Sulle tracce del tesoro di Alarico

Joseph-Noël Sylvestre – Raffigurazione del Sacco di Roma condotto dai Visigoti di Alarico nel 410 –
Musée Paul Valéry, Francia – Wikipedia, pubblico dominio

Il 25 agosto del 410 d.C. fu uno dei giorni più bui della storia di Roma.

Dopo secoli di gloria e potere, l’Urbe conobbe l’umiliazione del sacco ad opera dei Visigoti di Alarico. Per tre giorni la città che era stata il centro del mondo fu preda di saccheggi, violenze e distruzione.

Approfittando del tradimento di alcuni romani che aprirono gli accessi lungo la via Salaria, i Goti penetrarono in città nella notte, cogliendo di sorpresa le scarse guarnigioni. A nulla valse la sacralità della città eterna, che non subiva un’invasione straniera da oltre ottocento anni.
Solo le chiese e le reliquie degli apostoli furono risparmiate, grazie all’intervento di Papa Innocenzo I, che ottenne da Alarico il rispetto dei luoghi sacri.

Ma il resto di Roma conobbe settantadue ore di caos: templi e palazzi saccheggiati, forzieri svuotati, aristocratici ridotti in catene e trascinati via come bottino di guerra.

Il 28 agosto i Visigoti lasciarono la città carichi d’oro e di prigionieri. Roma, cuore di un impero già spostato a Ravenna e con lo sguardo verso Bisanzio, uscì ferita e segnata per sempre.

Migrazione delle tribù visigote – Wikipedia, pubblico dominio

Terminato il sacco, Alarico guidò le sue truppe verso la Campania, razziando città e campagne fino al Bruzio. Il suo sogno era passare lo stretto e raggiungere l’Africa, per svernare in terre fertili e sicure. Ma la traversata fallì: le onde dello stretto di Scilla e Cariddi distrussero parte della flotta improvvisata dei Goti, costringendoli alla ritirata.

Poco dopo, ad appena quarant’anni, Alarico si ammalò gravemente e morì nei pressi di Cosenza, ponendo fine alla sua corsa in Italia.

La morte del re visigoto diede origine a una delle leggende più affascinanti del Medioevo. Secondo le cronache, Alarico fu sepolto con il suo tesoro nel letto del fiume Busento. Per realizzare l’impresa, i prigionieri romani furono costretti a deviare il corso d’acqua; completata la sepoltura, furono messi a morte per mantenere il segreto.

Fiume Busento a Cosenza, poco prima della confluenza col fiume Crati. – Wikipedia, pubblico dominio

Nei secoli, la tomba di Alarico è rimasta avvolta nel mistero. Scavi e ricerche, dal Settecento ad oggi, non hanno mai portato a risultati certi. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il fiume da indagare non fosse il Busento ma il Basento, in Lucania.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, persino Heinrich Himmler, gerarca nazista appassionato di leggende nordiche, si interessò al caso e inviò spedizioni in Calabria per tentare di rintracciare la sepoltura.

Le ricerche continuano ancora oggi. Alcuni ipotizzano che il sepolcro possa trovarsi nelle Grotte dell’Alimena, tra Mendicino e Carolei; altri guardano alla località di Rigardi, toponimo di origine gotica, dove si trovano incisioni rupestri e altari che sembrano richiamare i culti dei Goti.

Nonostante gli sforzi, nessuna prova definitiva è mai emersa. Il tesoro di Alarico, sepolto con lui o disperso nel tempo, resta uno dei grandi enigmi della storia europea.

La vicenda di Alarico unisce la cronaca dura del crollo dell’impero a suggestioni leggendarie.
Roma conobbe nel 410 la sua ferita più dolorosa, ma il mistero della sepoltura del re goto continua ad affascinare storici e appassionati.

Heinrich Leutemann – La sepoltura di Alarico nel letto del Busento. – Wikipedia, pubblico dominio

Forse, nelle profondità del Busento o tra le rocce calabresi, giace ancora il tesoro di Alarico, monito silenzioso di un tempo in cui le sorti di popoli e imperi si decidevano con il fuoco e la spada.

 

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