(revisione dicembre 2025)

Empedocle in un’incisione di Thomas Stanley, in The history of philosophy (1655) – Wikipedia, pubblico dominio

Leggendo l’articolo di Cateno Tempio pubblicato su sitosophia.org, dedicato al volume di Peter Kingsley, Misteri e magia nella filosofia antica, emerge con particolare forza un aspetto centrale dell’opera: il ritorno, nella sua terza parte, alla figura di Empedocle, finalmente reinserita a pieno titolo nella tradizione orfico-pitagorica.

Secondo Kingsley, le numerose leggende e gli aneddoti che circondano Empedocle non vanno liquidati come eccentricità biografiche, ma compresi alla luce dei riti religiosi diffusi nella Sicilia antica, pratiche profondamente connesse ai culti dell’oltretomba e alla dimensione iniziatica del sapere.

In questa prospettiva, la filosofia di Empedocle riacquista il suo carattere originario: non mera speculazione razionale, ma via sacra di conoscenza, intrecciata con rituali, miti e trasformazioni interiori.

Particolarmente affascinante è la rivelazione dell’identità nascosta dietro il nome di Nesti, a cui Kingsley dedica un intero capitolo. Nel celebre frammento 6 di Empedocle leggiamo infatti:

«Per prima cosa ascolta che quattro son le radici di tutte le cose:
Zeus splendente e Era avvivatrice e Edoneo (Ade)
e Nesti, che di lacrime distilla la sorgente mortale»

L’enigmatica figura di Nesti, secondo Kingsley, non sarebbe altro che un nome arcaico di Persefone, regina dell’oltretomba.
Questa identificazione si fonda sulla cosiddetta doppia etimologia, un metodo che ricostruisce il significato di un nome sia attraverso il greco, sia tramite una lingua più antica, parlata in Sicilia prima dell’arrivo dei Greci.

Da un lato, emerge che i suffissi -ti e -tis presenti nel nome Nesti erano tipici dei nomi indoeuropei pre-greci delle divinità venerare in Sicilia e nel Sud Italia. Dall’altro, l’etimologia greca del termine rimanda al significato di “digiunare” o “non mangiare”, una pratica rituale centrale nei misteri di Demetra e Persefone, legata alla purificazione e al contatto con il mondo sotterraneo.

Giorgione e/o il suo discepolo Tiziano – Concerto campestre, 1509, Parigi, Museo del Louvre. – La donna alla fonte è una personificazione dell’Acqua (Nesti). Il suonatore di liuto rappresenta il Fuoco. L’uomo con i capelli scompigliati dal vento simboleggia l’Aria. La donna di spalle raffigura la Terra. – Wikipedia, pubblico dominio

Il legame tra Nesti e l’acqua rafforza ulteriormente questa interpretazione. Nella visione mitica antica, sotto la Sicilia, cioè nel regno degli inferi, si estendeva un mondo fatto di grandi fuochi e di fiumi, un paesaggio ctonio che unisce distruzione e rigenerazione.
In questo contesto prende forma una sorta di quaterna cosmica: Zeus ed Era, divinità celesti e terrestri, accanto a Ade e Nesti/Persefone, divinità ctonie e sotterranee.

Attraverso questa rilettura, Empedocle appare non solo come filosofo, ma come iniziato e custode di un sapere arcaico, in cui cosmologia, mito e rito si fondono in una visione del mondo radicalmente diversa da quella, più razionalistica, che la tradizione moderna gli ha spesso attribuito.

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