(revisione settembre 2025)

Il Centauro Nesso di Bartolomeo Cavaceppi, 1765 – Shugborough Hall – Staffordshire, Inghilterra – Wikipedia, pubblico dominio
Hera, regina dell’Olimpo e sposa di Zeus, era considerata un modello di fedeltà e virtù coniugale. Molti la desideravano per la sua bellezza divina, ma nessuno poté mai vantare il suo sguardo: Hera restò sempre fedele al suo Zeus.
Eppure, una volta fu lo stesso Zeus a provare la morsa della gelosia.
Issione, re dei Lapiti, aveva macchiato il proprio onore uccidendo il suocero, attirandosi l’odio di tutti. Zeus, mosso a compassione, lo perdonò e lo invitò tra gli dèi sull’Olimpo. Ma il re, ingrato, si lasciò sedurre dalla bellezza di Hera e osò confessarle il suo amore.
La regina indignata raccontò tutto a Zeus.
Prima di punire l’uomo, il dio volle metterlo alla prova: creò una nuvola, Nefele, con le sembianze di Hera. Issione, accecato dal desiderio, l’abbracciò senza esitazione. Da quell’unione innaturale nacque il centauro Nesso, mostruoso essere metà uomo e metà cavallo, capostipite di una stirpe selvaggia che un giorno avrebbe incrociato la strada di Eracle.

Issione nel Tartaro legato alla ruota in un’illustrazione di Bernard Picart. – Wikipedia, pubblico dominio.
Il destino di Issione fu terribile: Zeus lo fece legare a una ruota infuocata, che ancora oggi gira eternamente nel Tartaro.
Cresciuto sulle rive del fiume Eveno, Nesso guadagnava da vivere trasportando i viandanti. Fu lì che incontrò Eracle e la sua sposa Deianira.

Guido Reni – Nesso rapisce Deianira (1621), Museo del Louvre, Parigi – Wikipedia, pubblico dominio
Il centauro si offrì di traghettare la donna, ma mentre Eracle attraversava il fiume da solo, tentò di rapirla e fuggire. L’eroe, con la sua infallibile freccia avvelenata nel sangue dell’Idra di Lerna, lo trafisse a morte.

Evelyn De Morgan – Deianera – Wikipedia, pubblico dominio.
Prima di spirare, però, Nesso tramò la sua vendetta. Disse a Deianira che il suo sangue aveva il potere di assicurare la fedeltà eterna di Eracle: bastava intriderne una veste e il marito non l’avrebbe mai più tradita. La donna, ignara dell’inganno, lo credette.
Passarono gli anni. Dopo la conquista di Ecalia, Eracle tornò vittorioso, portando con sé la giovane principessa Iole. Deianira, divorata dalla gelosia, ricordò le parole del centauro e consegnò a Lica, messaggero di Eracle, una tunica intrisa del sangue di Nesso.
Appena indossata, la veste divenne un tormento insopportabile: il veleno dell’Idra bruciava la carne dell’eroe. In preda al dolore, Eracle uccise Lica e comprese il tradimento involontario della moglie.
Non vedendo altra via, ordinò che fosse eretta una pira e vi salì sopra per porre fine alla sua sofferenza. Deianira, sconvolta dal rimorso, si tolse la vita impiccandosi.
Ma la storia di Eracle non si chiuse nella tragedia. Gli dèi, commossi dalle sue imprese e dal suo destino, lo accolsero tra loro. Nell’Olimpo, libero dal dolore umano, sposò Ebe, dea della giovinezza eterna.
Così, dall’inganno di un centauro e dalla gelosia di una donna, nacque la leggenda della morte e dell’immortalità di Eracle, l’eroe che seppe conquistare il cielo.
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