Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Dioniso (Bacco), il dio del vino

Dioniso (Bacco), il dio del vino

Dioniso – Villa Getty – Foto di pegasuspuzzles da Pixabay

Dioniso, il dio della viricoltura, era figlio di Zeus e di Sèmele. Siccome era un dio molto chiassoso veniva chiamato anche Bacco, che in greco significa “clamore“, da cui deriva la parola italiana baccano. I romani infatti adottarono Bacco per indicare appunto Dioniso.

Bernard Picart – Semele consumata dal fuoco di Giove – Wikipedia, pubblico dominio

Sèmele, era la bellissima figlia di Cadmo, re di Tebe; Hera, gelosa, decise di farla morire: prese le sembianze della nutrice della giovane e insinuò nell’animo della fanciulla che Zeus non l’amasse e di metterlo alla prova. Il dio le si mostrava sempre sotto l’aspetto di un mortale, allora Sèmele chiese a Zeus di mostrarsi come dio per dimostrargli il suo amore; invano Zeus cercò di dissuaderla, spiegandole il pericolo a cui andava incontro. Sèmele insistette e quando Zeus le si mostrò in tutto il suo splendore e coi fulmini in mano la povera ragazza non poté resistere alla vampata di calore che Zeus emanava, con Sèmele sarebbe morto anche il piccolo che stava per nascere se non fosse stato per Zeus che gli fece schermo con l’egida e lo cucì nella sua coscia fino al momento della nascita. Compiuti i nove mesi, Zeus fece uscire il dio dalla coscia; lo affidò ad Hermes perché lo portasse dalle ninfe affinché lo nutrissero e allevassero.
Il luogo dove fu portato Dioniso piccolo si chiamava Nisa, un posto che nessuno sapeva dove essere, una montagna adatta per nascondere un bambino dallo sguardo minaccioso di Hera; solo Hermes sapeva dove fosse e quando col bambino in braccio, entrò nella caverna delle ninfe, questa si illuminò di una luce abbagliante. Le ninfe a cui Zeus affidò Dioniso erano sette e si chiamavano 
Iadi, pare fossero sorellastre delle Pleiadi; erano buone e di animo gentile e Zeus per ricompensarle le mutò in una nuova costellazione nel firmamento.
Divenuto grande, l’educazione di Dioniso fu seguita, oltre che dalle ninfe, da 
Ino, sorella di sua madre Sèmele e dal vecchio Sileno.
Sileno era nato a Nisa ed era figlio di Hermes: era brutto e veniva raffigurato come un vecchio gioviale, ma con tutto il suo aspetto ridicolo era sapiente, pieno di buonsenso, bonario; da maestro poi divenne grande amico di Dioniso e non lo lasciò più.
Il dio si appassionò presto alla caccia e amava spesso andare in giro per i boschi e le campagne; un giorno fece la sua scoperta più bella, la vite, o meglio un grappolo d’uva: lo prese, lo premette in una coppa d’oro e ne fece uscire un liquore color porpora, era nato il vino. Assaggiato, la prima impressione fu di un nuovo nettare che fa dimenticare la stanchezza e le pene, che dà un leggero senso di ebrezza e di euforia; lo fece assaggiare a tutti, le ninfe, Sileno, volle che lo bevessero i Satiri, gli Egipani, le Driadi e le Amadriadi e tutte le divinità del bosco.

Charles-Joseph Natoire – Baccanale – Wikipedia, pubblico dominio

Da quel giorno presero vita numerose feste a base di vino, dove si faceva baldoria e il giovane Dioniso cominciò a dire cose che non avevano senso, insomma a delirare. Questo stato di ebrezza e delirio divenne regola e fu parte del culto di Dioniso. In onore di Dioniso si celebravano le solenni Feste Dionisiache due volte ogni anno: una volta in autunno, al tempo della vendemmia, la seconda volta in primavera. In queste feste, tra altri riti, si cantavano canzoni che raccontavano le gesta e le avventure del dio il ditirambo. I primi ditirambi erano rozzi e grossolani, poi vennero composti da veri poeti, con più senso artistico; dalla forma del ditirambo ebbe origine il dramma…. 

 

Caravaggio – Bacco adolescente – Wikipedia, pubblico dominio

 

Stralcio testo tratto dalla pagina: mitologiagreca.blogspot.com sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…