Un concetto filosofico e teologico, il libero arbitrio

Il libero arbitrio è il principio secondo cui ogni persona è capace di scegliere in autonomia il proprio comportamento. Significa poter decidere con la propria volontà, senza costrizioni esterne o necessità predeterminate. Una scelta libera, per esserlo davvero, non deve essere guidata o condizionata da nulla, né direttamente né indirettamente.

Pinturicchio, Sant’Agostino tra i flagellanti (Wikipedia – Pubblico dominio)

Questo concetto si oppone alle visioni che vedono l’agire umano come già scritto: da un lato la predestinazione, secondo cui il destino sarebbe deciso da Dio; dall’altro il determinismo, che attribuisce le azioni a leggi di natura inevitabili.

Per Sant’Agostino il problema del libero arbitrio è strettamente legato a quello del male. Se l’uomo non fosse libero, non avrebbe né colpe né meriti. Dio, pur conoscendo in anticipo le scelte umane, ha voluto concedere la libertà: non impedisce all’uomo di peccare, perché così facendo ne annullerebbe la responsabilità.

Con il peccato originale, però, l’uomo ha compromesso la sua libertà, piegandola contro se stesso.

Da allora, secondo Agostino, solo la Grazia divina può sostenere l’uomo nelle sue scelte: senza di essa nessuno può salvarsi, ma con il suo aiuto chi è predisposto al bene può ricevere la salvezza.

Agostino distingue tra libero arbitrio, cioè la possibilità teorica di scegliere tra bene e male, e libertà, che è invece la capacità concreta di mettere in pratica tali scelte.

Holbein il Giovane, Ritratto di Erasmo – Wikipedia, pubblico dominio

Secoli dopo, il dibattito si riaccese con forza. Erasmo da Rotterdam, chiamato a prendere posizione di fronte al Luteranesimo, scrisse un’opera in difesa del libero arbitrio. Secondo Lutero, infatti, l’uomo non poteva fare nulla per meritare la redenzione: né le opere né la carità avevano valore, e quindi neppure la Chiesa poteva mediare tra l’uomo e Dio attraverso i sacramenti.

La sua visione, quella del cosiddetto servo arbitrio, sanciva la dipendenza assoluta dell’uomo dalla volontà divina. Con essa tramontava l’idea rinascimentale dell’Homo faber ipsius fortunae, l’uomo artefice del proprio destino.

La posizione cattolica
La filosofia cattolica ha sempre difeso la libertà dell’uomo, vista come capacità di scegliere se obbedire a Dio o ribellarsi a Lui. Questa libertà, tuttavia, non significa che l’uomo possa sostituirsi a Dio nel definire che cosa sia bene o male.
Se la coscienza fosse libera di stabilire da sé il criterio del giusto e dello sbagliato, verrebbe meno ogni verità oggettiva, e la libertà si ridurrebbe a fare ciò che ciascuno ritiene opportuno. In questa prospettiva non è più la verità a rendere liberi, ma l’assenza di verità: un rischio che porta a giustificare anche il male in nome della coscienza.

Al di fuori della prospettiva cristiana, altre correnti hanno esaltato il libero arbitrio come espressione assoluta dell’autonomia umana. La Massoneria, ad esempio, considera l’uomo artefice del proprio destino. Un’idea già anticipata da Pico della Mirandola, pensatore rinascimentale, che scriveva:
«Tu, senza essere costretto da alcuna limitazione, potrai determinare te stesso, secondo quell’arbitrio che è posto nelle tue mani».

 

 

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