Siringa era una graziosa ninfa dell’Arcadia, terra selvaggia e sacra ai culti agresti, devota alla dea Artemide, alla quale aveva giurato eterna castità.
Come molte delle seguaci della dea della caccia, anche Siringa viveva libera nei boschi, lontana dagli uomini, immersa nella natura.

Hendrick van Balen – Pan che insegue Siringa, 1615 ca – Wikipedia, pubblico dominio

Un giorno, il dio Pan, signore dei boschi e dei pascoli, metà uomo e metà caprone, si innamorò perdutamente di lei. La sua passione, però, non era ricambiata. Pan, rozzo e istintivo, non poteva conquistare il cuore puro e selvatico di Siringa, che vedeva in lui un pericolo per la sua libertà.

Ossessionato dal desiderio, Pan iniziò a inseguirla, sperando di possederla. Siringa, terrorizzata, fuggì tra i boschi dell’Arcadia, attraversò valli e colline, finché non giunse nei pressi di una palude lungo il fiume Ladone. Ma Pan era ormai vicino, e non c’era più via di scampo.

Disperata, Siringa invocò l’aiuto delle Naiadi, le ninfe delle acque, che ascoltarono il suo grido d’aiuto e, per proteggerla, la trasformarono in un canneto. Quando Pan arrivò, pronto a stringerla tra le braccia, non trovò che un fascio di canne sottili, mosse dal vento.

Deluso ma colpito dal suono dolce e malinconico che il vento produceva tra le canne, Pan tagliò alcuni steli e ne costruì un flauto. Era il modo per tenere con sé, almeno simbolicamente, la ninfa sfuggente. In memoria di lei, chiamò quello strumento “siringa” (in latino syrinx), che da allora porta il suo nome.

Pearson Scott Foresman – Disegno del flauto di Pan – Wikipedia, pubblico dominio

Così, da un amore non corrisposto nacque uno degli strumenti più poetici della mitologia greca, simbolo del desiderio che si trasforma in musica, della bellezza che si nega ma continua a risuonare.

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