Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
La superba Niobe

La superba Niobe

Guillaume Rouille (1518? -1589) – “Promptuarii Iconum Insigniorum”- Niobe – Wikipedia, pubblico dominio

Figlia di Tantalo, re della Lidia o della Frigia, e perciò sorella di Pelope. La madre sarebbe stata Erope, o Dione, o Eurianassa.
Sposò Anfione re di Tebe e gli generò numerosi figli. Il loro numero varia secondo gli autori. Nella tradizione omerica si parla di dodici figli, sei maschi e sei femmine; secondo Esiodo ve ne sono venti, dieci figli e dieci figlie; Erodoto ne conta soltanto quattro; ma secondo la versione seguita da Euripide e da Apollodoro, e che appare la più logica, Niobe ebbe sette figli e sette figlie.
Felice e fiera dei suoi figli, Niobe osò un giorno parlare sprezzantemente di Latona, già sua amica di fanciullezza e sua rivale, la quale ne aveva solo due, Apollo e Artemide.
La dea la udì, si sentì offesa e chiese ad Apollo e ad Artemide di punire la presuntuosa Niobe.
Apollo trovò i ragazzi che cacciavano sul monte Citerone e li uccise a uno a uno, risparmiando il solo Amicla, che aveva saggiamente innalzato una preghiera propiziatoria a Latona.
Artemide trovò le fanciulle intente a filare in una sala del palazzo e con una manciata di frecce le sterminò tutte, salvo Melibea, che aveva imitato l’esempio di Amicla.
I due sopravvissuti si affrettarono a innalzare un tempio a Latona, benché Melibea si fosse così sbiancata in volto per la paura che portava ancora il soprannome di Cloride quando sposò Neleo alcuni anni dopo.
Ma altri dicono che nessuno dei figli di Niobe scampò alla strage e che anche suo marito Anfione fu ucciso da Apollo.

Abraham Blomaert – Apollo e Artemide puniscono Niobe uccidendo i suoi figli – Wikipedia, pubblico dominio

Per nove giorni e nove notti Niobe pianse i suoi morti e non trovò nessuno che li seppellisse, poiché Zeus aveva tramutato tutti i Tebani in pietre, a eccezione di Niobe. Al decimo giorno, gli dèi stessi si degnarono di guidare il funerale e di seppellirli personalmente.
Niobe si rifugiò oltremare sul monte Sipilo, dimora del padre suo Tantalo, dove Zeus, mosso da pietà, la tramutò in una statua, che ancor oggi versa copiose lacrime all’inizio dell’estate.

La roccia piangente sullo Spil Dağı – Formazione naturale sul monte Sipylus a Manisa associata a Niobe. Wikipedia Autore foto: Carole Raddato. Immmagine rilasciata con licenza CC BY-SA 2.0

Tutti gli uomini piansero Anfione, deplorando che la sua stirpe si fosse estinta, ma nessuno pianse Niobe, salvo suo fratello Pelope, orgoglioso quanto lei.

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Stralcio testo tratto dalla pagina: unmondoaccanto.blogfree.net sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…