(revisione dicembre 2025)

Tisi, detto il Garofalo – Sacrificio pagano , 1526 (Italian Mannerist paintings in the National Gallery, London) – Wikipedia, foto di  Sailko rilasciata con licenza CC BY 3.0

Nel mondo antico, gli dèi venivano onorati attraverso preghiere, offerte e sacrifici. Ogni luogo poteva diventare sacro — dalla casa al cielo aperto — ma ben presto Greci e Romani individuarono spazi specifici destinati al culto: altari, templi e santuari.

Specchio in bronzo da Tuscania (Museo Archeologico Nazionale Firenze) Scena di haruspicina, Pava Tarchies, con indosso cappello sacerdotale, consulta un fegato alla presenza di una folla attenta. Specchio etrusco di Tuscania, Firenze Museo Archeologico Nazionale. – Wikipedia, pubblico dominio

Per i Greci, qualsiasi cumulo di pietre o di terra su cui si pregasse era un altare. Da queste forme primitive si passò nel tempo a strutture monumentali, come l’altare di Zeus a Olimpia, quello di Pergamo o l’altare di Apollo a Delo. Ogni dio aveva il proprio altare; solo le divinità infere ricevevano sacrifici in fosse scavate nel terreno.

Treppiede delfico. Cratere a campana a figure rosse di Paestan, ca. 330 a.C – British Museum – Wikipedia, pubblico dominio

Sgozzamento della vittima sacrificale. (Eracle e il toro cretese – Mastos attico a figure nere, ca. 500–475 a.C. Trovato ad Atene.) – Wikipedia, pubblico dominioominio

I templi, spesso costruiti sull’acropoli, custodivano le statue divine e le offerte votive, che costituivano veri e propri tesori. La loro sorveglianza spettava ai sacerdoti, che però non formavano una casta separata: chiunque poteva pregare o sacrificare, dal capo della città al padre di famiglia.
Il rito prevedeva purificazioni con acqua, offerte di frutti, focacce, vino, latte o miele (libagioni) e sacrifici animali.

Le vittime — buoi, pecore, capre — dovevano essere scelte con cura: bianche per gli dèi celesti, nere per quelli sotterranei. Alcune divinità richiedevano animali specifici. Parte delle carni veniva bruciata per il dio, il resto consumato in un banchetto sacro. Il sacrificio più solenne era l’ecatombe, l’offerta di cento buoi.

Durante i sacrifici, i sacerdoti osservavano segni e presagi: il colore del sangue, la fiamma del fuoco, l’aspetto delle viscere. Altri presagi provenivano dal volo degli uccelli, dai fenomeni naturali, dai sogni o da suoni improvvisi. A interpretare questi segni erano sacerdoti e indovini.

Fondamentali erano anche gli oracoli, luoghi in cui si credeva che gli dèi parlassero agli uomini. I più celebri furono:

      • Dodona, dove il responso di Zeus era tratto dallo stormire di una quercia sacra;
      • Delfi, dove la Pizia, ispirata da esalazioni sotterranee, pronunciava responsi ambigui interpretati dai sacerdoti;
      • altri santuari minori, come l’Antro di Trofonio o il tempio di Esculapio a Epidauro, legato soprattutto alla guarigione.

Michelangelo – Sibilla Cumana, Cappella Sistina – Wikipedia, pubblico dominio

In Italia il più famoso fu l’oracolo della Sibilla Cumana, presso il lago d’Averno.

Il calendario greco era ricco di feste religiose, durante le quali si sospendevano i lavori e si celebravano riti, processioni e banchetti. Atene era particolarmente famosa per le sue festività, come le Panatenee, le Eleusinie e le Dionisiache.

Accanto alle feste locali, esistevano celebrazioni di carattere panellenico: le Olimpiadi, le Pitiche, le Nemee e le Istmiche, che univano ritualità sacra e competizioni atletiche. I vincitori venivano celebrati come eroi e cantati dai grandi poeti.

Anche i Romani praticavano un culto fondato su preghiere, offerte e sacrifici. I riti potevano essere privati, legati alla famiglia o al clan, oppure pubblici, celebrati dallo Stato. Tra le feste più note vi erano i Saturnali, caratterizzati da banchetti e dall’inversione simbolica dei ruoli sociali, e i Palilia, poi associati alla fondazione di Roma.

I sacrifici romani seguivano rituali rigorosi: le vittime, decorate e purificate, venivano immolate sull’altare; alcune parti erano offerte agli dèi, il resto consumato dai partecipanti.

Tiziano – Baccanale degli Andrii – Museo del Prado, Madrid – Wikipedia, pubblico dominio

Come i Greci, anche i Romani attribuivano grande importanza alla divinazione. Gli auguri interpretavano il volo degli uccelli e altri segni naturali; gli aruspici, di origine etrusca, leggevano la volontà divina nelle viscere delle vittime. Le loro pratiche erano rispettate, ma anche guardate con sospetto, come ironicamente ricordava Catone.

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