(revisione novembre 2025)
Nella mitologia romana esiste una figura divina che incarna uno degli archetipi più potenti e antichi: quello della Grande Madre. Si tratta di Anna Perenna, dea legata al ciclo dell’anno e al suo perpetuo rinnovarsi. Non è un caso che presso i Romani circolasse l’augurio annare perannareque commode, “che tu possa trascorrere bene l’anno dall’inizio alla fine” un’espressione che rispecchia perfettamente la funzione della dea, spesso chiamata anche Anna ac Peranna.
In origine, Anna Perenna era soprattutto la dea dell’abbondanza e del nutrimento. La sua natura generosa è suggerita anche dall’etimologia: la radice sanscrita ann (“cibo”) richiama il latino annona, termine che indicava gli approvvigionamenti alimentari di Roma, da cui deriva l’idea moderna di “mercato annonario”. Non sorprende che la dea fosse rappresentata con un fascio di spighe tra le mani, simbolo di prosperità e sostentamento.

Denaro d’argento; Av: Anna Perenna, con indosso una ghirlanda decorativa; caduceo alato a sinistra, bilancia a destra, Rv: Vittoria che guida la quadriga al galoppo a destra, tenendo la fronda di palma e le redini – Wikipedia, foto , opera propria rilasciata con licenza CC BY-SA 4.0
Nel tempo, attorno al suo nome sono fiorite diverse interpretazioni: c’è chi la associa alle acque, chi la vuole erede di un culto etrusco più antico.
La tradizione letteraria, invece, la identifica con la mitica sorella di Didone.
Dopo la morte tragica della regina di Cartagine, Anna avrebbe cercato rifugio a Malta presso il re Batto, e poi, costretta a fuggire ancora, sarebbe approdata nel Lazio, dove fu accolta da Enea. Ma l’ospitalità non durò: Lavinia, la moglie dell’eroe troiano, ne fu gelosa, e fu la stessa Didone, apparsale in sogno, a esortarla a lasciare quella casa prima che fosse troppo tardi.

Morte di Didone, particolare che rappresenta Didone suicida soccorsa dalla sorella Anna, identificata in seguito con la divinità romana Anna Perenna, olio su tela del Guercino, 1625, Roma, Galleria Spada. – Wikipedia, pubblico dominio
Secondo un’altra tradizione, molto più terrena, Anna Perenna non era una figura mitica ma un’anziana donna gentile: durante i disordini del 494 a.C. avrebbe preparato focacce per sfamare i plebei. Il suo gesto fu così apprezzato che a Roma le venne dedicata una statua.
Qualunque sia la sua origine, Anna Perenna rappresentava per i Romani il principio femminile del tempo che ritorna, la forza che guida il corso dell’anno e garantisce il rinnovamento ciclico della natura e della vita.
La sua festa cadeva il 15 marzo, data che nel calendario romuleo segnava l’inizio del nuovo anno. Era un giorno di celebrazioni vivacissime: banchetti, canti, danze e, come testimoniano molte fonti, libagioni abbondanti che spesso sfociavano in vere e proprie ubriacature rituali.
I festeggiamenti si svolgevano in un bosco sacro alla dea, situato nell’area che oggi corrisponde al quartiere romano dei Parioli. Gli scavi archeologici hanno restituito una fonte votiva dedicata ad Anna Perenna e numerosi oggetti a carattere magico: contenitori di piombo con figure antropomorfe capovolte, tavolette con maledizioni incise, elementi votivi legati all’occulto. Tutto lascia pensare che quel luogo fosse a lungo stato meta di riti misterici e pratiche divinatorie.

Monete e altri oggetti usati per rituali magici ritrovati presso la fontana di Anna Perenna a Roma – Wikipedia, foto di: – opera propria rilasciata con licenza CC BY-SA 4.0
Anna Perenna incarna il volto romano del ciclo naturale: nutrimento, tempo, rinascita. Le molteplici tradizioni su di lei, ora eroina in fuga, ora dea agraria, ora spirito delle acque o semplice benefattrice del popolo, mostrano quanto profondamente radicato fosse il suo culto nella sensibilità romana.
Anna Perenna è una figura che si colloca tra mito, storia e folklore, testimoniando come il bisogno umano di dare forma al rinnovamento dell’anno abbia generato racconti diversi ma convergenti, tutti legati all’idea della vita che ricomincia.
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