Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Teti (Thètis), una figlia di Nereo

Teti (Thètis), una figlia di Nereo

Statua di Teti. Museo del Louvre (Parigi, Francia) – Wikipedia, pubblico dominio

Teti, detta anche Tetide, era figlia di Nereo, il Vecchio del Mare, e di Doride. Fu allevata da Era, come quest’ultima era stata allevata dalla titanide Teti.
Promessa sposa di Zeus, dovette rinunciare a tali ambitissime nozze quando un oracolo di Temi predisse che suo figlio sarebbe stato più grande del padre. Altre tradizioni attribuiscono questo oracolo a Prometeo, il quale avrebbe precisato che il figlio destinato a nascere dagli amori di Zeus e Teti sarebbe diventato un giorno padrone del Cielo. Fu perciò data in matrimonio a Peleo, re di Ftia, l’unico mortale che seppe superarla in una lunga ed estenuante lotta in cui essa cercava di sfuggirgli, mutandosi di volta in volta in animale feroce o in acqua, fuoco o altri elementi.
Tutti gli dèi presero parte alle nozze di Peleo e Teti e portarono splendidi doni. Ma la dea Eris (la Discordia), che non era stata invitata, decise di far nascere una baruffa tra gli dèi e, mentre Era, Afrodite e Atena conversavano amorevolmente, lasciò cadere una mela d’oro ai loro piedi con scritta “Alla più bella“. Quella mela fu la causa prima della guerra di Troia.

Per qualche tempo Teti visse insieme a Peleo come moglie devota e, secondo alcune versioni del mito, gli diede sette figli. Sei non riuscirono a sopravvivere alle prove del fuoco e dell’acqua bollente a cui li sottoponeva la madre per sapere se avevano ereditato la sua immortalità. Ma Peleo riuscì a strapparle il settimo quando già essa aveva reso immortale il suo corpo, salvo il tallone, ponendolo sopra il fuoco e poi ungendolo con ambrosia. L’osso del tallone, appena ustionato, non fu sottoposto all’ultima parte del rito magico, perché Peleo le strappò il bambino, che si era bruciato le labbra e il soprosso del piede destro. Teti, adirata, abbandonò Peleo e tornò a vivere nel seno del mare, con le sorelle. Avendo così Peleo salvato il bambino, chiese al centauro Chirone, abile nell’arte della medicina, di sostituire l’osso bruciato con un altro preso dallo scheletro dissotterrato del gigante Damiso. Secondo un’altra versione dell’infanzia di Achille, Teti immerse il bambino nel fiume Stige per renderlo invulnerabile, ma si dimenticò di immergere anche il tallone per cui l’aveva tenuto sospeso sull’acqua.

Jean-Baptiste Regnault – L’educazione di Achille da parte del centauro Chirone – Wikipedia, pubblico dominio

Madre amorosissima, Teti non si disinteressò del figlio. Quando Achille ebbe nove anni e l’indovino Calcante predisse che Troia non sarebbe caduta senza l’aiuto del giovane Achille, Teti tentò in tutti i modi di tenere il figlio lontano dai pericoli della guerra, arrivando persino a travestirlo da donna e a nasconderlo nell’isola di Sciro tra le figlie del re Licomede.
Ma Achille non potè sfuggire al proprio destino, e partì per la guerra. Teti cercò allora di proteggerlo con ogni mezzo. L’aveva avvertito a non sbarcare per primo perché sarebbe stato il primo a morire, e che semmai avesse ucciso un figlio di Apollo, sarebbe morto per mano di Apollo. E un servo chiamato Mnemone lo accompagnava al solo scopo di ricordargli ogni giorno la predizione della madre.
Ma Achille, allorché vide Tenete che scagliava massi dall’alto di un promontorio contro le navi greche, raggiunse la riva a nuoto e senza rifletterci sopra lo uccise trapassandogli il cuore. Resosi conto, ma troppo tardi, di quanto aveva fatto, Achille condannò a morte Mnemone che non gli aveva rammentato le parole di Teti.

Quando Achille si irritò con Agamennone che gli aveva sottratto la sua concubina Briseide, Teti implorò Zeus di far volgere le sorti della guerra in favore dei Troiani così che i comandanti greci fossero costretti a pregare Achille di tornare a combattere.
Confortò il figlio per la perdita di Patroclo e gli recò una nuova armatura che comprendeva anche un paio di preziosi schinieri forgiati da Efesto.
Quando Achille venne ucciso, Teti e un gruppo di Nereidi piansero amaramente la sua morte, mentre le nove Muse intonavano il lamento che durò diciassette giorni e diciassette notti. Al diciottesimo giorno il corpo di Achille fu bruciato sul rogo e le sue ceneri, mescolate a quelle di Patroclo, vennero riposte in un’urna d’oro fabbricata da Efesto, dono di nozze di Dioniso a Teti; quest’urna fu sepolta sul promontorio Sigeo che domina l’Ellesponto, e i Greci vi innalzarono sopra un tumulo a cono. Secondo alcuni, Teti rese poi Achille immortale e lo portò a vivere nell’isola di Leuca nel Mar Nero, dove più tardi sposò Elena mentre ella continuò a vivere con Peleo a cui pure conferì l’immortalità.

Abraham Bloemaert – Le nozze di Peleo e Teti – Wikipedia, pubblico dominio

La figura di Teti appare di frequente nell’arte antica, specie nella pittura vascolare. Gli episodi più volentieri illustrati sono quelli della sua lotta con Peleo, e le nozze.

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Stralcio testo tratto dalla pagina: unmondoaccanto.blogfree sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…