Imagine rinvenuta a Doura Europos (Siria), risalente al III secolo d.C., che, comunemente, viene intesa come quella del profeta iranico Zarathustra. – Wikipedia, pubblico dominio

Zarathustra, nome iranico di Zoroastro, è una delle figure più antiche e decisive della storia spirituale dell’umanità.
Profeta della Persia arcaica e fondatore dello zoroastrismo, introdusse una visione etica destinata a lasciare un’impronta profonda: la distinzione netta tra bene e male, il giudizio finale, la resurrezione dei morti, il paradiso e l’inferno.
Con lui nasce l’idea che l’uomo non sia spettatore passivo del destino, ma protagonista responsabile delle proprie scelte.

Al centro del suo insegnamento vi è Ahura Mazda, il “Signore della Saggezza”, dio della luce, dell’ordine e della verità, elevato da Zarathustra a divinità suprema.
A lui si contrappone Angra Mainyu, lo spirito del male, della menzogna e del caos. Il mondo diventa così il teatro di una lotta cosmica tra due principi opposti, nella quale ogni essere umano è chiamato a schierarsi. Non esiste neutralità: pensieri, parole e azioni contribuiscono alla vittoria della luce o delle tenebre.

La morale zoroastriana si riassume in una formula semplice e potentissima: buoni pensieri, buone parole, buone opere. È un’etica concreta, operosa, che non si limita alla fede ma chiede impegno quotidiano. L’uomo partecipa attivamente alla redenzione del mondo, collaborando al trionfo finale del bene.
Secondo Zarathustra, la storia del cosmo attraversa tre grandi fasi: la creazione, il tempo presente in cui bene e male si fronteggiano, e l’era finale, in cui il male sarà sconfitto. In quel tempo apparirà un Salvatore, il Saoshyant, che guiderà l’umanità verso la restaurazione dell’ordine originario.
I morti risorgeranno, le anime saranno giudicate e il mondo verrà purificato. Anche l’idea del ponte del giudizio, il Chinvat, che separa i giusti dai malvagi, anticipa immagini che ritroveremo nelle religioni successive.

Zoroastro dipinto da Raffaello, particolare della Scuola di Atene. – Wikipedia, pubblico dominio

Non è un caso se molti studiosi vedono nello zoroastrismo una delle grandi fonti del pensiero religioso occidentale. Durante l’esilio ebraico in Babilonia, il contatto con la cultura persiana portò a una trasformazione profonda della teologia israelitica: Dio divenne solo fonte del bene, mentre il male fu attribuito a una figura separata, Satana.
Angelologia, demonologia, giudizio finale, vita ultraterrena: tutti elementi che trovano sorprendenti paralleli nel pensiero di Zarathustra.

Anche il cristianesimo conserva tracce evidenti di questa eredità. I Magi che visitano Gesù nei Vangeli erano sacerdoti zoroastriani; la parola “paradiso” deriva dal persiano pairidaeza, “giardino recintato”.
È affascinante pensare che, se le guerre persiane fossero finite diversamente, l’Europa avrebbe potuto conoscere Zarathustra come profeta centrale al posto di Cristo.

Il culto zoroastriano è legato al fuoco, simbolo di purezza, verità e presenza divina. Nei templi il fuoco sacro arde senza sosta, e anche nelle case il focolare ha valore religioso. La preghiera quotidiana, preceduta da abluzioni rituali, scandisce la vita del fedele.
Grande importanza hanno anche i riti funebri, pensati per proteggere la purezza degli elementi: tradizionalmente i corpi venivano deposti nelle “torri del silenzio”, perché fossero consumati dagli avvoltoi, evitando la contaminazione della terra e del fuoco.

Con la conquista di Alessandro Magno e, secoli dopo, con l’espansione dell’islam, lo zoroastrismo iniziò un lento declino. Oggi in Iran i suoi seguaci sono pochi, ma la sua eredità è ovunque. La nostra idea di responsabilità morale, di scelta tra bene e male, di destino dell’anima dopo la morte porta ancora il segno di quel profeta antico che, sulle alture dell’Iran, parlò per primo di luce e tenebra come realtà morali.

Zarathustra rimane così una figura immensa e spesso dimenticata: il profeta che insegnò all’umanità che il bene non è solo da credere, ma da scegliere.

 

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