Trilussa, pseudonimo di Carlo Alberto Salustri, è noto soprattutto per le molte poesie in dialetto romanensco. Nei suoi volumi commentò con arguzia e bonaria ironia vicende e costumi della vita romana e italiana.
Nella poesia “Er Presepio” ci fa riflettere sul periodo natalizio durante il quale tutti parliamo di festività dimenticando, chiusa in un cassetto, la fede che è la base di questi gioiosi giorni.

presepeER PRESEPIO

Ve ringrazio de core, brava gente,
pé ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,
si de st’amore non capite gnente…

Pé st’amore sò nato e ce sò morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto, senza ascolto.

La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
è cianfrusaja che nun cià valore.

Trilussa

presepe1Due righe sul presepe (o presepio) che è una rappresentazione della nascita di Gesù, derivata da tradizioni medievali. Il termine deriva dal latino praesaepe, cioè greppia, mangiatoia, composto da prae = innanzi e saepes = recinto, ovvero luogo che ha davanti un recinto.
La tradizione italiana risale all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività. Sebbene esistessero anche precedentemente immagini e rappresentazioni della nascita del Cristo, queste non erano altro che “sacre rappresentazioni” delle varie liturgie celebrate nel periodo medievale.

Una sferzatina di Trilussa: ‘Er Presepio’
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