù dal cielo sulla terra Giove, la somma saggezza. Ma quando io, dopo, mi metterò a tirare, tutti io vi solleverò con la terra e col mare; poi attorciglierò la catena intorno alla sommità dell’Olimpo e tutto resterà sospeso nell’aria.

Così minacciava Giove e non erano minacce vane: ne sapeva qualcosa Giunone.