Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Ippolito, un principe bello e sfortunato

Ippolito, un principe bello e sfortunato

Figlio di Teseo e di Ippolita, regina delle Amazzoni o di sua sorella Antiope, famoso per la sua bellezza, per le sue virtù di castità e di religiosità, e per la sua esistenza sfortunata.
Dopo la morte di sua madre, Teseo sposò Fedra, sorella di Arianna.

Alexandre Cabanel – Fedra – Musée Fabre, Francia – Wikipedia, pubblico dominio.

Secondo alcuni autori, Teseo mandò Ippolito da Pitteo che lo adottò come suo erede al trono di Trezene.
Ippolito ebbe un culto particolare per Artemide, alla quale elevò un tempio in Trezene, sotto il nome di Lykeia, ma disprezzava Afrodite. La dea si vendicò del suo disprezzo suscitando nel cuore di Fedra una viva passione per il giovane.
Poiché a quell’epoca Teseo si trovava in Tessaglia con Piritoo o forse nel Tartaro, Fedra seguì Ippolito a Trezene. Colà essa, senza essere notata, poteva osservare ogni giorno Ippolito che, completamente nudo, si esercitava nella corsa, nel salto e nella lotta. In seguito, quando Ippolito si recò ad assistere alle Panatenee e alloggiò nel palazzo di Teseo, Fedra lo spiò dal tempio di Afrodite sull’Acropoli.

Fedra non svelò ad alcuno il suo incestuoso desiderio, ma toccava appena il cibo, dormiva male e tanto si indebolì che la vecchia nutrice, infine, indovinò la verità e supplicò la regina di inviare una lettera a Ippolito.

Fedra seguì il consiglio e scrisse confessando il proprio amore. Ippolito bruciò inorridito quella lettera e si recò nella camera di Fedra rimproverandola aspramente.

Etienne-Barthélémy Garnier – Ippolito, dopo la confessione di Fedra, sua matrigna – Musée Ingres Bourdelle, Francia – Wikipedia, pubblico dominio.

Fedra allora si lacerò le vesti, spalancò le porte e gridò: “Aiuto! Aiuto! Sono stata violentata!” e s’impiccò a una trave del soffitto, lasciando un biglietto che accusava Ippolito di orrendi crimini.

Teseo quando tornò non accolse le proteste di innocenza del figlio Ippolito, e ordinò che il giovane lasciasse immediatamente Atene. Pregò poi Poseidone (considerato a volte suo padre), che gli aveva promesso di esaudire tre suoi desideri, perché Ippolito morisse quel giorno stesso.
Ippolito aveva appena abbandonato Atene in gran fretta, e mentre si recava in esilio a Trezene un mostruoso toro uscì dal mare e spaventò i cavalli che guidavano il suo cocchio, egli cadde in mare e morì.

Lawrence Alma-Tadema – La morte di Ippolito – Wikipedia, pubblico dominio.

Più tardi Teseo scoprì la verità da Artemide, ed è accertato che la dea ordinò ai Trezeni di tributare a Ippolito onori divini e da quel giorno tutte le spose trezenie, il giorno delle nozze, gli sacrificano una ciocca di capelli. I Trezeni sostengono che gli dèi posero l’immagine di Ippolito fra gli astri come costellazione dell’Auriga.
Si raccontava inoltre che, pregato da Artemide, Asclepio aveva restituito la vita al giovane. Ma Ade e le tre Moire, irati per questo attentato ai loro privilegi, indussero Zeus a uccidere Asclepio con la sua folgore.

Sala Diana – Diana torna ad Aricia, Ippolito resuscitato da Asclepio. Museo del Louvre (Parigi, Francia). – Wikipedia, pubblico dominio.

Ippolito rifiutò di vivere col padre e si recò, secondo le tradizioni italiche, ad Aricia nel Lazio, dove divenne re e istituì il culto di Diana (Artemide) al lago Nemorensis (Nemi) assumendo il nome di un dio minore, Virbio, che significa vir bis, due volte uomo. Nella valle di Aricia, Ippolito fu in relazione con la ninfa Egeria.

Stralcio testo tratto dalla pagina: unmondoaccanto.blogfree.net sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…