Egeo, re di Atene, era figlio di Pandione e di Pilia.
Dopo la morte di Pandione, i suoi figli Egeo, Pallante, Niso e Lico furono costretti a riconquistare l’Attica che Pandione aveva perduto. Marciarono contro Atene, scacciarono i figli di Metione e divisero l’Attica in quattro parti, seguendo le istruzioni del loro padre:

  • Egeo, che era il maggiore, ebbe la sovranità su Atene, mentre i suoi fratelli estrassero a sorte gli altri lotti del regno:
  • a Niso toccò Megara e la regione circostante fino a ovest di Corinto;
  • a Lico toccò l’Eubea;
  • a Pallante l’Attica meridionale.

La vita di Egeo era costantemente minacciata dalle congiure dei suoi parenti, e in special modo di Lico, che si diceva fosse stato cacciato dall’Eubea.

Arrivo o partenza di un giovane guerriero o eroe, forse Teseo che arriva ad Atene e viene riconosciuto da Egeo per la sua spada. Cratere pugliese a volute a figure rosse, ca. 410–400 a.C., da Ruvo (Sud Italia) – British Museum – Wikipedia – Marie-Lan Nguyen (User:Jastrow), 2007 immagine rilasciata con licenza CC BY 2.5

Egeo sposò dapprima Meta, figlia di Oplete; poi Calciope, figlia di Ressenore; ma nessuna delle due gli diede dei figli. Attribuendo tale sventura, come pure la triste fine delle sue sorelle Procne e Filomela, alla collera d’Afrodite, egli ne introdusse il culto in Atene e poi si recò a consultare l’oracolo di Delfi da cui ebbe questo oscuro responso:
La bocca che sporge dall’otre, o migliore fra gli uomini, non slegare, prima di giungere al sommo di Atene“.
Lungo la via del ritorno si fermò a Corinto; colà Medea gli fece giurare solennemente che egli l’avrebbe protetta dai suoi nemici semmai essa si fosse rifugiata ad Atene e si incaricò di procurargli un figlio con opera di magia. Egeo si recò poi a Trezene, dove i suoi vecchi compagni Pitteo e Trezene, figli di Pelope, erano giunti recentemente per dividersi il regno con re Ezio.

Pitteo fece ubriacare Egeo e lo mandò a letto con la propria figlia Etra. Nel corso della medesima notte, anche Poseidone godette di lei poiché, obbedendo a un sogno provocato da Atena, Etra lasciò Egeo e raggiunse l’isola di Sferia, vicinissima a Trezene. Colà, con la connivenza di Atena, Poseidone si giacque con Etra.
Poseidone tuttavia concesse generosamente a Egeo la paternità del bimbo che fosse nato da Etra.
Egeo, quando si destò nel letto di Etra, le disse che se un figlio fosse nato dal loro amplesso non doveva essere esposto ma bensì allevato segretamente a Trezene. Poi ritornò ad Atene per celebrare le Panatenee, dopo aver nascosto la propria spada e i propri sandali sotto un masso noto col nome di Altare di Zeus il Forte, e che sorgeva lungo la strada da Trezene a Ermione. Se il ragazzo, raggiunta la maturità, avesse avuto la forza di spostare il masso e di recuperare la spada e i sandali, si sarebbe dovuto mandarlo ad Atene. Frattanto Etra doveva tenere la bocca chiusa, affinché i nipoti di Egeo, i cinquanta figli di Pallante, non congiurassero contro la sua vita. La spada era un pegno avuto da Cecrope.

In una località ora chiamata Genetlio, sulla strada che dalla città conduce al porto di Trezene, Etra diede alla luce un figlio. Taluni dicono che essa lo chiamò Teseo; altri sostengono che il giovane si meritò in seguito quel nome ad Atene. Egli fu allevato a Trezene, dove il suo tutore Pitteo prudentemente mise in giro la voce che il bimbo era figlio di Poseidone. Mentre Teseo cresceva a Trezene, Egeo aveva mantenuto la promessa fatta a Medea, ospitandola quando essa fuggì da Corinto. In seguito la sposò e lei gli diede un figlio, Medo.

Laurent de La Hyre – Teseo ed Etra (Teseo che trova la spada e le scarpe di suo padre) – Museo delle Belle Arti (Budapest) – Wikipedia, pubblico dominio

Allorché Teseo divenne un giovanetto forte e saggio, Etra lo guidò al luogo dove Egeo aveva nascosto la spada e i sandali e gli narrò la storia della sua nascita. Egli spostò senza alcuna difficoltà il masso, chiamato poi “Roccia di Teseo”, e ricuperò i pegni lasciati da suo padre. Poi raggiunse Atene, e Medea lo riconobbe e ne divenne gelosa per via di Medo, il figlio che aveva avuto da Egeo e che si supponeva gli sarebbe succeduto sul trono. Cercò quindi di convincere Egeo a mandare il giovane contro il toro di Maratona che aveva ucciso il figlio di Minosse, Androgeo.

Contrariamente alle sue aspettative, Teseo uscì vittorioso dallo scontro e riportò ad Atene il toro vivo. Medea allora decise di sopprimerlo. Fece credere ad Egeo che Teseo fosse una spia o un assassino, e lo indusse a invitarlo alla festa nel Tempio del Delfino; Egeo, che si serviva del tempio come della propria residenza, si preparò a offrire a Teseo una coppa di vino affatturato da Medea.
Taluni dicono che quando il bue arrostito fu servito nel Tempio del Delfino, Teseo estrasse la spada per trinciare la carne e così attrasse l’attenzione di suo padre; ma secondo altri, Teseo si era già portato la coppa alle labbra senza sospettare di nulla quando Egeo notò i serpenti Eretteidi incisi sull’elsa della spada e rovesciò la coppa di vino avvelenato per terra. Egeo abbracciò Teseo e lo riconobbe come figlio dinanzi al popolo radunato.

Antoine-Placide Gibert – Teseo riconosciuto dal padre Egeo – Wikipedia – User: VladoubidoOo, opera propria rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0

Animato da propositi di vendetta, Teseo inseguì allora Medea; essa però riuscì a fuggire avvolgendo il proprio corpo in una magica nube e si allontanò da Atene con il figlio Medo.
Pallante e i suoi cinquanta figli, quando videro le loro speranze di governare in Atene minacciate da uno straniero, si ribellarono apertamente; ma Teseo balzò sui guerrieri in agguato e li sterminò.

Egeo si rese colpevole, nei confronti di Minosse, della morte del figlio Androgeo ucciso dal toro di Maratona, e ben presto Minosse invase l’Attica, e attaccò Megara e Atene: Megara cadde e Atene venne colpita da una pestilenza. Il tributo imposto da Minosse alla città di Atene di sette fanciulli e sette fanciulle da inviare ogni anno (altri dicono ogni tre anni, oppure ogni nove anni) per nutrire il Minotauro, dette luogo alla spedizione di Teseo contro l’orrenda creatura.
L’eroe, partendo alla volta di Creta, aveva convenuto col padre che se l’impresa fosse riuscita avrebbe issata al ritorno una vela bianca; ma se ne dimenticò, lasciando la vela nera issata quando era partito col suo tributo umano. Egeo che da uno scoglio spiava ansioso il ritorno del figlio, non appena la vide credette morto Teseo e si precipitò nel mare, che ebbe poi da lui il nome di Mar Egeo.

Stralcio testo tratto dalla pagina: unmondoaccanto.blogfree sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…