Strabone nacque ad Amasea, Asia minore, nel 64/63 a.C. ed apparteneva ad una famiglia di notevole ricchezza e di formazione culturale greca.
Nel 44 a.C. si trasferì a Roma per studiare Geografia.

In seguito viaggiò molto, visitò Creta, Corinto, e trascorse cinque anni ad Alessandria. Da questa città, lungo il Nilo, arrivò a Syene (l’attuale Assuan), raggiungendo poi i confini dell’Etiopia. 
Dei molti lavori che deve avere scritto, ci è rimasta solo la “Geografia” suddivisa in diciassette libri: 

  • I Libri I e II costituiscono l’introduzione all’opera, in cui Strabone vuole dimostrare che Eratostene ha avuto torto a invalidare l’opera di Omero dal punto di vista geografico.
  • I libri dal III al X descrivono l’Europa, e più in particolare la Grecia antica (libri VIII-X).
  • I libri dall’XI al XVI descrivono l’Asia Minore.
  • Il libro XVII descrive l’Africa (Egitto e Libia).

Molto del materiale che vi troviamo raccolto, deve essere stato attinto da fonti greche e, solo in piccola parte, è probabilmente frutto dell’esperienza di viaggio dello stesso Strabone.
Per quello che possiamo leggere, Strabone ha scritto un eccellente trattato sull’Europa occidentale, sull’Asia Minore e sull’Egitto. La sua descrizione dell’Inghilterra si basa soprattutto su Giulio Cesare, perché non aveva molta stima di Pitea, che fu il primo a descrivere la parte settentrionale dell’Europa. Strabone ci parla anche dell’Africa, che però situava tutta a Nord dell’equatore, e dell’Asia che era già nota fino alle coste occidentali dell’India e Ceylon. 
Sulla struttura generale del mondo (detto anche Ecumene), Strabone segue il geografo alessandrino Eratostene, secondo il quale le terre emerse si trovavano solo nell’emisfero Nord, mentre il resto della Terra era coperto da un grande oceano. Le misure delle terre emerse sarebbero state di 7.000 miglia tra la Spagna e l’India e 3.000 lungo il meridiano di Rodi. 
È molto interessante notare che Strabone parla anche di fenomeni di sollevamento delle terre e, a conferma dell’ipotesi che tutte le terre emerse una volta erano sotto il mare, portava la presenza di conchiglie marine sulle montagne. Strabone raccomandava di rappresentare la Terra come una sfera di circa tre metri di diametro; su questa sfera le terre emerse avrebbero occupato una superficie minore di un quarto di quella della sfera. Partendo da questa constatazione, Strabone affermava che le terre emerse potevano essere disegnate anche su fogli di carta piani, senza distorcere in maniera significativa la forma delle coste. In termini moderni questo significa che Strabone consigliava di disegnare delle carte geografiche adottando una scala di 1 a 4 milioni, in cui cioè un centimetro corrispondeva a 40 chilometri. Strabone conosceva bene il concetto di latitudine e di longitudine e raccomandava di utilizzare le eclissi di Luna per determinare le longitudini dei luoghi.
Strabone visse in un mondo ormai completamente sottomesso al potere di Roma e nei soggiorni che vi fece, a contatto con gli ambienti più vicini alla corte imperiale, il geografo rimase affascinato da questa realtà, tanto da esaltarla illimitatamente, e da farne uno dei modelli più importanti. Nonostante tutto, Strabone resta, comunque sia, un letterato di cultura e formazione greca che cercherà di rendere i propri servigi all’Impero romano.
Probabilmente compi l’ultimo viaggio a Roma nel 7 a.C.
Non conosciamo con esattezza l’anno della sua morte, anche se da notizie che lui stesso ci fornisce nei suoi scritti, sappiamo che riuscì a vedere anche i primi anni del regno di Tiberio; inoltre Strabone accenna più volte alla morte di Giuba II, che si data al 21 o al 23 d. C. E’ quindi probabile che Strabone sia morto ad Amasia poco dopo quest’avvenimento, nel 24 d.C.

.