
Iside nella palude di papiro allatta Horus – E. A. Wallis Budge (1857-1937) “The Gods of the Egyptians” Vol. II pag 208 – Wikipedia, pubblico dominio
Nella mitologia egizia Iside è una delle figure più alte e complesse del pantheon: grande Dea Madre, signora della fertilità, iniziatrice delle arti femminili e, soprattutto, archetipo eterno dell’amore fedele e dell’anima compagna. È lei che insegna alle donne d’Egitto l’agricoltura, la filatura, la tessitura, ma è anche colei che incarna la forza misteriosa del cuore, capace di sfidare la morte stessa. La sua devozione a Osiride è così profonda da permetterle di strapparlo due volte al regno dei morti, ricomponendone il corpo e restituendogli la vita. In Iside convivono la magia, la sofferenza trasfigurante, il potere dell’amore consapevole e la ricerca suprema dell’unione.

Statuetta di Iside in faience, risalente al periodo tardo. Walters Art Museum, Baltimora. – Wikipedia, pubblico dominio
Figlia primogenita di Nut, il cielo che tutto abbraccia, e di Geb, la terra feconda, Iside nasce nelle paludi del Nilo nei primordi della creazione.
Fin dall’inizio rivolge uno sguardo benevolo sugli uomini: insegna alle donne a macinare il grano, a filare il lino, a tessere, e perfino, dice il mito con sottile ironia, ad “addomesticare” gli uomini per poter vivere in armonia con loro.
Accanto a lei vive il fratello Osiride, dio delle acque del Nilo e della vegetazione che nasce dalle sue inondazioni. Divenuti adulti, Iside e Osiride si uniscono in matrimonio, e la loro unione porta prosperità al mondo: la terra diventa generosa, il fiume fecondo, il cibo abbondante. Le loro notti sono illuminate da una passione tale che neppure le stelle riescono a eguagliarla.
Ma non tutti gioiscono della loro felicità. Set, il fratello geloso, trama nell’ombra. Con un inganno assassina Osiride e ne rinchiude il corpo in una bara, attorno alla quale cresce col tempo un grande albero.
Iside, devastata dal dolore, si strappa le vesti, si taglia i capelli e vaga senza sosta alla ricerca dell’amato. Il suo cammino la conduce fino in Fenicia, dove la regina Astarte, ignara della sua identità divina, la accoglie come nutrice del figlio. Iside cura il bambino con tale dedizione da tentare di donargli l’immortalità, ponendolo nel fuoco come un ciocco ardente; ma la madre, terrorizzata, lo strappa alle fiamme, interrompendo l’incantesimo. A quel punto Iside rivela chi è e racconta la sua dolorosa ricerca. Astarte, illuminata da una rivelazione, comprende che il profumato albero del giardino racchiude il corpo di Osiride.
Iside riporta finalmente la salma in Egitto, ma Set non si arrende: smembra il corpo del fratello in quattordici pezzi e li disperde lungo il Nilo. Ancora una volta, la Dea non si lascia vincere. Trasformatasi in uccello, percorre il fiume in lungo e in largo, raccogliendo uno a uno i frammenti del corpo amato. Li ricompone con cera e magia, ma si accorge che manca il fallo: allora ne modella uno nuovo con oro e cera, restituendo completezza al corpo del dio.

Iside e Nefti sovrastano il morto durante l’imbalsamazione. Una Iside alata appare in cima. – Wikipedia, pubblico dominio
Grazie ai suoi incantesimi, Iside riesce a far rivivere Osiride per un breve tempo.

Iside accudisce Horus – Wikipedia, pubblico dominio
In quell’istante sacro ella inventa i riti dell’imbalsamazione, che diverranno fondamentali nella religione egizia, e li applica al corpo del marito, pronunciando formule di potere.
Osiride risorge come il grano dopo la piena del Nilo, e dall’unione miracolosa nasce Horus, il figlio falco, destinato a vendicare il padre. Iside lo cresce e lo protegge, ma, madre di tutte le cose, non permette che Set venga annientato del tutto: anche il caos, nel grande equilibrio cosmico, ha il suo posto.
Un altro racconto mette in luce il lato più arcano e potente della Dea. Desiderosa di possedere il dominio sugli dèi, Iside crea un serpente e lo manda a mordere Ra, il dio supremo. Colpito dal veleno, Ra si indebolisce e chiama Iside perché lo guarisca. Ma la Dea dichiara che solo conoscendo il suo nome segreto, la sua essenza più profonda, potrà salvarlo. Ra esita, ma il dolore cresce, e infine, disperato, sussurra il nome a Iside. Lei lo guarisce, ma da quel momento possiede un potere eterno su di lui.
Così Iside si rivela in tutta la sua grandezza: madre, amante, maga, guaritrice, sovrana dei misteri. In lei si fondono la dolcezza e la determinazione, la compassione e l’astuzia, la fedeltà assoluta e la conoscenza segreta. È il volto femminile della potenza divina, l’immagine eterna di un amore che non si arrende neppure davanti alla morte.




