atlantide41Al di là di quello stretto di mare chiamato Le Colonne d’Ercole, si trovava allora un’isola più grande della Libia e dell’Asia messe insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla terraferma di fronte. In quell’isola chiamata Atlantide v’ era un regno che dominava non solo tutta l’isola, ma anche molte altre isole nonché alcune regioni del continente al di là: il suo potere si spingeva, inoltre, al di qua delle Colonne d’Ercole; includendo la Libia, l’Egitto e altre regioni dell’Europa fino alla Tirrenia“.
A parlare è Crizia, parente del filosofo Platone, il quale racconta che un secolo prima, nel 590 a.C., il legislatore Solone si era fermato nella capitale amministrativa dell’ Egitto, Sais. Qui aveva cercato di impressionare i Sacerdoti di Iside illustrando le antiche tradizioni greche, ma uno di loro aveva sorriso, affermando che quello greco era un popolo fanciullo nei confronti di un altro su cui gli Egizi possedevano molta documentazione scritta. Secondo il sacerdote egiziano, una civiltà evoluta era esistita per secoli su “un’isola più grande della Libia e dell Asia messe insieme” l’isola era stata distrutta novemila anni prima da un immane cataclisma insieme a tutti i suoi abitanti. Le parole di Crizia sono riportate nei “Dialoghi” Timeo e Crizia, scritti da Platone attorno al 340 a.C.. Ecco come il filosofo greco descrive l’ isola, sempre per bocca del sacerdote egiziano. “Dal mare, verso il mezzo dell’intera isola, c’era una pianura; la più bella e la più fertile di tutte le pianure, e rispetto al centro sorgeva una montagna non molto alta”
La descrizione continua a lungo, inframmezzata da commenti sulla genealogia degli abitanti di Atlantide: ne emerge l’identikit di un territorio rettangolare di 540 x 360 chilometri, circondato su tre lati da montagne che lo proteggono dai venti freddi, e aperto a sud sul mare. La pianura è irrigata artificialmente da un complesso sistema di canali perpendicolari tra loro, che la dividono in seicento quadrati di terra chiamati klerossu in cui si trovano floridi insediamenti agricoli. La città principale, Atlantide, sorge sulla costa meridionale; è circondata da una cerchia di mura la cui circonferenza misura settantun chilometri; la città vera e propria, protetta da altre cerchie d’acqua e di terra, ha un diametro di circa cinque chilometri.
In altre parole Atlantide misura quasi otto volte la Sicilia; se non proprio un continente, è pur sempre un’isola di grandezza non disprezzabile. Crizia descrive la fertilità delle sue terre popolate, tra l’altro, da elefanti giacché anche per quell’ animale, il più grosso e il più vorace di tutti, c’era abbondante pastura.

Il possente impero di Atlantide, che si estende sulle isole vicine, è diviso in dieci stati confederati, ognuno dei quali è retto da un re; lo stato sovrano, quello che comprende la città di Atlantide, è suddiviso a sua volta in sessantamila distretti; ogni cinque o sei anni si svolge una sorta di pubblica assemblea con la partecipazione del popolo che giudica l’operato delle varie amministrazioni.
Gli Atlantidei, non paghi di dominare sulle loro isole, hanno fondato colonie nella terraferma di fronte (l’America?), in Egitto, in Libia e in Etruria. Ma non sono riusciti a sconfiggere l’impero di Atene, fondato nel 9600 a.C. dalla Dea Minerva e organizzato secondo gli stessi criteri che Platone aveva esposto nella sua opera La Repubblica. Dopo molti anni di guerra, un grande terremoto e un’inondazione devastano Atene, inghiottono il suo esercito e fanno sprofondare anche Atlantide nelle acque dell’oceano. Una giusta punizione, in quanto, con il trascorrere dei secoli, gli Atlantidei si sono corrotti:
“Quando l’elemento divino, mescolato con la natura mortale, si estinse in loro, il carattere umano prevalse, allora degenerarono, e mentre a quelli che erano in grado di vedere apparvero turpi, agli occhi di quelli che sono inetti a scorgere qual genere di vita conferisca davvero la felicità, apparvero bellissimi, gonfi come erano di avidità e potenza. E Zeus , il dio degli dei, intuito che questa stirpe degenerava miserabilmente, volle impartir loro un castigo affinché diventassero più saggi. Convocò gli dei tutti, e, convocatili, disse…”

Cosa disse Giove, possiamo solo intuirlo: infatti con queste parole si conclude il Crizia. Ma il vecchio sacerdote l’ha già spiegato in precedenza:
“Più tardi, avvenuti dei terremoti e dei cataclismi straordinari, tutta la vostra stirpe guerriera (cioè gli Ateniesi) sprofondò sotto terra, e similmente l’isola di Atlantide s’inabissò in mare e scomparve”.
Di quanto ha raccontato, afferma Crizia, l’Egitto è l’unico paese che possiede molta documentazione scritta, perchè, contrariamente alle terre vicine, non fu coinvolto dalla catastrofe; e a questo proposito si scusa con i lettori per aver imposto nomi greci ai sovrani di Atlantide. Nei loro annali, infatti, gli Egiziani avevano tradotti i nomi nella propria lingua, secondo il costume dell’epoca; successivamente Solone li aveva a sua volta reinterpretati in greco, e così glieli aveva riferiti. “Quando dunque udrete dei nomi simili a quelli nostri, non meravigliatevene, giacché ne conoscete il motivo”.

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SCOPERTE NUOVE TRACCE DELLA MITICA ATLANTIDE E DI UN’ANTICA SCIENZA PERDUTA

Il Progetto “La Scienza Olistica” è un recente progetto di ricerca che attraverso uno studio epistemologico di tipo comparativo ed indiziario – un moderno metodo di analisi scientifica – ha recuperato buona parte di un’antica forma di sapere perduto, appartenuto ad una civiltà scomparsa almeno 15.000 anni fa: forse la mitica Atlantide. Tutti sappiamo che di Atlantide doveva essere una civiltà molto avanzata e alcune leggende parlano addirittura di “civiltà tecnologica”.
L’antico sapere ritrovato era rimasto ben custodito per millenni all’interno di misteriosi simboli (PaKua, Stella Ebraica a cinque ed a sei punte, Triangolo, Caduceo, ecc…) che, se pur ben noti all’Umanità perché presenti in molte grandi civiltà del passato, erano stati da sempre considerati simboli “ornamentali”. Essi nascondevano invece una precisa logica codificata e, forse, le leggi di un’antica scienza perduta superiore alla nostra: la Scienza Olistica.
Tali leggi sono rimaste ben conservate all’interno del sapere ebraico Cabalistico e nel Taoismo, una antichissima teoria filosofica cinese, dalle origini finora misteriose, alla base della millenaria agopuntura. Questa scoperta apre la strada, anzitutto, a suggestivi orizzonti antropologici perché dimostra l’esistenza di un’unica grande civiltà antichissima, date le corrispondenze con gli studi antropologici, archeologici e mitologici del noto ricercatore-scrittore americano Graham Hancock, il quale collega le origini delle maggiori civiltà del passato (egiziana, incas, cambogiana, polinesiana dell’isola di Pasqua…) e, in particolare, di quella cinese ed ebraica.

Un anno fa (2001 ndr) finì sulle prime pagine di tutti i giornali l’esperimento Boomerang. Un’eccezionale scoperta di un gruppo internazionale di cosmologi guidati dall’italiano Paolo De Bernardis, un fisico dell’Università “La Sapienza” di Roma e dall’americano Andrea Lange del Caltech che, coerentemente con la lettura olistica della realtà in due sole dimensioni, dopo essere riusciti a fotografare il momento del Big bang dissero: “Una prima analisi dei dati, che evidenziava solo le strutture più grandi (che si formarono all’origine), aveva suscitato grande attenzione perché la misura delle dimensioni di queste strutture aveva permesso di determinare la geometria ‘piatta’ dell’Universo”.

Le conferme antropologiche e scientifiche ottenute da tutte le ricerche che il Progetto “La Scienza Olistica” sta portando avanti sono davvero tante e non è certo possibile elencare tutte le ipotesi possibili, costruite su di esse. È però particolarmente suggestiva ed avveniristica l’ipotesi dell’esistenza di un preciso numero di “porte dimensionali” di accesso ad un mondo parallelo, già teorizzato, seguendo altre strade, da vari scienziati e della possibilità che la civiltà di Atlantide – in possesso di una scienza superiore e dunque del segreto delle porte dimensionali – sia scomparsa sì dalla faccia di questa terra ma per rifugiarsi, a causa un’immensa catastrofe planetaria, nell’universo parallelo. Gli extraterrestri di oggi potrebbero essere i terrestri atlantidi di ieri, tornati a rivisitare il loro vecchio mondo. A supporto di questa possibilità, e comunque dell’esistenza di una scienza superiore olistica, vi è il famoso mistero dei “cerchi nel grano”. Molti ufologi sostengono che si tratti di messaggi di origine extraterrestre. Il fatto è che alcuni di quei “cerchi” sono identici ad alcuni simboli della Scienza Olistica e, guarda caso, i matematici che hanno studiato i “crop circles” – e che non conoscevano i nuovi studi olistici di cui oggi vi parliamo – sostengono con certezza che si tratti di schemi matematici frattali.

Per ulteriori informazioni sul Progetto “La Scienza olistica” consultare il sito www.lascienzaolistica.com.

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Nascoste nelle profondità del mare Caraibico, davanti alla penisola Cubana di Guanahacabibes, nei pressi di un vulcano spento, in un’area di 20 chilometri quadrati del pavimento oceanico, immense strutture formano un reticolato urbano, che spicca sulla spianata di sabbia bianca, con i suoi muri ad angolo retto. Le strutture si snodano in un regolare e ordinato groviglio di strade, vicoli, incroci e piramidi di stile mesoamericano.
Gli occhi meccanici di un robot hanno violato, dopo migliaia di anni, i resti di un’antica città; hanno immortalato i megalitici blocchi di granito, tagliati e posizionati con cura a formare piramidi e altre strutture a volte circolari, simmetricamente organizzate.
Il filmato che è stato prodotto ha posto all’osservazione dell’equipe di esperti, quali il Dr.Gambino La Rosa del Museo di Scienze Naturali di Cuba, le strutture e le anomale incisioni impresse su di esse composte da simboli e gruppi di lettere, simboli e croci ovali, simili ai segni minoici e a quelle presenti su alcuni sigilli babilonesi e assiri. Simili, ma non della stessa appartenenza, somiglianti ai caratteri dell’alfabeto greco, ma più paragonabili alle incisioni etrusche. La scoperta, che ha suscitato grande clamore, risale al maggio 2001 quando la spedizione canadese, guidata dall’ingegnere russo Paulina Zelitsky della ADC Advanced Digital Comunications, con lo scopo di ricercare antichi relitti, si è imbattuta in strutture sottomarine situate alla profondità di circa settecento metri.
Nel dicembre dello stesso anno a conferma di quanto rilevato dal sonar, è stato immerso un robot telecomandato provvisto di telecamera che ha filmato quella che, da subito, è stata ritenuta un’antica città sommersa. Si è pensato immediatamente all’Atlantide perduta, memori anche della caduta di una cometa intorno al 9000 a.C. che devastò la costa orientale atlantica americana.
Il filmato ottenuto, già diffuso dalla TV cubana, ha evidenziato strutture artificiali composte da blocchi levigati, eretti uno sull’altro in forme diverse; coperti da iscrizioni sconosciute e a quanto pare indecifrabili. Secondo le dichiarazioni di Paulina Zelitsky sono presenti numerosi edifici in granito bianco di forma piramidale di stile americano. Per avere ulteriori dettagli dovremo attendere l’esito di una spedizione prevista per l’estate del 2002, quando verrà utilizzato un robot particolare provvisto di tre telecamere e potenti riflettori; un trapano con diverse funzioni e un grosso braccio mobile di 10 metri per prelevare campioni. Ovviamente il Dr. Gambino non rilascia dichiarazioni che possano dare adito a speculazioni anche se a suo dire le costruzioni risultano essere lisce, piatte e formate da blocchi sovrapposti quindi artificiali. Naturalmente dal prelevamento di campioni si otterranno informazioni dettagliate. Immagini migliori, magari un frammento con iscrizioni e simboli, contribuiranno a fornire dettagli per l’identificazione del luogo. Quanto finora raccolto riguardo ai glifi riporta a molte culture. Inoltre i simboli presenti sulle strutture sommerse si ritrovano nelle caverne cubane; sia in quelle di superficie sia in quelle sommerse. Sembrano simili al linguaggio lineare “C” usato da una cultura minoica conosciuta come Luwiani che viveva nell’odierna Turchia al tempo dei Troiani.
Alcuni scritti Luwiani sono stati trovati in Italia e per gli esperti del settore potrebbero costituire un importante collegamento fra gli Etruschi e l’Asia Minore.
Sembra che la croce ovale abbia più significati, non solo come “LU” per Luviani, ma anche “Star” stella. Forse per indicare l’imminente caduta di una cometa? I Troiani avevano una versione della storia di Atlantide molto particolare e interessante. Raccontano che la loro civiltà era stata fondata da Dardano che si diceva provenisse da Atlantide. Dardano era nato in un isola lontana, situata ad Ovest da Elettra e Atlas, che diede nome a quella terra. Atlas aveva una sorella che partorì Clione, dea del mare, dalla quale ebbero origine le Pleiadi.

Comunque i caratteri più vicini ai simboli filmati sulle pietre della città sommersa risultano molto più similari a quelli etruschi, una delle più misteriose culture. Vivevano in Toscana ma nessuno sa chi erano e da quale luogo provenivano. Abili marinai e artigiani hanno lasciato inciso su pietre, colonne e artefatti un linguaggio che nessuno è stato capace di tradurre.
Dove acquisirono il loro linguaggio scritto? Nel regno di Atlantide?

Platone ci racconta che la loro terra era in effetti un avamposto di Atlantide. Durante una delle tante spedizioni organizzate dal popolo del continente perduto venne fondato uno stato in quel luogo dopo aver stabilito una specie di matrimonio di scambio con la popolazione stanziale, creando in tal modo ciò che noi conosciamo come Etruria.

Analizzando la capacità degli Atlantidei non possiamo fare a meno di pensare agli Annunaki; difatti i primi vengono descritti come grandi navigatori, ma anche come sapienti minatori e buoni lavoratori del rame. Le miniere di questo minerale del Nord America sono state ampiamente sfruttate; secondo calcoli effettuati dagli esperti sarebbe stato trattato almeno mezzo bilione di libbre di rame greggio durante quel periodo.
Numerose le miniere che furono scavate ad una profondità di venti metri usando una tecnologia ben diversa da quella conosciuta dai nativi americani. Studiosi di quella nazione hanno accertato che sono state soppresse le prove dell’esistenza di una grande impresa di sfruttamento minerario nel Michigan dal 3.000 a.C. al 1.200 a.C. Nello stesso periodo di tempo dalla parte opposta aveva origine l’età del Bronzo.
La cosa più straordinaria è che grazie al loro sviluppo tecnologico avanzato erano in grado di spedire enormi quantità di rame grezzo fino in Europa.
Anche gli Annunaki erano provetti minatori, secondo quanto narrano le cronache sumere.
Questi i fatti storici, quanto poi alla possibilità che si tratti dei resti del continente perduto dobbiamo considerare gli eventi catastrofici abbattutasi nella zona.

Da indagini aeree del 1930 nella zona della Carolina del Sud risultano esistenti nella zona mezzo milione di crateri di forma ellittica. Sarebbero stati prodotti da un corpo celeste frantumatosi durante la caduta sulla terra, dopo essere entrato in collisione con un altro asteroide.
I campioni prelevati rivelano che l’evento si sarebbe verificato alla fine dell’ultima era glaciale ossia oltre 11.000 anni fa; nel 9.000 a.C.
L’età precisa dell’impatto resta sconosciuta; ma dalle rilevazioni risalirebbe all’incirca all’epoca fornita da Platone. Sono state scoperte recentemente due teste scolpite molto somiglianti nei lineamenti a serpenti che ricordano le statuette della cultura Ubaid, rinvenute a Jarmo; databili fra i 6.000 e gli 8.000 anni e quindi più antiche del sito ove sono state rinvenute.
Potrebbe essere la prova che qualche popolo effettuò esplorazioni marittime dall’America fino all’Europa, attraverso l’Africa.

È stato rinvenuto in Perù, in Mexico e nelle Indie Occidentali, una specie di cotone che, a detta degli esperti, è stato introdotto nelle Americhe per iniziare una coltivazione, ma che non era originario di quei luoghi. Di conseguenza qualcuno lo ha importato dal mondo occidentale proprio con quello scopo. Sono evidenze fisiche di una connessione fra India, Asia, Mediterraneo e Americhe.

Quando emergerà dalle profondità dell’oceano caraibico potrà fornire la chiave per comprendere il mistero di Atlantide Il continente perduto non è più un mito; giunge notizia che nel settembre 2001 una spedizione spagnolo americana ha individuato, a circa ottanta metri a Sud Ovest delle Azzorre, un gruppo di resti urbani sommersi, consistenti in un tempio centrale sostenuto da tre basamenti di nove colonne, che a sua volta sorregge un tetto di pietra di sei metri per nove. Intorno i resti di cinque canali circolari, alcuni ponticelli e quattro anelli di strutture uguali al tempio. Il tutto a 850 metri di profondità, cento in più del sito cubano.
Considerando i resti rinvenuti a suo tempo a Bimini, la grande isola inizia a prendere forma e con essa una nuova luce illumina la storia dell’umanità.

a cura di Mauro Paoletti http://www.cosenascoste.com/atlantide/atlantide.php

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A sostegno della tesi che vuole Atlantide distrutta da un cataclisma, vi riporto un testo per…riflettere….

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La maggior parte di noi è convinta che il nostro pianeta dacché è nato si sia mantenuto pressoché intatto così come noi lo conosciamo oggi.

Certo milioni e milioni di anni fa il paesaggio non sarà stato come oggi lo conosciamo, ma, perbacco l’Italia anche se non perfettamente uguale a quella odierna, fu esattamente nella stessa posizione. Milano, se fosse esistita, sarebbe stata al nord e Palermo al sud. Soddisfatti di questa sicurezza non crederemmo a nessuno che ci dicesse il contrario, anche per una sorta di paura. Se un cataclisma ha potuto scambiare i punti cardinali, nulla ci vieta di credere che così come un simile fatto è successo una volta non possa accadere ancora, magari domani stesso.

Fautore di una cosi’ incredibile teoria è stato uno scienziato americano, Immanuel Velikovski. Egli asseriva che circa 10mila anni fa, il polo nord si trovava localizzato nella attuale terra di Baffin (nei pressi del Canada del nord) e il globo terrestre ruotava su un asse non inclinato così da determinare clima uguale in tutte le stagioni.

Una cometa, o un pianeta errante (Venere?) venne a sfiorarci talmente vicino che il nostro pianeta ne fu sbilanciato e incendiato. Le città ne furono sconvolte, le foreste incendiate, le montagne crollavano mentre tutto era in agitazione. Dal cielo cadevano meteoriti incandescenti che andavano a sconvolgere ancora di più la già terribile situazione. Le banchine dal polo nord andarono alla deriva provocando un terribile maremoto nel loro sciogliersi. In tutto questo terribile crescendo di avvenimenti riuscirono a salvarsi sparuti gruppi di umanità insieme a pochi esemplari di fauna e di flora. Il tutto durò forse solo qualche giorno, ma si sa, la natura quando vuole sa distruggere tutto in pochi attimi. Durante questi sconvolgimenti la Terra si capovolse completamente, tanto che il polo sud divenne polo nord e viceversa, l’est e l’ovest cambiarono anch’essi di posto. Credere a tutto ciò non è facile, però alcuni elementi ci inducono a pensare che, forse, qualcosa deve essere successo.

Nel papiro egizio chiamato “HARRIS” si fa riferimento al fatto che dopo un cataclisma cosmico il “sud divenne nord e la Terra si capovolse”.

 harris500  

Il papiro “HARRIS”

Il papiro “IPUWER'”

Il papiro “IPUWER'” dice più o meno la stessa cosa: “il mondo prese a girare a rovescio; come se fosse su una ruota di vasaio e la terra si è capovolta.

Il papiro “ERMITAGE”, conservato al museo di Leningrado dice anch’esso che il “mondo si è capovolto”.

Platone nei dialoghi (Il politico) parla dell’inversione del corso del Sole, dell’annientamento dagli uomini, ed Erodoto, il padre della storia, afferma che i sacerdoti egizi, dicevano che numerose Sole era sorto dove ora tramontava e viceversa.

I polinesiani, i cinesi, gli indù e gli esquimesi sono stati essi pure testimoni di questi fenomeni.

Tra tutte queste testimonianze si inserisce una scoperta archeologica di grande importanza e che a suo tempo mise in imbarazzo gli studiosi.
Si tratta di due carte del cielo dipinte sul soffitto della tomba di Senmut architetto della regina Atshepsut.
Una delle mappe è normale, con i punti cardinali collocati nei punti giusti, ma sull’altra, in funzione della posizione delle stelle l’est è a sinistra e l’ovest a destra.

Tutto ciò ha un indiscusso valore allorché si trova rappresentato nella tomba di un personaggio che per professione studiava il cielo e che quindi lo doveva conoscere molto bene.

Dulcis in fundo, esistono in molte zone vulcaniche, lave polarizzate in senso inverso al campo magnetico locale. La cosa è spiegabile solo ammettendo che la cristallizzazione di queste lave sia avvenuta in un’epoca durante la quale i poli erano diversi da oggi.

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Intercalo un’articolo di Sabina Marchesi tratto da supereva.it

IL VITUPERATO MITO DI ATLANTIDE

Quando si sente parlare del mito di Atlantide, invariabilmente, specialisti e studiosi storcono il naso e digrignano i denti.
Eppure se svincoliamo per un attimo la concezione di Atlantide come entità reale, e la trasportiamo sul piano delle ipotesi, vagliando i fatti pro e contro, come ogni appassionato dovrebbe fare, in una ricostruzione storica e scientifica, ecco che ci troviamo davanti a inquietanti analogie, che se non elevate al rango di “prove” tuttavia costituiscono dei “fatti” tuttora incontrovertibili.
Quello che appare ormai certo è che il mito di una civiltà che ha preceduto la nostra risiede in tutte le culture, in ogni parte del globo, il che farebbe presupporre che un qualche tipo di civilizzazione preesistente fosse comunque presente, in qualche epoca e in qualche luogo, e che ad essa andrebbe ricondotta l’origine comune di tutte queste mitologie.
Come tutti sappiamo il primo a parlare del Mito di Atlantide, fu Platone, che però riportava a sua volta antiche leggende che aveva avuto occasione di ascoltare durante le sue peregrinazioni.
La similitudine architettonica delle costruzioni di antiche città scomparse, i cui resti vengono ritrovati solamente oggi, in luoghi lontanissimi fra loro, farebbe pensare a una civiltà planetaria che avesse sviluppato un qualche tipo di colonizzazione, esportando le proprie conoscenze e le proprie tecniche ingegneristiche.
Per molti studiosi invece non sarebbe affatto un dato concludente, in quanto ipotizzano che sebbene queste comunità fossero geograficamente isolate, potrebbe darsi il caso di evoluzioni cicliche, che avrebbero portato nel tempo diverse “isole” di sviluppo a seguire le medesime tappe, perseguendo i medesimi scopi, attraverso la sperimentazione di medesime applicazioni, manufatti, e costruzioni.
In pratica i singoli agglomerati sociali, pur essendo lontanissimi tra loro e impossibilitati a infuenzarsi l’un l’altro, avrebbero istintivamente seguito gli stessi percorsi evolutivi, realizzando architetture e linguaggi simbolici simili.
Per quanto riduttiva possa sembrare, questa teoria potrebbe avere un senso, soprattutto alla luce delle leggi Darwiniane dell’evoluzione, che presuppongo infatti la penalizzazione di tutti gli sviluppi non adatti alla sopravvivenza, premiando solo le specie più adatte. Non sarebbe pertanto un mistero il fatto della supremazia di certe vie evolutive rispetto alle altre, riportando fino a noi solo le tracce delle civiltà “vincenti”, che non a caso si somigliano tutte.
Tuttavia rimane innegabile il fatto che le vestigia di antiche civilizzazioni molto più evolute di quanto normalmente ci si aspetterebbe, continuano ad affiorare ovunque nel nostro pianeta e si tratta di circostanze, che per quanto interpretabili, non è affatto possibile ignorare.
Forse un giorno la moderna archeologia riuscirà a fornire una spiegazione convincente e valida che risponda a tutti i quesiti irrisolti riguardo al passato glorioso di tali antichissime civiltà, ormai sepolte per sempre nella memoria dei secoli.

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IL PROFETA DI ATLANTIDE

Quando Cayce cadeva in trance aveva frequenti visioni del continente perduto di Atlantide, che descriveva minuziosamente, fornendo molti dettagli “della capitale Poseidìa” e delle altre città. Molte informazioni riguardavano l’ordinamento sociale, religioso e scientifico degli atlantidei, che avrebbero conosciuto l’energia atomica e costruito macchine volanti antigravità. Convinto assertore della reincarnazione, Cayce sosteneva di essere stato un sacerdote di Atlantide che aveva assistito impotente alla distruzione del continente perduto, a causa dell’uso sconsiderato delle energie. “Atlantide era stata già annientata due volte, – dichiarerà – la prima a causa di un’esplosione dovuta ai prodotti utilizzati per sterminare gli enormi animali che infestavano la Terra, la seconda per via di un potentissimo cristallo che concentrava l’energia solare sul continente e che un giorno ci fece saltare tutti in aria…Avevamo molti terribili cristalli che traevano energia dalle stelle. Ma quando violammo la Legge dell’Uno, cioè la fratellanza universale, ci distruggemmo…”. “I superstiti – continuava Cayce – scamparono in Egitto, dove i loro successori edificarono la Grande Piramide, e in Messico e in Perù, ove costruirono dei templi che erano un pallidissimo ricordo della civiltà perduta…”. Ma Cayce sosteneva di aver veduto, sempre più indietro nel tempo, la storia primigenia dell’umanità, quando l’uomo “vagava come uno spirito sulla Terra”, prima di assumere una forma materiale a causa di un progressivo imbarbarimento. Da questa caduta sarebbero nate quattro razze, la bianca, la gialla, la nera e la rossa, la atlantidea. Sempre a proposito, Cayce previde che le vestigia di Atlantide sarebbero state scoperte fra il 1968 ed il 1969 al largo dell’isola di Bimini. Curiosamente in quegli anni gli archeologi J.Mayol e Manson Valentine scoprirono, nella zona indicata da Cayce, una scalinata ed una strada lunga 100 metri, composta da enormi blocchi di pietra disposti ordinatam ente uno in fila all’altro, che la scienza vuole una formazione naturale e gli esoteristi le vestigia di una civiltà perduta.

Da   anni   la   figura   di   Cayce   affascina   e   divide . Osteggiatissimo dai dottori, Cayce ebbe fra i suoi sostenitori proprio uno di questi, il medico omeopata Wesley Ketchum, che ricorse al suo aiuto un centinaio di volte, dopo che Cayce aveva risanato una sua paziente malata di mente. Proprio Ketchum ha presentato all’American Society for Clinical Research, un prestigioso consesso medico, tutte le cartelle cliniche dei pazienti guariti con l’aiuto del veggente. Le letture di Cayce sono custodite in Virginia da un’associazione di suoi fans, l’Association for Research and Enlightenment (P.O.Box 595 Virginia Beach, VA 23451 U.S.A.). A questi si è rivolta Dorothée Koechlin de Bizemont per potere catalogare e schedare buona parte degli scritti, in seguito pubblicati in Francia. “8000 circa sono a carattere medico e psicologico – ha dichiarato la donna – e gli altri trattano di storia, scienza, esoterismo, archeologia, politica, economia, per un totale di 14256 messaggi…”. Ma proprio in ques ta enorme mole di dati è il punto debole di Cayce. Su base strettamente statistica qualche centinaio di guarigioni e previsioni azzeccate, a fronte di oltre 14.000 messaggi, rappresentano una percentuale di successi decisamente irrisoria, spiegabile tranquillamente con la casualità. Fra i più cortesi detrattori c’è il giornalista americano Martin Gardner: “Su Edgar Cayce non c’è molto materiale serio e obiettivo…Io l’ho conosciuto. Era un uomo garbato e gentile e sincero. Ma sono assolutamente scettico sulle sue doti. Il suo bagaglio di conoscenze era dovuto alle sue letture e agli scambi di vedute con gli amici. Tutte queste informazioni Cayce le dimenticava a livello cosciente e le recuperava sotto ipnosi. La sua filosofia era un guazzabuglio di cristianesimo, astrologia, piramidologia, teosofia e tradizioni occulte. Quanto alle diagnosi, molte di queste venivano formulate in presenza di osteologi e omeopatici, che lo aiutavano. Fu proprio questa collaborazione che influenzò le s ue diagnosi e le sue terapie. Sebbene migliaia di persone credessero di essere state guarite, molte diagnosi iniziali di Cayce erano completamente fuori strada”. In difesa del guaritore di Hopkinsville si è schierata Enza Massa, cronista del fiorentino Giornale dei misteri, che ha commentato: “Il veggente americano predisse effettivamente moli avvenimenti poi puntualmente avveratisi e curò parecchie persone; ma non sempre ci riuscì e fallì altresì molte previsioni. Dopotutto anche i veggenti sono pur sempre esseri umani e non è detto che debbano essere sempre infallibili”. Ciò nonostante proprio uno dei più noti parapsicologi americani, il professor Joseph B.Rhine, si dimostrò scettico dei poteri di Cayce dopo che questi aveva diagnosticato alla figlia dello studioso un male sbagliato…

 

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