Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La colonna di San Paolo

Subito dopo l’inizio del primo millennio, Reggio Calabria si accingeva a festeggiare la dea Diana Fascelide ed il suo tempio era talmente illuminato da attirare verso la costa una nave proveniente dal Siracusa, che conduceva alcuni prigionieri per essere giudicati dall’Imperatore.
Uno di essi, un ebreo piccolo di statura di nome Paolo, col volto sfinito e gli occhi sfolgoranti, si avvicinò al tempio e con voce tonante cominciò a parlare alla folla, che si raccolse subito intorno a lui, levando in alto le fiaccole per guardare il suo volto.

L’uomo parlava di un Dio giusto, padre degli uomini, più potente di Giove e di Apollo, il quale aveva mandato nel mondo il suo Figliolo per insegnare la fratellanza, liberare gli schiavi, consolare gli afflitti e chiamare i buoni, dopo la morte, alla gloria dei cieli; parlava, invece, male degli dei pagani che erano da ritenersi falsi e bugiardi. Questo portò i sacerdoti a scagliarsi contro di lui e ad intimargli il silenzio.

ReggioCalabria - Colonna di S. Paolo

ReggioCalabria – Colonna di S. Paolo

Paolo, sempre con voce altisonante, chiese di poter parlare ancora il tempo necessario affinché si consumasse un mozzicone di candela che si premurò di accendere e posare sul capitello di una colonna posta lì vicino. Le sue parole provocarono l’ilarità dei presenti e l’attenzione dei sacerdoti, preoccupati dalle promesse e dalle parole di speranza di quell’uomo. Prese, intanto, la parola il centurione, che accusò l’uomo di essere un visionario di una setta sorta a Gerusalemme, che adorava come figlio di Dio un uomo condannato al supplizio della croce: per questo motivo veniva condotto dall’Imperatore per essere giudicato.

I presenti invitarono i centurioni a far imbarcare quel prigioniero irrispettoso e bugiardo ma Paolo, guidato dalla Provvidenza, prese una candela e, poggiatala su di una colonna, chiese di poter ancora parlare fino a quando questa fosse rimasta accesa.
La folla in silenzio iniziò ad ascoltare le parole dell’apostolo. Era, intanto, calata la notte e dalla spiaggia soffiava un vento fragoroso che faceva vacillare la piccola candela posata sulla colonna.
All’improvviso, una folata di vento scosse la fiamma, l’agitò e la piegò sulla colonna che prese fuoco come fosse un pezzo di legno.
Una maestosa fiamma si levò, illuminando i volti della folla sbalordita al punto che tutti i presenti emisero un urlo di terrore e caddero in ginocchio chiedendo a gran voce di essere battezzati.
Tale prodigio cancellò ogni dubbio sulle parole dell’apostolo Paolo, che battezzò i presenti nel nome di Gesù Cristo.

ReggioCalabria - Colonna di S. Paolo

ReggioCalabria – Colonna di S. Paolo

La leggenda della Colonna di San Paolo narra le origini del cristianesimo nella città di Reggio Calabria ed in Calabria.
La chiesa reggina infatti fonda le sue origini sulla predicazione dell’apostolo Paolo, giunto in città da Siracusa “di li costeggiando giungemmo a Reggio” come ricordato negli atti degli apostoli (28, 13). Egli fu imbarcato su una nave romana come prigioniero, intorno al 61 d.C.
Ancora oggi, nel Duomo di Reggio, conservato in una teca, fra i cimeli più antichi e venerati, vi è un pezzo di colonna su cui vi sono segni evidenti di bruciatura.
Va ricordato che nel 410 d.c. le legioni di Alarico misero a ferro e a fuoco Reggio: vennero distrutti i templi di Apollo, Diana, Serapide, Iside, il Pritaneo, il Ginnasio . Giunti alla Colonna Reggina, Alarico stava per attraversare lo Stretto ma il monumento gli suscitò uno strano presentimento che lo fece desistere da tale operazione militare e nel ritornare verso Cosenza si ammalò improvvisamente e morì. Venne seppellito con i suoi tesori nel letto del fiume Busento, vicino a Cosenza, sul suolo calabrese.

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