Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Il mausoleo di Alicarnasso

Il termine mausoleo con il quale si intende la tomba a carattere monumentale- discende dalla tomba di Mausolo, satrapo della Caria, ad Alicarnasso (Bodrum, Turchia sud occidentale) . Secondo gli antichi autori è ad Artemisia che si deve la costruzione del Mausoleo dedicato al fratello-sposo Mausolo, ed è per questo che sovente se ne è fatta risalire la datazione al biennio intercorso tra la morte di lui e quella di lei, cioè al 353-351 a.C.. 

mausoleo1Ma è evidente che la tomba aveva proporzioni troppo vaste perchè in così poco tempo se ne fosse potuto ideare il progetto e completare la costruzione; è più probabile che ciò sia avvenuto mentre Mausolo era ancora in vita, nel 370-365 a.C., e che l’esecuzione terminasse intorno al 350 a.C., poco dopo la morte di Artemisia.
La bellezza dell’architettura della tomba, unitamente alla decorazione scultorea, la fecero qualificare fra Le sette meraviglie del mondo antico. Donde si passò a denominare col nome di mausoleo qualsiasi tomba monumentale (mausoleo di Augusto, mausoleo di Adriano).
La tomba di Mausolo, secondo la ricostruzione del Krischen, presenta un grande basamento di 22 metri di altezza, circondato inferiormente da una zoccolatura degradante, sopra la quale si innalza un colonnato ionico di nove colonne per undici, di circa tredici metri di altezza; sopra questo si trovava una piramide a gradini di 7 metri ed infine la quadriga. Sembra che Mausolo stesso e sua moglie fossero i personaggi che corrono su un cocchio di pietra che era sulla cima della tomba. Visitando il British Museum di Londra, in Inghilterra, si puo’ vedere una parte del gruppo sul cocchio. Il tutto raggiungeva un’altezza di 49 metri. In questa ricostruzione tutto l’insieme è legato da un sistema di misure molto semplice basato sul multiplo del piede e del cubito sami, congiunti dal rapporto di due o tre multipli per due e per potenze di due, secondo regole costanti dell’architettura greca. 

Mausoleo_fregioLa ricostruzione di Krischen fu, fra le molte, la più semplice ed attendibile. Essa si accorda con le misure delle fondamenta e con quelle di parti <align=”middle”> architettoniche rinvenute dall’archeologo inglese Newton negli scavi del 1856. Vanno altresì ricordati numerosi frammenti di fregio, rappresentante la Amazzonomachia; sembra che questi rilievi ornassero l’esterno della cella e che, secondo la tradizione tramandataci da Plinio, fossero stati affidati ai maestri maggiori del tempo. A Scopas il lato orientale, a Leocore il lato opposto e gli altri due a Briosside e Timoteo. La decorazione scultorea del tempio tomba, in particolare quella attribuibile a Briasside e a Leocare, ci introduce alle nuove istanze della cultura ellenistica, nella quale si manifesta un prepotente senso della corporeità e del movimento delle figure nello spazio. La facciata e l’intero complesso dell’edificio erano opera di due architetti: Potino e Pitide. L’edificio era ornato da più di 300 sculture poste tutte intorno, da 52 o 72 figure di leoni all’inizio della piramide, 36 statue ritratto poste tra gli intercolunni, 56 figure colossali collocate sul gradone intermedio e 88 figure collocate sul primo gradone più basso. Dall’edifico provengono lastre appartenenti ai fregi: con amazzonomachia, corse dei carri (ognuno di essi se circondava l’edifico doveva essere di 129 metri di lunghezza).
Plinio ci fornisce importanti informazioni sugli scultori che lavorarono alla decorazione: il versante orientale lo scolpì a rilievo Scopa, quello settentrionale Briasside, il meridionale Timoteo, l’occidentale Leocare.
Plinio precisa che a questi quattro si aggiunse un quinto artista, Pythis, probabilmente lo stesso Pitheos, che scolpì la quadriga in marmo. Vitruvio aggiunge anche il nome di Prassitele.
Sul gradino più basso del podio erano raffigurati i combattimenti tra Greci e Persiani, riprodotti secondo dimensioni naturali; su quello mediano figure erette in abiti greci e occidentali, di dimensioni maggiori; su quello superiore scene di caccia e sacrificio composte di statue ancora più grandi. Tra gli intercolumni erano stature ritratto colossali della famiglia di Mausolo. Alla base del tetto di piramidale era una serie di leoni affrontati. Gli incavi evidenziati sui gradini del tetto sembrano confermare la presenza della statue di leoni, dei quali rimangono numeroso frammenti. All’apice, su una base ornata da un fregio con centauri, si ergeva il carro a quattro cavalli, per il quale sono state calcolate una lunghezza di metri 6,5 e un altezza probabile di metri 5. Lungo la sommità del podio correva un fregio continuo con Amazzonomachia, composto di lastre di diversa lunghezza accostate tra loro. All’interno della tomba sembra ci fosse un altro fregio con corse di carri. L’intero apparato scultoreo era dipinto con colori vivaci.

alicarnassoNel XII secolo un terremoto minò la solidità dell’edificio, ma alla sua distruzione contribuirono soprattutto i cavalieri dell’ordine di San Giovanni che, nel 1402, occuparono Alicarnasso e vi costruirono la fortezza di San Pietro che poi, all’inizio del 1500, rinforzarono servendosi delle pietre del Mausoleo, quasi fosse  una cava.
Ancora oggi, malgrado il lavoro dell’archeologo inglese Charles T. Newton, che cominciò a scavare in quell’area nel 1856, non è chiaro se il sarcofago di Mausolo fosse in una cella o, piuttosto, in una camera funeraria all’interno del fondamento, sotto il monumento vero e proprio. L’ipotesi più accreditata è che non si tratti del monumento funerario di un solo sovrano, ma di un sepolcro eretto in onore e a ricordo di un’intera dinastia, quella degli Ecatomnidi.

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