Intorno alla figura di Pitagora aleggia un’aura di mistero che avvolge non solo la sua vita, ma anche le scoperte scientifiche che la tradizione gli attribuisce.
Gli storici della filosofia, infatti, non possono affermare con certezza quali elaborazioni siano effettivamente sue e quali, invece, vadano ricondotte ai suoi discepoli, attivi soprattutto nella seconda metà del V secolo a.C. È il caso, ad esempio, delle dottrine astronomiche, che sembrano maturare all’interno della scuola pitagorica più che nella mente del maestro.

Anche il celebre teorema che porta il suo nome non nacque dal nulla: era già noto ai matematici babilonesi. Tuttavia, alcune fonti antiche, tra cui Proclo, raccontano che Pitagora ne avrebbe colto l’intima validità razionale, inserendolo in una visione più ampia del cosmo, dove tutto è numero, proporzione e armonia.
Ed è proprio l’idea di armonia, intesa come rapporto numerico, a rappresentare forse il contributo più originale e duraturo del filosofo.

La tradizione narra che Pitagora scoprì il legame tra numeri e suoni quasi per caso.
Un giorno, passando davanti alla bottega di un fabbro, rimase colpito dal ritmo dei colpi sull’incudine: i martelli, pur diversi tra loro, producevano suoni che sembravano accordarsi armoniosamente. Pitagora intuì che dietro quelle consonanze si nascondevano rapporti numerici semplici. Fu una rivelazione: la musica, come il cosmo, obbediva a leggi matematiche.

Xilografia medievale che raffigura Pitagora con campane e altri strumenti che suonano in armonia – Wikipedia, pubblico dominio

Per verificare la sua intuizione, Pitagora avrebbe costruito uno strumento elementare ma geniale: il monocordo. Tendendo una corda tra due estremi e dividendola in parti precise, scoprì che dimezzandone la lunghezza si otteneva l’ottava, che ponendo un rapporto di due terzi nasceva la quinta, e con tre quarti la quarta. La distanza sonora tra la quarta e la quinta, il tono, assunse per lui un valore fondamentale. Così prese forma l’idea della divisione dell’ottava, base teorica della scala musicale.

Questa concezione non ebbe importanza soltanto per la musica, ma divenne un principio cosmologico. Platone, nel Timeo, descriverà l’anima del mondo come strutturata secondo le stesse proporzioni numeriche degli intervalli musicali, suggellando l’eredità pitagorica. Nel Medioevo, grazie ai racconti di Boezio e Proclo, Pitagora verrà celebrato come il grande inventore della teoria musicale, colui che per primo aveva ascoltato l’ordine segreto dell’universo trasformarsi in suono.

In questa visione, musica, matematica e cosmo non sono realtà separate, ma aspetti di un’unica armonia universale: un’idea che, a distanza di millenni, continua a esercitare il suo fascino.


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