Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Caronte, il traghettatore

Caronte, il traghettatore

«E ‘l duca lui: “Caron, non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare”.»
(Inferno III 94-96)

 

Varcate le soglie dell’Aldilà, secondo la mitologia greca i defunti incontravano il terribile Caronte, un vecchio laido che, sulla sua zattera, traghettava le anime al di là dell’Acheronte, il fiume infernale. Un intermediario tra il mondo terreno e l’Oltretomba dai modi tirannici e dall’aspetto spaventoso, un demone infernale in cui si rispecchiava tutto l’orrore del mondo greco nei confronti della morte.

Joachim Patinir – Caronte e lo Stige – Museo Nacional del Prado, Madrid – Wikipedia, pubblico dominio

Figura minore della mitologia greca, Caronte è stato reso immortale da Virgilio e Dante, che nei loro poemi più celebri, l’Eneide e la Divina Commedia, ne hanno tracciato un ritratto indimenticabile: un immondo traghettatore di anime che vessa e atterrisce i defunti con le sue ingiurie, preparandoli alla triste vita nell’oltretomba.


GENEALOGIA DI CARONTE

L’albero genealogico di Caronte è scarno quanto sporadiche sono le notizie che lo riguardano. Di lui i mitografi antichi si limitano a dirci che era figlio di Erebo, il dio delle tenebre, generato all’origine dei tempi da Caos, vuoto abisso dal quale ogni cosa discende. Caos era anche il padre di Notte, sorella di Erebo, che secondo alcuni autori (soprattutto di epoca latina) sarebbe stata la madre di Caronte. Se questa ricostruzione fosse vera, allora Caronte avrebbe avuto anche diversi fratelli, tutti nati dalla relazione tra Notte ed Erebo: tra di essi Emera, incarnazione del Giorno, ed Etere, personificazione del Cielo superiore (dove la luce è più pura rispetto al Cielo vicino alla Terra). Nessun testo antico prospetta invece la possibilità che Caronte possa essersi sposato o avere avuto figli, cosa del resto assai improbabile visto il suo triste mestiere di nocchiero infernale.

 

LA ZATTERA DEI MORTI

Nel loro viaggio verso l’Aldilà, i defunti erano accompagnati dal dio Ermes fino sulle rive dell’Acheronte, dove, a bordo della sua zattera formata da pezzi di corteccia d’albero cuciti insieme, li attendeva il feroce Caronte. Il nocchiero infernale era descritto dai Greci come un vecchio sudicio e dalla barba incolta, vestito con un mantello a brandelli e, talvolta, con un cappello rotondo. Egli accoglieva le anime dei defunti con modi bruschi, deridendole, insultandole e spesso malmenandole. Poi le caricava sulla sua zattera e le conduceva sull’altra sponda del fiume, dove si trovava l’ingresso dell’Oltretomba.

Gustave Doré – Caronte, illustrazione da “La Divina Commedia” di Dante – Wikipedia, pubblico dominio

Per il suo compito di nocchiero, Caronte pretendeva un tributo, una piccola moneta d’argento che, nell’antica Grecia, era consuetudine porre sotto la lingua dei cadaveri prima di seppellirli. Solo chi aveva ricevuto onori funebri, e quindi portava con sé l’obolo di Caronte, poteva imbarcarsi sulla sua barca: gli altri erano condannati a vagare in eterno e senza pace lungo le nebbiose rive dell’Acheronte.
Oltre che come traghettatore d’anime, Caronte era conosciuto anche come sentinella degli Inferi, incaricato da Ade di impedire ad ogni costo ai viventi l’accesso al mondo ultraterreno.
Non sempre, tuttavia, la sua vigilanza era così ferrea come ci si sarebbe potuti aspettare: per esempio, quando Eracle scese agli Inferi per catturare Cerbero, Caronte non riuscì a bloccarlo, e per questo fu punito da Ade con un anno di carcere. Anche il troiano Enea riuscì a eludere la guardia di Caronte, grazie all’aiuto della Sibilla Cumana (sacerdotessa di Apollo) che, mostrando al vecchio un ramoscello d’oro, riuscì a placarne la rabbia come per magia. Infine Caronte fu beffato anche da Orfeo, il musico tracio, che con la sua cetra lo incantò al punto da convincerlo a fargli posto sulla sua zattera.

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Stralcio testo tratto dalla pagina: mitologia-mythos.blogspot sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

 

Astronomia

Caronte, sino al 2005, era l’unico satellite conosciuto di Plutone, l’allora pianeta più lontano del sistema solare dal 1930 al 2005. Storicamente Plutone è stato il nono pianeta del nostro sistema solare dal 1930 al 2006, quando al congresso di Praga l’Internationa Astronomical Union ha ridefinito il concetto di pianeta, introducendo la nuova classe deipianeti nani (dwarf planets), nella quale ha inserito Plutone2003 UB313 e l’ex asteroide della Fascia Principale Cerere.

Con la scoperta di S2005/P1 e S2005/P2 anche Caronte ha perso la sua unicità, ma resta sempre il maggior satellite come diametro del sistema solare, rispetto al pianeta (o pianeta nano) attorno al quale orbita. I due corpi scoperti nel 2005 hanno diametri molto minori e inoltre non dispongono di un’atmosfera, che Caronte invece ha, per quanto rarefatta. La tabella di The Nine Planets qui sopra è stata aggiornata nel marzo 2006, quando sono stati pubblicati i dati ricavati dalle misure effettuate l’11 luglio 2005, quando Caronte occultò una debole stella, fenomeno osservabile da una stretta fascia del Sud America.

 

Stralcio testo tratto dalla pagina: castfvg.it sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…