Eppure anche Diana (Artemide), selvatica Dea che punì con tanta durezza Atteone pur non colpevole, che partecipò fieramente alla lotta del fratello contro i giganti Oto ed Efialte, che per vendicare la madre uccise a frecciate le sei figlie di Niobe mentre i sei maschi morivano sotto i colpi di Apollo, e che non perdonò alla sua ninfa Callisto di aver ascoltato le parole d’amore sussurratele dall’ingannevole Giove (Zeus), anche Diana, selvatica Dea, una volta s’innamorò.
S’innamorò di Orione.
Orione era figlio di Nettuno (Poseidone). Bellissimo, di statura gigantesca, audace, aveva avuto una prima giovinezza piuttosto agitata. Si era sposato presto; ma Sade, la moglie, essendosi vantata più bella di Giunone, era stata da questa precipitata nell’Ade.

Successivamente Orione aveva aspirato alle nozze di Merope, principessa di Chio e discendente di Bacco (Dionisio); ma, venuto a contrasto col futuro suocero, questi lo aveva ubriacato e accecato. Per suggerimento di un oracolo era sceso a tastoni nella fucina di Vulcano (Efesto), ne aveva ottenuto come guida il nano Cedalio e aveva camminato verso il sole nascente, i cui raggi dovevano ridonargli, come infatti gli ridonarono, la vista.

Poussin – Orione cieco che cerca il sole (Wikipedia – Pubblico dominio)

La vaga Aurora dalle dita di rosa lo aveva amato; ma egli, raggiunta l’isola di Creta, si era dato tutto con ardore alla caccia, diventando assiduo compagno di Diana; la quale aveva cominciato con l’ammirarne la forza, la valentia, il coraggio, e si era infine innamorata di lui.
Pensava forse proprio a lui quella mattina passeggiando, a lenti passi, lungo la riva del mare. Aveva a tracolla la faretra piena di frecce d’argento; dalla spalla pendeva l’arco scintillante.
Diana pensava a Orione che tra poco l’avrebbe raggiunta per la loro giornata di caccia; forse ora egli stava acuminando le frecce o forse si bagnava in uno stagno nel folto dei boschi.
Pensava a Orione e guardava il mare nel sole.
Spirava una fresca brezza e la superficie delle acque si corrugava tutta in fitte ondette crestate di spuma. Tra le ondette laggiù, qualche cosa di tondo, di nero, fluttuava apparendo e sparendo. Ed, ecco, la Dea pensosa scorse accanto a sé il fratello, anch’egli in succinta veste e armato di arco e di freccia. Apollo le camminò un poco a fianco, tacendo. Sorrideva di un sorriso un po’ ambiguo, quasi crudele. Ma Diana non se ne accorgeva: sognava.
– Mia sognante sorella, – disse a un tratto Apollo – a che cosa pensi? Pensi versi d’amore o guardi quel bersaglio laggiù, mobile tra le onde, e ti affliggi riconoscendo che non sapresti colpirlo?
L’ombrosa saettatrice reagì.
– Quel coso nero laggiù. Non colpirlo?… Alla prima freccia! Ti sfido! Alla prima freccia!
– Su, dunque! – ribatté Apollo e sorrideva sempre più ambiguo e crudele. – Prova tu, prima. Dopo ti mostrerò io come si colpisce un bersaglio.
Diana aveva già incoccato la freccia e teso l’arco. La freccia saettò via sibilando, diritta, balenante nel sole; raggiunse il mobile bersaglio; s’infisse. La Dea ebbe un piccolo grido di trionfo e di orgoglio.
– Hai visto?

Daniel Seiter – Diana con il cadavere di Orione, 1685 (Wikipedia – Pubblico dominio)

Il «coso» nero, trapassato dalla freccia d’argento, andava avvicinandosi sospinto dal gioco delle onde. Diana guardava: e un’ansia mortale le cresceva nel cuore. Apollo non sorrideva più.
E le onde sospinsero alla riva Orione inerte, cui una freccia d’argento trapassava le tempie e i riccioli corvini.
Apollo era sparito.
Gelosia di fratello? Orgoglio di un Dio avverso alle nozze di una Dea con un mortale?
Sulla riva il bel corpo di Orione giaceva come di marmo. Diana piangeva. E Sirio, il cane fedele, ululava nel vento.
Giove ebbe pietà di quel dolore e accolse Orione e Sirio in cielo tra le splendenti costellazioni; e da allora, nelle notti estive, Diana si allieta guardando Orione, il bel cacciatore, che, cinto di una corazza d’oro, armato di una spada d’oro, va per il cielo in traccia di favolose fiere. E Sirio fedele lo segue traverso i campi turchini fioriti di stelle.

Messina, Fontana di Orione – Foto di Kirk Fisher da Pixabay

.,
Orione in astronomia
(stralcio da una pagina dei sito mondomaldive.it)

All’equatore Orione svetta sopra le nostre teste e rappresenta il punto di partenza per trovare tutte le altre costellazioni invernali.
Prima però soffermiamoci sulle sue stelle: ne vale davvero la pena.

Gli antichi greci immaginarono di vedervi il grande cacciatore Orione, con in mano la clava e l’arco (o in alcune versioni, la preda catturata).
La stella più luminosa è la bellissima Rigel, il piede sinistro. E’ una stella estremamente luminosa: circa 60.000 volte più del Sole. Purtroppo però è parecchio lontana: circa 770 anni-luce.
La seconda stella ha nome arabo: Betelgeuse e significa “la spalla del gigante”. E’ di colore rosso e questo tradisce la sua bassa temperatura superficiale: “solo” 3500 gradi.
Rigel invece è bianca e ha una temperatura di circa 10.000 gradi. Ancora più calde, le azzurre stelle della cintura di Orione, che raggiungono i 20.000 gradi!
Betelgeuse è una supergigante rossa: messa al posto del Sole, inghiottirebbe tutti i pianeti fino a Marte, compresa la Terra.
La spada di Orione contiene la nebulosa più bella di tutto il cielo: la grande nebulosa di Orione, visibile anche con un binocolo. Ma è con un buon telescopio che offre una visione mozzafiato, con le quattro stelle a trapezio che la illuminano e i gas luminescenti come drappeggi di seta.

Immagine tratta da: https://mondomaldive.it/uploads/astronomia/orione1.jpg

Se prolunghiamo verso sinistra la linea della cintura di Orione, incontreremo la stella più brillante di tutto il cielo: la splendida Sirio. In realtà non si tratta di un astro eccezionale: è solo cinque volte più luminosa del nostro Sole. Appare molto brillante solo perché è la seconda stella in ordine di distanza da noi.
Se però potessimo mettere Rigel al posto di Sirio, ci accorgeremmo della differenza: potremmo tranquillamente leggere il giornale, grazie alla sua fortissima luce.
Sirio è la stella principale del Cane Maggiore. A fare triangolo equilatero con Sirio e Betelgeuse troviamo Procione, la stella principale del Cane Minore.
Manco a dirlo, questi due cani accompagnano Orione nella caccia.
Se invece prolunghiamo la cintura di Orione a destra, incontreremo una stella rossa: l’occhio del Toro, “Aldebaran”. Più oltre troveremo il bellissimo ammasso aperto delle Pleiadi. Ad occhio nudo se ne contano sei o sette: al binocolo è una visione indimenticabile.

stralcio da una pagina dei sito mondomaldive.it