Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Nereo, il “vecchio mare”

Nereo, il “vecchio mare”

Nereo, figlio di Ponto e Gea, sposò un’oceanina, Doride, da cui ebbe delle bellissime figlie: le Nereidi, che rappresentavano gli aspetti belli e piacevoli del mare.

Philips Galle – Il dio del mare Nereus, seduto su una conchiglia – Wikipedia, pubblico dominio

Nereo possedeva il dono della profezia e poteva trasformarsi in ogni forma. La sua forma vera era quella di un uomo con i capelli, le sopracciglia e la barba a forma di alghe e aveva giunchi marini.
Nella Teogonia di Esiodo è detto figlio di Ponto e di Gea, e fratello di Forcio, Taumante, Euribea e Ceto.
Era la più gradita e la più celebrata fra le divinità marine; personificava il mare nei suoi migliori aspetti, più lieti, più pittoreschi e più utili agli uomini.
Omero, pur non nominandolo mai chiaramente, lo ricorda qualche volta come nume di avanzata vecchiezza e padre delle ninfe del mare che dal suo nome si chiamavano Nereidi.

Il suo culto era localizzato spesso nelle isole o sulle coste o in prossimità delle foci dei fiumi.
I greci immaginavano che Nereo abitasse, insieme con la sposa Doride e con le figlie in fondo al mare Egeo, e lo ricordavano per il suo spirito profetico e per la sua capacità di tramutarsi in molte forme diverse.

A causa di queste sue virtù lo troviamo introdotto in particolare nelle leggende di Eracle e di Paride.

Si raccontava che, quando Eracle si recò da lui per chiedergli in qual modo avrebbe potuto impadronirsi dei pomi d’oro delle Esperidi, Nereo avesse cercato di evitare di rispondergli assumendo l’aspetto di vari animali.

Eracle e Nereo. Parte superiore di un lekythos a figure nere, ca. 590-580 a.C. Provenienza: Beozia – Museo del Louvre – Wikipedia, pubblico dominio

Quando però l’eroe agguantò il canuto dio del mare e senza lasciarselo sfuggire di mano nonostante le sue continue proteiche metamorfosi, lo costrinse a rivelargli il modo di impossessarsi delle mele d’oro, Nereo acconsentì a dargli risposta e gli consigliò di non cogliere le mele con le proprie mani, ma di servirsi di Atlante, alleggerendolo nel frattempo dell’enorme peso che gravava sulle sue spalle. Invce a Paride, stando a una tradizione conservataci da Orazio, avrebbe spontaneamente predetta la triste sorte che lo attendeva.

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Stralcio testo tratto dalla pagina: isolafelice.forumcommunity sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…