(revisione gennaio 2026)

Bartolomeo Veneto – Ritratto Di Gentiluomo – Fitzwilliam Museum – Wikipedia, pubblico dominio – Vari simboli esoterici ornano gli abiti di un anonimo gentiluomo del XVI secolo, dipinto da Bartolomeo Veneto verso il 1510. ‘I Nodi di Salomone’ circondano il labirinto centrale sul petto e sono ricamati sulla stoffa del mantello. Questi nodi sono i cosiddetti emblemi dell’imperscrutabilità divina e costituiscono una sintesi della croce greca, della svastica e del labirinto.
Uno dei simboli più antichi e universali dell’umanità è il labirinto. Compare sotto forme diverse, in epoche lontanissime e in contesti culturali tra loro distanti, ma conserva ovunque una forza evocativa straordinaria.
Che cos’è davvero il labirinto di Creta?
Perché è così spesso associato alla morte, alla rinascita e ai riti della fertilità?
E come mai continua a parlare all’uomo contemporaneo, al di là di ogni barriera culturale?
Nel 1967, alla Fiera Mondiale di Montréal, oltre un milione di visitatori attraversò il celebre Padiglione del Labirinto, un’installazione multimediale che ricreava la leggenda di Teseo e del Minotauro. L’intento non era puramente spettacolare: come spiegò il direttore dell’evento, Roman Kroitor, il percorso rappresentava la conquista dell’uomo su se stesso.
La “bestia” al centro del labirinto simboleggiava la parte oscura della natura umana, che ciascun individuo era chiamato ad affrontare, integrare o sconfiggere attraversando le varie fasi del cammino. La reazione del pubblico dimostrò quanto questo simbolo attinga a un patrimonio profondo e inconscio, comune a tutta l’umanità.
Il termine “labirinto” deriva dalla tradizione greca e rimanda al celebre mito del labirinto di Creta, costruito da Dedalo per il re Minosse, allo scopo di imprigionarvi il Minotauro. Nessuno ha mai individuato con certezza l’ubicazione di questa struttura leggendaria, anche se alcuni studiosi hanno ipotizzato un collegamento con le grotte di Gortyna, a Creta. Ciò che conta, tuttavia, è che la forma del labirinto cretese ricompare in moltissime parti del mondo, come se fosse l’eco di un archetipo primordiale.

Teseo che sconfigge il Minotauro nel labirinto – Wikipedia, pubblico dominio
I più antichi labirinti simbolici sono incisioni rupestri, spesso difficili da datare. In Spagna, nella regione di Pontevedra, se ne trovano esempi risalenti al periodo compreso tra il IX e il V secolo a.C.; in Italia, quelli della Val Camonica sono databili tra il 750 e il 550 a.C.
Ancora più antico potrebbe essere il labirinto inciso all’ingresso di una tomba rupestre a Luzzanas, in Sardegna, forse risalente al III millennio a.C.
Il simbolo compare anche su tegole, vasi, tavolette d’argilla, monete, sigilli e mosaici, in un arco temporale che va dal 1300 a.C. al 250 d.C., diffuso in tutto il Mediterraneo e ben oltre, dall’Europa settentrionale all’India, dall’Africa alle Americhe.

Sebastian Münster – Luoghi e panorami – Labirinto del minotauro (?), Creta (1600) – Wikipedia, pubblico dominio
Nei labirinti più antichi, a differenza di quelli moderni, non esistevano scelte multiple: un solo percorso conduceva al centro.
Spesso il labirinto non era una costruzione percorribile, ma un disegno inciso, forse la rappresentazione simbolica di un edificio reale o mitico.
In Egitto, ad esempio, il labirinto associato alla tomba del re Peribsen (ca. 3400 a.C.) testimonia un legame antichissimo tra questo simbolo e la sfera funeraria. Non è un caso che i labirinti circolari ricordino le spirali scolpite su molte sepolture preistoriche, come la celebre tripla spirale della tomba di Newgrange, in Irlanda.

Uno dei due piccoli labirinti molto simili tagliati nella parete rocciosa a Rocky Valley, Tintagel, Cornovaglia, Inghilterra. Sono di data sconosciuta. È stata ipotizzata l’età del bronzo. – Wikipedia, pubblico dominio
Per questo motivo, dedali e labirinti possono essere interpretati come mappe del mondo sotterraneo, itinerari simbolici che l’anima doveva percorrere dopo la morte. Ma il loro significato non si arresta alla fine: se è possibile giungere al centro, è anche possibile tornare indietro.
Morte e rinascita diventano così due momenti inseparabili di un unico processo. Lo riassume efficacemente lo scultore e scrittore Michael Ayrton, che dopo aver ricostruito un labirinto in pietra nello Stato di New York scrisse: “L’esistenza di ciascun uomo è un labirinto al centro del quale si trova la morte. E forse anche dopo la morte l’uomo supera un ultimo labirinto prima che tutto abbia termine”.
![]() Labirinto nell’abbazia trappista di Notre-Dame de Saint-Rémy, Vallonia, Belgio – Wikipedia, foto di I, Luca Galuzzi rilasciata con licenza CC BY-SA 2.5 |
![]() Labirinto all’interno della Grace Cathedral, San Francisco – Wikipedia, Marlith – Opera propria rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0 |
In molte culture, questo simbolismo si è intrecciato con i riti della fertilità. Sull’isola di Malekula, nelle Nuove Ebridi, un labirinto tracciato sulla sabbia rappresentava il cammino dell’anima del defunto verso la terra dei morti: una guardiana cancellava parte del percorso, costringendo lo spirito a ricostruirlo prima di proseguire e rinascere.
In Europa, invece, i riti labirintici assumevano spesso la forma di danze rituali, legate alla primavera e al ritorno della fertilità. In Scandinavia e in Finlandia, giovani uomini entravano nel labirinto per liberare simbolicamente una fanciulla posta al centro, in quelli che venivano chiamati Jungfraudanser, le “Danze delle Vergini”.

Labirinto nel portico della cattedrale di San Martino a Lucca. – Wikipedia – Beatrice, foto personale rilasciata con licenza CC BY-SA 2.5 it -Delle dita curiose hanno cancellato l’immagine di Teseo che uccide il Minotauro dal centro di un labirinto che misura solo 49 cm di diametro, pochi per un labirinto italiano. Accanto ad esso, l’iscrizione latina spiega: ‘Questo è il labirinto che fu costruito da Dedalo il Cretese, dal cui interno nessuno mai potè uscire tranne Teseo. E neppure Teseo avrebbe potuto farlo se non fosse stato aiutato, per amore, da Arianna e dal suo filo’.
Con l’avvento del Cristianesimo, il labirinto non scomparve, ma cambiò significato. I Romani lo avevano già utilizzato come scena narrativa del mito cretese, come nel mosaico di Cremona che raffigura Teseo al centro mentre uccide il Minotauro. I cristiani lo reinterpretarono come metafora del cammino verso la salvezza. Nei pavimenti delle chiese e delle cattedrali, come a Chartres, Lucca o Ely, il labirinto divenne la Via di Gerusalemme, un percorso penitenziale da compiere spesso in ginocchio, sostitutivo del pellegrinaggio in Terra Santa.

Il Labirinto di Barvaux-Durbuy, Belgio – Wikipedia, – Opera propria rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0
Accanto ai labirinti sacri, fiorirono quelli d’erba, di pietra e infine a siepe. In Inghilterra e in Scandinavia essi svolsero per secoli una funzione sociale e rituale, soprattutto durante le feste primaverili.
I labirinti di pietra, spesso collocati vicino al mare, erano percorsi dai pescatori come pratiche propiziatorie contro il maltempo e gli spiriti maligni. Con il Rinascimento, invece, i labirinti a siepe diventarono elementi decorativi dei giardini aristocratici: affascinanti, complessi, ma ormai privi del profondo significato spirituale che aveva animato il simbolo nei millenni precedenti.
Eppure, anche oggi, per chi vi entra senza mappe né certezze, il labirinto conserva intatta la sua capacità di inquietare e affascinare. Perché, in fondo, continua a parlare della stessa esperienza universale: perdersi, attraversare l’oscurità, raggiungere un centro e, forse, tornare trasformati.
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