Secondo Esiodo, le Nereidi erano cinquanta, avevano capelli ornati di perle e si muovevano su delfini o su carri trainati dai Tritoni. Abitavano con i genitori le profondità del mare, in una grotta che splendeva d’argento e si spingevano sulla superficie solo per aiutare i marinai che avevano perso la rotta.

Gaston Bussiere – Le Nereidi, 1927 – Wikipedia, pubblico dominio

Le antiche tradizioni elleniche davano l’impero dell’Oceano a Nereo e a Doride, e la inesauribile fecondità del mare era simboleggiata da una ricca famiglia di ninfe marine, le Nereidi o Doridi;
Esiodo ne nomina 50, Omero soltanto 34; altri mitografi tardivi parlano anche di 100 ninfe marine, la prima delle quali era Anfitrite, diretta emanazione di Doride.
Esse personificavano i movimenti delle onde, il loro colore, i vari aspetti della vita del mare; così quella azzurra, Glauco; la verdeggiante, Talia; l’ondeggiante, Cimodoce; la incalzante, Dinamene.
Soltanto alcune di esse ebbero una leggenda particolare, come Anfitrite, sposa di Poseidone, Teti madre di Achille, Orizia rapita da Borea, Galatea amata dal ciclope Polifemo. Abitavano in fondo al mare, nel palazzo del padre Nereo, sedute su troni d’oro. Occupavano il tempo a filare, a tessere e a cantare, ma talvolta apparivano alla superficie delle onde, cavalcando tritoni o altri mostri marini; erano divinità benefiche alle quali i marinai offrivano sacrifici.

Il più delle volte, intervengono nelle leggende come spettatrici, raramente come attrici.

Offese da Cassiopea che si era un giorno vantata dicendo che la bellezza di sua figlia Andromeda superava quella delle Nereidi, si lagnarono di quell’insulto invocando l’aiuto del loro protettore Poseidone che pretese il sacrificio di Andromeda. Ma poi le Nereidi furono presenti alla liberazione di Andromeda da parte di Perseo.
Teti con le Nereidi guidò gli Argonauti oltre le infuocate Simplegadi o Rocce Vaganti, che sono fermamente ancorate al fondo marino. Alle nozze di Peleo e Teti, celebrate dinanzi alla grotta di Chirone sul monte Pelio, le cinquanta Nereidi intrecciarono una danza a spirale sulla bianca sabbia.
Indicarono a Eracle come ottenere da Nereo le informazioni necessarie sulla via del paese delle Esperidi. Un gruppo di Nereidi giunse a Troia per piangere con Teti: si disposero in cerchio attorno al cadavere di Achille, mentre le nove Muse intonavano il lamento che durò diciassette giorni e diciassette notti. Al diciottesimo giorno il corpo di Achille fu bruciato sul rogo e le sue ceneri, mescolate a quelle di Patroclo, vennero riposte in un’urna d’oro fabbricata da Efesto, dono di nozze di Dioniso a Teti.

Fontana delle Nereidi (Lola Mora), Bienos Aires – Wikipedia, pubblico dominio

Il culto delle Nereidi fu un tempo diffusissimo lungo le coste del Mediterraneo, in Tessaglia, in Beozia, a Corinto, a Delo, a Lesbo, a Corcira; ma perdette parte della sua importanza col prevalere di quello di Poseidone. I nomi di molte Nereidi ci sono conservati dai poeti e dalle iscrizioni vascolari. Gli artisti le rappresentarono spesso sotto le parvenze di vaghe giovinette dalla chioma adorna di perle, sopra delfini o ippocampi, talvolta come esseri fantastici, metà donna e metà pesce.

 

Nereidi famose furono:

  • Anfitrite, che sposò il dio Poseidone.
  • Galatea, innamorata del bellissimo pastore Aci; si narra che il ciclope Polifemo innamorato anche egli di Galatea e geloso di Aci, un giorno, non essendo riuscito ad attirare l’attenzione della ninfa col suono del flauto, si vendicò con i due amanti scagliando un sasso che colpì Aci e lo uccise; in ricordo di quell’amore Galatea trasformò il sangue di Aci in una sorgente che divenne un dio fluviale.
  • Teti, che in greco è Thètis da non confonderla con Teti la titanide, in greco Thetys; aveva il dono della metamorfosi, sposò un mortale Peleo e alle loro nozze, sul monte Olimpo, la Discordia unica non invitata, lanciò il famoso pomo d’oro (il pomo della discordia) succube del giudizio di Paride, causa della guerra di Troia. Dal matrimonio con Peleo nacque il celebratissimo eroe Achille; Teti andò spesso in aiuto al figlio, come quando chiese a Efesto di forgiare le armi per il combattimento di Achille e Ettore.

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Stralcio testo tratto dalla pagina: isolafelice.forumcommunity sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…