(revisione gennaio 2026)

Nicolas III de Larmessin – Incisione su rame con il ritratto di Tommaso Campanella – Wikipedia, pubblico dominio

Tommaso Campanella nacque a Stignano, in Calabria, nel 1568, figlio di un calzolaio povero e analfabeta. Fu un bambino prodigio. A soli quattordici anni entrò nell’Ordine domenicano, assumendo il nome di fra’ Tommaso in onore di san Tommaso d’Aquino.

Studiò teologia e filosofia, ma ben presto si allontanò dall’ortodossia aristotelica che dominava le scuole del tempo, lasciandosi affascinare dal naturalismo empirico di Bernardino Telesio, secondo cui la conoscenza nasce dai sensi e la natura va compresa nei suoi principi fondamentali.

Nel 1592 pubblicò Philosophia sensibus demonstrata, in difesa di Telesio.
Fu l’inizio dei suoi guai. Processato dal suo stesso ordine e poi dall’Inquisizione, venne torturato e costretto all’abiura per sospetto di eresia. Le sue idee anticonformiste, l’interesse per l’astrologia e la critica all’autorità di Aristotele lo resero una figura scomoda.

Dopo anni di confinamento e sorveglianza, tornò in Calabria, dove si fece promotore di una cospirazione contro il dominio spagnolo, ispirata a un progetto utopico di rinnovamento politico e spirituale. Tradito, fu arrestato a Napoli. Fingendo la follia, evitò la pena di morte, ma venne condannato all’ergastolo.

Apologia pro Galileo, di Tommaso Campanella, Francoforte 1622 – Wikipedia, pubblico dominio

Passò ventisette anni in carcere. Furono però gli anni più fecondi della sua vita intellettuale. In prigione scrisse opere fondamentali come La Monarchia di Spagna, Aforismi politici, Metaphysica, Theologia e soprattutto La città del Sole, il suo capolavoro utopico. Intervenne anche in difesa di Galileo, con una coraggiosa Apologia che gli procurò nuovi sospetti.
Liberato nel 1626 grazie all’intercessione di papa Urbano VIII, visse a Roma come consigliere astrologico del pontefice. Una nuova congiura calabrese, nel 1634, lo costrinse però a fuggire in Francia, dove fu accolto alla corte di Luigi XIII e protetto dal cardinale Richelieu. Morì a Parigi nel 1639, dopo aver celebrato in versi la nascita del futuro Luigi XIV.

Il pensiero di Campanella nasce dal naturalismo telesiano: la natura è composta da tre principi: caldo, freddo e materia, comuni a tutti gli esseri. Da qui deriva un’idea radicale: tutto ciò che esiste è in qualche modo sensibile. Persino i sassi “conoscono”, perché partecipano della stessa struttura fondamentale della realtà. La conoscenza, dunque, nasce dai sensi. Non esiste un sapere puramente razionale che non derivi, direttamente o indirettamente, dall’esperienza sensibile.

Francesco Cozza – Ritratto di Tommaso Campanella – Wikipedia, pubblico dominio

Ma Campanella introduce una novità decisiva. Accanto alla conoscenza esterna, fondata sui sensi (sensus abitus), egli afferma l’esistenza di una conoscenza interiore (sensus additus): la coscienza di sé. L’uomo può dubitare del mondo esterno, ma non del fatto di esistere e di pensare. In questo, Campanella anticipa sorprendentemente il celebre cogito ergo sum di Cartesio.

Dio, per Campanella, non è un’entità distante. Si manifesta nel mondo attraverso tre “primalità”: Potenza, Sapienza e Amore. L’universo è attraversato da una magia naturale che può essere positiva o negativa, divina o diabolica, a seconda che assecondi o contrasti l’ordine universale.

Anche la religione si divide in due forme: una religione naturale, conforme all’ordine del cosmo, e le religioni positive, imposte dagli Stati. Per prudenza politica, Campanella sostenne che il cristianesimo fosse l’unica religione positiva coincidente con quella naturale, ma questa posizione non lo mise al riparo dalle accuse di eresia.

Copertina della prima edizione di “La Città del Sole”, (Francoforte, 1623). – Wikipedia, pubblico dominio

In La città del Sole egli descrive una società ideale, governata da un re-sacerdote chiamato Metafisico, assistito da tre ministri che incarnano Potenza, Sapienza e Amore. La città vive nella comunione dei beni e delle donne, secondo un modello ispirato a Platone, a Tommaso Moro e, in parte, a Bacone. È un mondo ordinato, razionale, armonico, dove la giustizia nasce dall’accordo con la natura e con Dio.
Campanella non fu né un semplice visionario né un precursore lineare della modernità. Il suo pensiero oscilla tra utopia e realpolitik, tra misticismo e razionalismo, tra fede e ribellione. Fu, insieme, un frate, un eretico, un prigioniero, un profeta e un filosofo politico.

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Tommaso Campanella incarna una delle figure più inquietanti e affascinanti del pensiero moderno nascente. La sua filosofia nasce da una frattura: tra il mondo medievale che tramonta e una modernità che ancora non ha trovato il suo linguaggio definitivo.
Naturalista radicale e teologo visionario, anticipatore di Cartesio e sognatore platonico, Campanella resta un pensatore irregolare, refrattario a ogni etichetta.
La sua utopia non è evasione dalla storia, ma il tentativo, disperato e audace, di immaginare un ordine più giusto in un’epoca segnata da dogmi, violenze e assolutismi.

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