Ovidio, poeta raffinato dell’antica Roma e profondamente influenzato dalla cultura greca, ci ha lasciato una versione affascinante e leggera del mito di Pomona, una storia che merita di essere raccontata ancora oggi.
Al centro del racconto c’è una ninfa, non una vera e propria dea come a volte viene ricordata, appassionata più alla natura che all’amore. Ma proprio per questo, finisce per essere la protagonista inconsapevole di una seduzione ingegnosa e travolgente.

Nicolas Fouché – Pomona – Museo di belle arti di Budapest – Wikipedia, pubblico dominio.
Pomona viveva per la sua terra. A differenza di molte altre divinità della natura, non frequentava boschi oscuri o sorgenti cristalline: preferiva la campagna coltivata, dove poteva curare alberi da frutto e coltivare con dedizione ogni pianta. Al posto del giavellotto, portava con sé un falcetto, con cui potava i rami, innestava nuovi germogli e ripuliva il terreno dalle erbacce. Il suo amore per i frutti era totale, tanto da non lasciare spazio a quello per gli uomini.
Ma proprio perché bella e fiera, Pomona era spesso al centro di attenzioni indesiderate. Per proteggersi, aveva costruito una recinzione attorno al suo frutteto, dove nessun uomo, dio, satiro o fauno poteva entrare. Solo la natura aveva il permesso di avvicinarla.
Tra tutti quelli che la desideravano, uno però non si arrese: Vertumno, dio delle stagioni e del mutamento. La sua abilità di trasformarsi a piacimento gli offriva infiniti modi per tentare di avvicinarsi a lei. E così, giorno dopo giorno, escogitava nuovi travestimenti. A volte si presentava come un robusto mietitore, altre come un pastore con il fieno tra i capelli. Altre ancora fingeva di essere un contadino con una scala, pronto a cogliere i frutti, oppure si trasformava in un pescatore o in un giovane soldato. Qualunque fosse il travestimento, il suo unico obiettivo era uno: vedere Pomona, ammirarla da vicino, tentare un approccio.
Un giorno, Vertumno decise di osare di più. Si travestì da vecchina, con i capelli bianchi e il passo lento, e riuscì a varcare il confine del frutteto. Una volta dentro, si fermò ad ammirare i frutti maturi sugli alberi e cominciò subito a elogiare Pomona, rubandole anche qualche bacio affettuoso, più affettuoso del dovuto, per una nonnina.
Poi, indicando un olmo intrecciato a una vite carica di grappoli, le disse:
«Vedi quell’albero? Se fosse solo, senza la vite, sarebbe anonimo. Ma la vite lo abbraccia e insieme diventano forti, belli, completi. Anche tu, Pomona, come la vite, hai bisogno di qualcuno accanto. Non fuggire sempre l’amore.»
La finta vecchina continuò con voce suadente:
«Tutti ti desiderano, perfino più della celebre Elena. Ma se vuoi fare la scelta giusta, scegli Vertumno. È giovane, fedele, bello, e ama i frutti quanto te. È il primo che essi cercano, ma ora ha occhi solo per te.»
Per convincerla, Vertumno raccontò la tragica storia del giovane Ifi, innamorato senza speranza di Anassàrete. Lei lo aveva sempre respinto con crudeltà, finché lui, disperato, si tolse la vita. Quando il corteo funebre passò sotto la sua casa, gli dèi punirono la freddezza della giovane trasformandola in pietra.
«Non commettere lo stesso errore», la supplicò. «Non respingere chi ti ama sinceramente. Che il gelo e il vento non rovinino mai i tuoi frutti.»

Jean Ranc – Vertumno e Pomona – La ninfa Pomona fu sedotta da Vertumno, che si travestì da vecchia per avvicinarsi a lei. – Museo Fabre, Montpellier – Wikipedia, pubblico dominio.,
Ma Pomona rimaneva impassibile. Le parole della vecchia non bastavano. Così, in un istante, Vertumno abbandonò la maschera e rivelò la sua vera natura: quella di un giovane splendido, luminoso come il sole che squarcia le nubi. Era pronto persino a forzarla, tanto era accecato dal desiderio. Ma non ce ne fu bisogno.
Pomona, colpita dalla sua bellezza e toccata infine dal suo amore, cedette. Per la prima volta, sentì anche lei il cuore vibrare: non per un albero, ma per un dio.
;
.




