Anche Diana, la Artemide dei Greci, dea dei boschi, della caccia e della castità, conobbe l’amore. E l’oggetto di questo sentimento inatteso fu Orione, il grande cacciatore, figura mitica destinata a diventare una delle costellazioni più luminose del cielo.
Il mito, come spesso accade, ci è arrivato in più versioni: una di matrice romana, più tragica e “sentimentale”, e una greca, più complessa e punita da un destino inevitabile.
La versione romana: l’inganno di Apollo
Nella tradizione romana, Orione è l’amato di Diana. I due condividono le battute di caccia, legati da una complicità profonda e insolita perfino per una dea.
Ma Apollo, fratello di Diana, non approva quella relazione: Orione è un mortale e quell’amore sembra distogliere la dea dai suoi doveri. Così decide di tenderle un tranello.
Un mattino, sulla riva del mare, Apollo sfida Diana a colpire un bersaglio lontanissimo, appena visibile tra le onde. Diana accetta, certa della propria infallibilità: scocca una freccia d’argento e centra il bersaglio.
Solo quando le onde trascinano quel corpo verso la riva, la dea comprende l’orrore: non era un bersaglio, ma Orione. La sua freccia lo ha colpito alle tempie. Diana piange disperata, mentre Sirio, il cane fedele del cacciatore, ulula nel vento.

Giove, commosso, trasforma il dolore in eternità: Orione e Sirio vengono accolti in cielo come costellazioni. Da allora, Diana può ancora “vedere” l’amato, che continua a cacciare tra i campi azzurri delle stelle.
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La versione greca: lo Scorpione e la vendetta della dea
Nella tradizione greca, Orione è un gigante, figlio di Poseidone e di Euriale. È un cacciatore possente e carismatico, spesso raffigurato accompagnato dal suo cane Sirio.
Artemide lo incontra durante la caccia e se ne innamora, nonostante la sua fama di dea inviolabile. In alcune narrazioni, arriva persino a fargli proposte esplicite. Orione però rifiuta: è legato a Side una sposa amata e leale, alla quale sarebbe grato per avergli restituito la vista.

Artemide, colpita dalla fedeltà del cacciatore, accetta inizialmente il rifiuto. Ma la storia cambia quando Orione si invaghisce delle Pleiadi, le sette figlie di Atlante, e comincia a inseguirle con insistenza. Per Artemide è un tradimento intollerabile.
Accecata dall’ira, la dea invia contro di lui lo Scorpione. Il mostro lo sorprende nel sonno e lo uccide con il pungiglione avvelenato. Sirio tenta di difendere il padrone, ma muore a sua volta.

Orione in cielo: un mito scritto nelle stelle
Dopo la morte di Orione, Zeus interviene: fulmina lo Scorpione e decide di rendere immortale il cacciatore, collocandolo nel firmamento.
Così nasce la costellazione di Orione, tra le più riconoscibili e luminose dell’emisfero boreale, raffigurata mentre affronta il Toro. Poco distante brilla il Cane Maggiore, dove splende Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno.
Quanto allo Scorpione, la sua costellazione sorge quando Orione tramonta: un dettaglio astronomico trasformato in simbolo mitico, come se il cielo stesso volesse impedire al mostro di avvicinarsi ancora al grande cacciatore.
Orione in astronomia
Tra tutte le costellazioni, Orione è forse la più riconoscibile e spettacolare. All’equatore celeste svetta alta sopra le nostre teste e, da secoli, è considerata il vero punto di partenza per orientarsi nel cielo invernale.
Gli antichi Greci vi vedevano il grande cacciatore Orione: una figura possente, armata di clava e arco (o, in alcune versioni, con una preda tra le mani), accompagnato dai suoi cani.
Ma prima ancora del mito, sono le stelle a lasciare senza fiato.
La stella più luminosa della costellazione è Rigel, che rappresenta il piede sinistro del cacciatore. È una stella bianchissima, calda e impressionante: brilla circa 60.000 volte più del Sole, ma si trova molto lontano, a circa 770 anni-luce da noi.
La seconda grande protagonista è Betelgeuse, il cui nome arabo significa “spalla del gigante”. È una stella rossa, e il suo colore tradisce una temperatura più bassa: circa 3500 gradi. Rigel, invece, è molto più calda, con circa 10.000 gradi.
E ancora più calde sono le tre stelle azzurre della cintura di Orione, che raggiungono addirittura i 20.000 gradi.
Betelgeuse è una vera colossale supergigante rossa: se la mettessimo al posto del Sole, inghiottirebbe tutti i pianeti fino a Marte, Terra compresa.

La Spada e la meraviglia: la Nebulosa di Orione
Sotto la cintura, la costellazione mostra la celebre Spada di Orione, che custodisce uno dei tesori più affascinanti dell’intero cielo: la Grande Nebulosa di Orione.
È già visibile con un semplice binocolo, ma è con un telescopio che rivela tutta la sua magia: le sue nubi luminose sembrano drappeggi di seta, e al centro brillano quattro stelle disposte in modo caratteristico, chiamate “il Trapezio”, che illuminano i gas della nebulosa.
Orione non è soltanto bello: è anche utilissimo per trovare altre costellazioni.
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- Se prolunghiamo verso sinistra la linea della sua cintura, arriviamo alla stella più brillante del cielo: Sirio.
In realtà Sirio non è eccezionalmente potente: è “solo” cinque volte più luminosa del Sole, ma appare così splendente perché è molto vicina a noi (la seconda in ordine di distanza).
Per capire la differenza, basta immaginare Rigel al posto di Sirio: la sua luce sarebbe così intensa che potremmo leggere un giornale di notte. - Sirio è la stella principale del Cane Maggiore, e non è sola: a fare triangolo con Sirio e Betelgeuse troviamo Procione, la stella del Cane Minore.
I due cani, come nel mito, seguono Orione nella caccia. - Se invece prolunghiamo la cintura verso destra, incontriamo la stella rossa Aldebaran, “l’occhio del Toro”. E oltre ancora, uno degli spettacoli più emozionanti: le Pleiadi.
A occhio nudo se ne distinguono sei o sette, ma al binocolo diventano una visione davvero indimenticabile.
- Se prolunghiamo verso sinistra la linea della sua cintura, arriviamo alla stella più brillante del cielo: Sirio.




