
Pelope, immagine da “Promptuarii Iconum Insigniorum ” – Wikipedia, pubblico dominio
Pelope, figlio del re Tantalo, fece il suo ingresso nella mitologia come vittima di un orrore senza pari.
Tantalo, figlio di Zeus, volle mettere alla prova gli dei: li invitò a un banchetto e servì loro, come piatto principale, le carni del proprio figlio, per sfidarne l’onniscienza. Gli dei, inorriditi, riconobbero immediatamente l’inganno e rifiutarono il pasto. Solo Demetra, distratta dal dolore per la scomparsa della figlia Persefone, ne mangiò una spalla.
Gli dei punirono severamente Tantalo per l’empietà, ma riportarono in vita Pelope, restituendogli una nuova spalla… d’avorio, in sostituzione di quella ormai perduta. Una resurrezione straordinaria, che segnò però l’inizio di una stirpe condannata.
Divenuto adulto, Pelope si mise in cerca di un regno. Raggiunse la città di Pisa, nell’Elide, dove il re Enomao impediva a chiunque di sposare sua figlia Ippodamia. Un oracolo gli aveva profetizzato che sarebbe morto per mano del genero.

Pelope dirante la corsa che ha in palio la mano di Ippodamia – Wikipedia, pubblico dominio
Per sfuggire al destino, Enomao sfidava a una corsa di carri tutti i pretendenti della figlia, uccidendoli uno dopo l’altro in caso di sconfitta. Possedeva cavalli divini, impossibili da battere, e tredici giovani avevano già perso la vita.
Pelope arrivò con un carro leggero e cavalli alati, donati da Poseidone. Ma quando vide le teste dei precedenti pretendenti inchiodate ai cancelli del palazzo, il coraggio lo abbandonò. Decise allora di ricorrere all’inganno: si rivolse a Mirtilo, l’auriga del re, figlio di Ermes, e gli promise una notte con Ippodamia in cambio del suo aiuto. Mirtilo, innamorato della giovane, accettò: sostituì i perni del carro con pezzi di cera.
Durante la corsa, il carro di Enomao si disintegrò. Il re morì, e Pelope vinse. Ma tradì la promessa: gettò Mirtilo in mare. Morente, l’auriga lo maledisse, e il dio Ermes ascoltò le parole del figlio morente.

Pelope e Ippodamia; bassprolievo, Metropolitan Museum, New York City – Wikipedia, pubblico dominio
Pelope divenne re e ottenne gloria e ricchezze. I suoi discendenti, però, furono segnati da una maledizione inesorabile. Nemmeno l’istituzione dei Giochi Olimpici, offerti da Pelope in onore di Zeus, riuscì a spezzare quel destino oscuro.
I suoi figli, Atreo e Tieste, furono i primi a esserne colpiti. Quando il trono di Micene venne offerto a un discendente di Pelope, i due fratelli si presentarono per rivendicare il diritto al potere.

Tieste e Atreo, dipinto di Giovanni Francesco Bezzi – Illustrazione della storia del furto del vello d’oro – Wikipedia, pubblico dominio
Ben presto, la contesa degenerò. Un agnello dal vello d’oro, inviato da Ermes tra il loro bestiame, divenne simbolo di legittimità. Atreo, primogenito, sacrificò l’animale e ne conservò il vello, segno della sua sovranità. Ma Tieste, seducendo Erope, moglie di Atreo, riuscì a farsi consegnare il vello d’oro e a presentarlo agli anziani di Micene. Così, il trono fu concesso a lui.
Atreo, umiliato, invocò l’aiuto divino. Zeus smascherò l’inganno e restituì il potere al legittimo re.
Tieste fuggì, ma la vendetta di Atreo fu brutale: uccise i figli del fratello, li cucinò e li servì a lui durante un banchetto. Quando Tieste scoprì l’orrore, maledisse Atreo e consultò l’oracolo, che gli ordinò una vendetta estrema: concepire un figlio con la propria figlia, Pelopia.
Tieste, mascherato, la violentò in un bosco sacro. Pelopia, ignara dell’identità dell’aggressore, riuscì a sottrargli la spada e la nascose nel tempio di Atena. Poco dopo, Atreo, ignaro dei fatti, giunse a Sicione, s’innamorò di Pelopia, credendola figlia del re Tesproto, e la sposò. Da lei nacque Egisto, figlio in realtà di Tieste.
Nel frattempo, carestie e disgrazie colpirono Micene. Atreo, preoccupato, mandò i suoi figli Agamennone e Menelao a cercare Tieste. Lo trovarono e lo riportarono a Micene. Atreo, incapace di perdonare, lo imprigionò. Ma il destino stava già compiendo la sua vendetta: Egisto, ora un ragazzo, venne incaricato di uccidere Tieste nella sua cella. Quando sollevò la spada, Tieste la riconobbe: era la sua. Così svelò la verità al giovane e lo convinse a uccidere Atreo.
Dopo l’assassinio, Tieste salì al trono di Micene ed Egisto divenne suo erede. La pace, però, durò poco. La maledizione di Pelope era ancora attiva. Agamennone, figlio di Atreo, sfidò lo zio, lo spodestò e riconquistò il regno, reclamando l’eredità usurpata.




