Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Oreste, il più “teatrale” tra gli eroi greci

Oreste, il più “teatrale” tra gli eroi greci

Può un delitto essere giusto?
Da questa domanda nasce la figura di Oreste, il più “teatrale” tra gli eroi greci, amato dai grandi tragici come Eschilo, Sofocle ed Euripide, adombrato da Shakespeare nella figura di Amleto, spesso ripreso anche da autori novecenteschi. Un giustiziere tormentato e infelice, matricida per vendicare l’assassinio del padre e perseguitato dalle Erinni per questo suo delitto. Un vero eroe di frontiera, perennemente in bilico tra colpa, follia e innocenza.

William-Adolphe Bouguereau – Oreste perseguitato dalle Erinni, 1862 – Wikipedia, pubblico dominio

La figura di Oreste ha origini molto arcaiche: già Omero, nell’Iliade, parlava di lui come del vendicatore del padre, pur senza accennare all’uccisione di Clitennestra.
Fu però con Eschilo ed Euripide che Oreste divenne un eroe popolare, protagonista di un ciclo di tragedie nelle quali, attraverso le sue disavventure, ci si interrogava sui temi etici di giustizia, punizione e vendetta.

GENEALOGIA DI ORESTE
Nell’albero genealogico di Oreste, il tragico e il divino si mescolano in ugual misura. Se infatti la madre dell’eroe, Clitennestra, era figlia nientemeno che di Zeus, il dio supremo, il padre Agamennone, re di Micene, discendeva invece da quell’Atreo che, per vendetta, era giunto a uccidere i tre figli del fratello Tieste e a darglieli in pasto a sua insaputa. Di qui la maledizione che gravava su tutta la famiglia di Tieste, a partire proprio da Agamennone. Questi infatti, dopo aver accettato di sacrificare la figlia Ifigenia – poi miracolosamente salvata da Artemide – pur di consentire la partenza verso Troia delle navi achee (bloccate da una bonaccia), aveva rischiato di essere la causa della sconfitta greca litigando furiosamente con Achille. Al ritorno in patria, poi, era stato ucciso dalla moglie Clitennestra con la complicità dell’amante Egisto, figlio di Tieste, che così aveva vendicato l’offesa patita dal padre.
In questo vortice di passioni, tradimenti e delitti, il piccolo Oreste, in quanto erede designato di Agamennone, pareva destinato al ruolo di vittima sacrificale. Ma lo salvò l’intervento di Elettra, sua sorella maggiore, che fece condurre il fratello di nascosto in Focide e lo affidò a Strofio, sovrano della regione, da cui fu cresciuto come un figlio.

Oreste, Elettra ed Hermes presso la tomba di Agamennone. Lato A di una pelike lucana a figure rosse, ca. 380-370 aC. – Wikipedia, pubblico dominio

DELITTO E CASTIGO
Una volta adulto, Oreste ricevette da Apollo l’ordine di vendicare il padre uccidendo la madre Clitennestra e il suo amante Egisto. Egli si recò dunque ad Argo insieme all’amico Pilade, figlio di Strofio, e si fece passare per un messaggero a cui era stato affidato il compito di annunciare la morte di Oreste.

Non appena ebbe saputo la notizia, Clitennestra non nascose il suo sollievo: con la morte di Oreste, infatti, scompariva l’unico testimone che avrebbe potuto punirla per i suoi delitti. Convocò quindi a corte Egisto per festeggiare con lui l’accaduto. Ma mentre di recava a palazzo, l’uomo fu sorpreso e ucciso da Oreste, che poi affrontò la madre. Invano la donna tentò di placare il figlio mostrandogli il petto da cui aveva succhiato il latte; il giovane, inizialmente esitante, ritrovò di colpo la determinazione quando Pilade gli ricordò come il delitto gli fosse stato ordinato da Apollo. Così sguainò la spada e trafisse a morte Clitennestra.

Bernardino Mei – Oreste uccide Egisto e Clitemnestra, Siena, Palazzo Salimbeni – Wikipedia, pubblico dominio

Pochi giorni dopo, al funerale della madre, l’eroe venne per la prima volta visitato dalle Erinni, le dee della vendetta, che suscitarono in lui un rimorso inestinguibile. Oreste cercò allora conforto a Delfi, nel santuario di Apollo, dove venne purificato dal dio in persona. Ma l’intervento di Apollo non bastò a liberare dalla follia del rimorso Oreste, che dovette perciò recarsi ad Atene e sottoporsi a un regolare processo, celebrato nel luogo dove, più tardi, sarebbe sorto l’Areopago, il più sacro tra i tribunali ateniesi.

Nel contraddittorio, l’accusa contro Oreste fu sostenuta dalle Erinni (o, secondo altre fonti, dal padre di Clitennestra), mentre l’eroe, come d’uso, si difese da solo. Dopo il dibattimento, si giunse al momento del verdetto, che vide i giurati dividersi esattamente a metà. Toccò quindi ad Atena esprimere il parere finale, e la dea assolse l’eroe che, in segno di ringraziamento, le eresse un altare nel luogo del processo.

SUL TRONO DEL PADRE
Dopo l’assoluzione nel processo, Oreste chiese ad Apollo, tramite l’oracolo di Delfi, come dovesse agire. La Pizia gli rispose che, se voleva liberarsi definitivamente dalla follia, doveva recarsi in Tauride (l’odierna Crimea) e sottrarvi la statua di Artemide che il re di quella regione, Toante, conservava.

Benjamin West – Pilade e Oreste portati come vittime a Ifigenia, dettaglio. – Wikipedia, pubblico dominio

Così l’eroe, in compagnia dell’inseparabile Pilade, si mise in viaggio verso il Mar Nero; ma, al suo arrivo, fu catturato dagli abitanti della regione che, come loro consuetudine, destinarono lui e Pilade, in quanto stranieri, a essere sacrificati alla dea Artemide.

La sacerdotessa che doveva occuparsi del rito era però Ifigenia, sorella di Oreste, la quale riconobbe il fratello e, svelata la propria identità, si offrì di aiutarlo nel furto della statua. Si recò perciò da Toante e gli comunicò di non poter sacrificare lo straniero (colpevole di un delitto orrendo come il matricidio) senza prima aver purificato lui e la statua di Artemide nell’acqua.

Il re assentì e Ifigenia, recatasi in riva al mare, riuscì con un pretesto ad allontanare le guardie della scorta e a imbarcarsi con Oreste e Pilade su una nave attraccata lì vicino, fuggendo con la statua.

Dopo questa ennesima disavventura, Oreste, ormai libero dalla sua maledizione, decise di far valere i propri diritti. Si recò perciò a Sparta e rapì sua cugina Ermione, figlia del re Menelao, che gli era stata promessa in sposa quando era poco più di un bambino. Quindi convolò a nozze con la fanciulla, non senza però averne ucciso il marito Neottolemo, figlio di Achille, con il quale Ermione era infelicemente sposata.

In seguito Oreste divenne re di Argo e Sparta, città rimaste senza eredi al trono, e regnò su entrambe per settant’anni, lasciandole quindi in dote al suo unico figlio Tisameno, che però sarebbe stato ucciso dai discendenti di Eracle.

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VARIAZIONI SUL MITO
Se nelle sue linee generali il mito di Oreste appare abbastanza definito, numerose sono però le varianti legate ai vari autori che l’hanno trattato. Nella versione omerica, per esempio, quale emerge soprattutto dall’Odissea, Oreste uccide Egisto e Clitennestra senza alcuna esitazione, e dopo il delitto non viene tormentato dalle Erinni, in quanto il suo omicidio è un atto di pura giustizia.
Eschilo, invece, fa scattare la persecuzione delle dee della vendetta immediatamente dopo l’assassinio, mentre per Sofocle (che concentra la sua attenzione soprattutto su Elettra) l’eroe esita a lungo prima di uccidere la madre. Infine, in Euripide, il tema delle Erinni torna in primo piano, tanto che Oreste, per liberarsi dalla loro presenza, non solo deve sottoporsi al processo in Atene ma anche al lungo viaggio di espiazione in Tauride.

Stralcio testo tratto dalla pagina: mitologia-mythos.blogspot sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…