Bastava vederla per provare terrore: corpo di leone, volto femminile, ali da rapace. Ma la vera arma della Sfinge era l’enigma. Chi non sapeva rispondere veniva strangolato e divorato. Così il mostro tenne a lungo in scacco Tebe, fino all’arrivo di Edipo.

Francois-Xavier Fabre – Edipo e la Sfinge – Museo d’arte di Dahesh – Wikipedia, pubblico dominio

Nata in Egitto come simbolo benevolo del faraone, la Sfinge cambiò radicalmente nel mondo greco: da figura solare e protettiva divenne femminile, notturna e distruttrice, incarnazione di un’intelligenza perversa dominata dall’istinto e dalla violenza.

Gustave Moreau – Edipo e la sfinge (1864); olio su tela, Metropolitan Museum of Art, New York – Wikipedia, pubblico dominio

Nella mitologia greca la Sfinge è legata al ciclo tebano.

Il suo nome significa “la Strangolatrice” e le genealogie variano: spesso è detta figlia di Echidna e di Ortro, sorella di mostri come il Leone di Nemea e nipote del terrificante Tifone.

Altre tradizioni la vogliono figlia dello stesso Tifone o addirittura di Laio, re di Tebe: in questo caso sarebbe stata sorellastra di Edipo.

Secondo il mito, la Sfinge fu inviata a Tebe come punizione divina. Accovacciata alle porte della città, poneva a ogni viandante una domanda fatale:

«Qual è l’essere che ha una sola voce, ma prima quattro gambe, poi due e infine tre?»

Nessuno seppe rispondere, finché giunse Edipo.
La soluzione era semplice e terribile insieme: l’uomo, che gattona da bambino, cammina eretto da adulto e si regge a un bastone nella vecchiaia. Sconfitta dall’intelligenza umana, la Sfinge si gettò dalla rupe oppure, secondo un’altra versione, fu uccisa da Edipo.

Liberata Tebe, Edipo fu acclamato re e sposò Giocasta, senza sapere che era sua madre: l’enigma risolto apriva così la strada alla tragedia.

La Sfinge ha origini remotissime, probabilmente mesopotamiche, dove già nel III millennio a.C. compaiono demoni alati con testa umana e corpo leonino.

Edipo e la Sfinge – Project Gutenberg e Text 14994 – Wikipedia, pubblico dominio

In Egitto divenne custode dei sepolcri e simbolo del potere regale; in Grecia assunse invece un volto più cupo, trasformandosi in una belva crudele che divora e uccide.

Statua della sfinge al Museo Archeologico di Afyonkarahisar, Turchia – Wikipedia, foto di CeeGee, opera propria rilasciata con licenza CC BY-SA 4.0

Proprio questa metamorfosi spiega la forza duratura del mito: la Sfinge non è solo un mostro, ma una domanda vivente, una sfida posta all’intelligenza umana. E come ogni vero enigma, continua ancora oggi a interrogarci.

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