Dante Gabriel Rossetti – Venus Verticordia (Venere “che apre i cuori”) – Russell-Cotes Art Gallery & Museum – Wikipedia, pubblico dominio

Nella mitologia greca, la nascita della rosa è avvolta da un racconto delicato e solenne, in cui intervengono alcune tra le più luminose divinità dell’Olimpo. Protagonista è Clori, ninfa dei fiori e della primavera, conosciuta dai Romani come Flora, che un giorno, passeggiando nel bosco, si imbatté nel corpo senza vita di una giovane ninfa. Colma di dolore, Clori invocò l’aiuto di Afrodite, affinché restituisse vita a ciò che la morte aveva spento.

La dea dell’amore, commossa, trasformò quel corpo inerte in un fiore di straordinaria bellezza: la rosa.
Ma l’opera non era ancora compiuta. Dioniso, dio del vino e dell’ebbrezza, le donò un profumo dolce e inebriante; le Tre Grazie le conferirono fascino e splendore; Zefiro, vento gentile di primavera, scacciò le nubi affinché Apollo potesse illuminarla con i suoi raggi e farla sbocciare.

Così, nata dall’armonia di più potenze divine, la rosa si moltiplicò e si diffuse nel mondo, fino a essere riconosciuta dai Greci come la regina dei fiori.

Sandro Botticelli – La nascita di Venere (Zefiro e Clore spargono rose sulla dea) – Wikipedia, pubblico dominio

Nella cultura romana, la rosa rimase profondamente legata a Venere, l’equivalente di Afrodite.
Ovidio racconta nelle Metamorfosi l’amore della dea per il mortale Adone. Quando il giovane morì durante una battuta di caccia, Venere lo pianse disperatamente: dalle sue lacrime, cadute sulla terra, nacquero le rose bianche, simbolo di amore puro e dolore eterno.

Anche le spine trovarono una spiegazione mitica. Secondo una tradizione, fu Cupido a causarle involontariamente: punto da un’ape mentre sistemava le sue frecce, ebbe un sussulto e una di esse volò nel giardino di Venere, facendo spuntare le spine sulle rose.
Un’altra versione racconta invece la storia di Rodante, una fanciulla di incomparabile bellezza che respinse tutti i pretendenti. Quando questi irruppero con violenza nella sua casa, la dea Diana la trasformò in una rosa e i pretendenti in spine, destinate a proteggerla per sempre.

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Un fiore che attraversa le civiltà
La rosa non appartiene solo al mito: ha accompagnato l’intera storia umana. Si dice che Confucio possedesse una biblioteca con seicento volumi dedicati alla coltivazione delle rose, e che Cleopatra facesse coprire i pavimenti dei suoi palazzi con petali profumati. Anche in epoche più vicine a noi, il fascino del fiore continua: al Grand Hotel Des Palmes di Palermo, dove Richard Wagner concluse nel 1881 il Parsifal, per anni gli armadi e i cassetti conservarono il profumo dell’olio essenziale di rosa di cui il compositore non poteva fare a meno mentre lavorava.

Piazza Armerina – Rosalia – Mosaico che raffigura la tessitura di corone di rose. (Villa del Casale, IV secolo) – Wikipedia, pubblico dominio

La rosa è uno dei più completi archetipi simbolici dell’Occidente: nasce dalla morte, si nutre dell’amore, unisce bellezza e ferita. Fiore solare e insieme funerario, accompagna l’uomo nei riti di passaggio. Non a caso i Romani celebravano le Rosalia, feste dedicate ai defunti tra maggio e luglio, tradizione che confluirà nel mondo cristiano, dove la Pentecoste viene talvolta chiamata “Pasqua delle rose”. Nel culto di Dioniso, infine, la rosa era anche simbolo di silenzio e segretezza: proteggeva i misteri dell’ebbrezza, come se il fiore stesso custodisse ciò che non può essere detto.
In questo equilibrio tra eros, morte e rinascita, la rosa continua ancora oggi a parlare un linguaggio universale.

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