Tra i personaggi dell’Iliade, Ettore emerge come il più nobile e, forse, il più umano. Il suo eroismo non nasce da un’origine semidivina né da privilegi concessi dagli dèi, ma da una coscienza lucida del limite. In lui il coraggio non è incoscienza: è una scelta sofferta, compiuta sapendo che il destino è avverso e che, di fronte alla volontà divina, all’uomo resta una sola possibilità: morire con onore.
Ettore è temerario e sensibile insieme. Può fuggire, vinto dalla paura, quando si trova per la prima volta davanti ad Achille, eppure sa ritrovare la forza di tornare sui suoi passi, accettando un duello di cui intuisce l’esito. È il più grande degli eroi troiani, l’unico che incuta timore persino al suo terribile avversario. Amato dal popolo e consapevole del ruolo che gli è stato assegnato, combatte per difendere la città pur disprezzando le ragioni profonde della guerra. La sua grandezza morale si riflette anche nella sfera privata: nessun altro eroe omerico ama la propria sposa quanto lui ama Andromaca, alla quale è legato da un affetto tenero e autentico, raro in un poema dominato dalla violenza.
Figlio del re Priamo e della regina Ecuba, Ettore appartiene a una genealogia vasta e complessa. È uno dei diciannove figli della coppia reale, fratello di figure destinate a lasciare un segno profondo nel mito: la profetessa Cassandra, condannata a non essere creduta; Eleno, il traditore; Paride, causa remota della guerra; e Polissena, la giovane di cui, secondo alcune tradizioni, si sarebbe innamorato lo stesso Achille. Eppure, nessuno di loro riuscì mai a eguagliare la popolarità e il prestigio di Ettore.

Ettore con i suoi genitori: Priamo ed Ecuba (vaso antico) – Wikipedia, pubblico dominio
La sua figura divenne ben presto l’incarnazione dell’eroe ideale: forte, coraggioso, giusto, onesto, animato da una profonda pietas. Una tale concentrazione di virtù parve eccessiva persino ad alcuni autori antichi, che, prendendo le distanze da Omero, arrivarono a ipotizzare che il vero padre di Ettore fosse Apollo, poiché ritenevano impossibile che un uomo mortale potesse racchiudere in sé tante qualità.
Ettore è, in effetti, una creatura interamente omerica. Al di fuori dell’Iliade la sua presenza è marginale, e tutto ciò che sappiamo di lui proviene dal racconto dell’ultimo anno della guerra di Troia. Nei primi tempi del conflitto, l’eroe appare prudente, talvolta esitante: per nove anni evita accuratamente lo scontro diretto con Achille e, quando lo incontra, preferisce rifugiarsi entro le mura della città. La svolta avviene quando Achille, in aperto contrasto con Agamennone, si ritira dalla battaglia.
Da quel momento Ettore assume il comando dell’esercito troiano. Cerca inizialmente una via di accordo, ma presto la guerra riprende con rinnovata ferocia. Egli infligge pesanti perdite ai Greci, affronta Aiace in un duello senza vincitori e guida l’assalto contro le navi achee, arrivando a minacciare la distruzione dell’intero accampamento nemico. Solo l’intervento degli dèi gli impedisce di uccidere eroi come Nestore e Diomede.
Il momento decisivo giunge quando Patroclo, indossate le armi di Achille, entra in battaglia alla guida dei Mirmidoni. Ettore lo affronta, lo uccide e ne spoglia il corpo, nonostante i tentativi dei Greci di impedirglielo. È il suo ultimo, immenso trionfo. Poco dopo, infatti, Achille ritorna sul campo, accecato dal dolore e dalla collera, e trascina i Greci alla riscossa.

Achille sconfigge Ettore di Peter Paul Rubens, 1630 – Wikipedia, pubblico dominio
Lo scontro finale è inevitabile. Quando i due eroi si fronteggiano sotto le mura di Troia, Ettore è sopraffatto dalla paura e fugge, inseguito da Achille per tre volte attorno alla città. Poi, tradito da Atena, che gli appare con le sembianze del fratello Deifobo promettendogli un aiuto inesistente, accetta il duello.
Il combattimento è feroce e breve: Achille prevale. Morente, Ettore supplica il nemico di restituire il suo corpo al padre, ma ottiene solo rifiuto. Prima di spirare, però, profetizza la morte imminente del vincitore.

Franz von Matsch – Achille trascina il corpo senza vita di Ettore attorno a Troia. Affresco della fine del XIX secolo nel palazzo dell’Achilleion a Corfù, in Grecia – Wikipedia, pubblico dominio
La furia di Achille non si placa con la vittoria. L’eroe greco si accanisce sul cadavere di Ettore, trascinandolo attorno alle mura di Troia legato al carro.
Solo più tardi, per ordine di Zeus, acconsentirà a restituirlo a Priamo, che potrà infine seppellirlo con gli onori dovuti.

Scena dal Libro XXIV dell’Iliade: Il cadavere di Ettore riportato a Troia (particolare). Opere d’arte romane (180-200 d.C. circa), rilievo di un sarcofago, marmo. – Wikipedia, pubblico dominio
Accanto a questa epopea di armi e destino, l’Iliade offre uno dei suoi momenti più toccanti nel rapporto tra Ettore e Andromaca.
In un poema dominato da valori maschili, la figura della donna introduce una voce diversa: quella dell’amore e della fragilità. Orfana di tutta la sua famiglia, Andromaca vede nel marito l’unico sostegno rimastole.

Johann Heinrich Wilhelm Tischbein – L’addio di Ettore ad Andromaca – Wikipedia, pubblico dominio
Nel loro ultimo incontro, segnato da un oscuro presagio, si confrontano due logiche inconciliabili: l’amore che chiede di restare e il dovere che impone di partire. Ettore sceglie il dovere, pur sapendo che lo condurrà alla morte.
È forse in questa scelta, più che in qualsiasi impresa guerriera, che risiede la sua vera grandezza.
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