Parlare di mitologia romana è, per certi versi, un’impresa ardua. A differenza di quella greca, infatti, la mitologia romana non offre miti teogonici (sull’origine degli dèi), cosmogonici (sulla creazione del mondo) o antropogonici (sulla nascita dell’uomo) propriamente detti. Il termine “romano“, in questo contesto, è complesso: racchiude elementi indoeuropei, influssi greci, contributi etruschi e persino suggestioni orientali.
È vero che conosciamo un ampio pantheon e molteplici rituali religiosi, ma questi non si presentano come narrazioni mitiche bensì come codici di comportamento. I riti romani sono infatti espressione di una religione stratificata, pubblica, familiare e privata, in cui le divinità rappresentano forze e funzioni impersonali, manifestazioni del sacro (numen), da venerare tramite norme precise.

Lupa capitolina – Foto di Matthias Lemm da Pixabay
Già in epoca arcaica, lo “spirito romano” sembrava orientato più alla pratica del culto che alla narrazione. La religione romana si configurava come un sistema politico-amministrativo, dove il rispetto delle regole (più che la conoscenza del mito) garantiva l’armonia con le potenze divine.
I Romani erano sì religiosi, “pietosi” come si diceva, ma nel senso di essere osservanti scrupolosi delle prescrizioni rituali, più che devoti nel senso greco del termine. Lo scopo era ottenere la benevolenza degli dèi, non stabilire con essi un legame personale o emotivo.
Con la crescente influenza culturale greca, a partire dal III secolo a.C., i Romani iniziarono a modellare il proprio pantheon su quello ellenico. Le divinità greche furono “tradotte” nei corrispettivi romani, anche se non sempre con perfetta equivalenza: alcune divinità non avevano un vero e proprio doppio, soprattutto tra quelle minori o legate ad aspetti più astratti.
La tavola che segue (già inserita nella pagina indice) riassume in modo schematico e frammentario la corrispondenza dei due pantheon.
| GRECHE | ROMANE | ATTRIBUZIONI |
| Ade | Plutone | Dio degli inferi |
| Afrodite | Venere | Dea dell’amore |
| Apollo | Apollo | Dio della luce, della medicina e della poesia |
| Ares | Marte | Dio della guerra |
| Artemide | Diana | Dea della caccia e del parto |
| Asclepio | Esculapio | Dio della medicina |
| Atena | Minerva | Dea delle arti, della guerra e della saggezza |
| Borea | Aquilone | Dio dei venti |
| Crono | Saturno | Per i greci, padre di Zeus . Nella mitologia romana, anche dio dell’agricoltura |
| Demetra | Cerere | Dea delle messi |
| Dike | Astrea | Dea della giustizia |
| Dionisio | Bacco | Dio del vino, della fertilità e della sfrenatezza |
| Efesto | Vulcano | Fabbro degli dei e dio del fuoco e della lavorazione dei metalli |
| Elios | Sole | Dio del sole, della luce e del calore |
| Eos | Aurora | Dea dell’aurora |
| Era | Giunone | Prot. del matrim.- (greci) sorella e moglie di Zeus , (romani) moglie di Giove |
| Eracle | Ercole | Eroe delle dodici fatiche |
| Erinni | Furie | Dee dell’ordine morale e della vendetta |
| Eris | Discordia | Dea della discordia |
| Ermes (Ermete) | Mercurio | Dio della scienza; protettore dei viaggiatori, dei ladri e dei vagabondi |
| Eros | Amore Cupido | Dio dell’amore |
| Estia | Vesta | Dea del focolare domestico |
| Gea Gaia | Tellus | Simbolo della terra e madre e moglie (Terra) di Urano |
| Ipno (Hypnos) | Sonno | Dio del sonno |
| Leto | Latona | Possedeva i poteri del progresso tecnologico e vegliava sulla tecnologia e sui fabbri. |
| Nike | Vittoria | Personifica la Vittoria |
| Persefone | Proserpina | Dea della terra feconda |
| Poseidone | Nettuno | Dio del mare. Nella mitologia anche dio dei terremoti e dei cavalli |
| Rea | Opi Cibele | Sposa e sorella di Crono |
| Tanato (Thanatos) | Mors | La morte |
| Tiche | Fortuna | Dea della fortuna e del caso |
| Urano | Urano | Figlio e sposo di Gea e padre dei Titani |
| Zefiro | Favonio | Il vento di ponente |
| Zeus | Giove | Sovrano degli dei |

Jacopo Della Quercia – Rea Silvia (Wikimedia – GNU Free Documentation License)
Oltre agli dèi principali, i Romani divinizzavano concetti astratti come Fides (fedeltà), Virtus (virtù), Concordia (armonia), Fortuna (caso favorevole), e Fatum (destino).
Nel culto privato avevano un ruolo centrale i Lari e i Penati, protettori della casa, e i Mani, anime dei defunti divenuti spiriti tutelari.
In mancanza di una mitologia originale e strutturata, i Romani trovarono nel mito delle origini, attraverso la figura di Enea e la fondazione di Roma, la narrazione simbolica della propria identità.
Enea, principe troiano fuggito da Ilio, giunse nel Lazio, dove suo figlio Ascanio fondò Albalonga. Dopo diverse generazioni, nacquero i fratelli Amulio e Numitore.
Amulio spodestò il fratello, ne uccise l’erede e costrinse la figlia Rea Silvia a diventare vestale, consacrandola alla castità. Ma il dio Marte la sedusse, e da questa unione nacquero Romolo e Remo.
Abbandonati nel Tevere, i gemelli furono salvati da una lupa inviata, secondo la leggenda, da Marte stesso, e furono allevati da un pastore, Faustolo.

Pietro da Cortona – Faustolo trova Romolo e Remo (Wikipedia – pubblico dominio)
Una volta adulti, scoprirono le loro origini, vendicarono la madre e restituirono il trono al nonno Numitore.
I due fratelli decisero quindi di fondare una città, ma sorsero dissidi su chi dovesse governare. Romolo, che aveva visto volare dodici avvoltoi contro i sei contati da Remo, tracciò con l’aratro il solco sacro della nuova città sul Palatino. Quando Remo, per scherno, saltò oltre il solco, Romolo lo uccise, consacrando così la fondazione di Roma. Era il 753 a.C.
Romolo divenne il primo re, accolse fuorilegge e banditi per popolare la città e organizzò il celebre ratto delle Sabine, durante una festa, per procurare mogli ai suoi uomini. Dopo una guerra iniziale, le stesse donne rapite intervennero per far cessare le ostilità tra Romani e Sabini, e da quel momento Romolo governò insieme a Tito Tazio, re sabino.

Il celebre ratto delle Sabine, compiuto da Romolo, poco dopo la fondazione di Roma del 753 a.C., nel dipinto di Pietro da Cortona (Wikipedia pubblico dominio)
Alla morte di Tazio, Romolo regnò da solo per altri trentatré anni, fino a quando, durante una parata militare, scomparve misteriosamente tra i fulmini, assunto in cielo. Venne poi venerato come dio Quirino, e i cittadini romani presero il nome di Quiriti, in suo onore.
Potrebbe sembrare riduttivo dedicare così poco spazio alla mitologia romana, data l’importanza della civiltà di Roma nella nostra storia. Ma le ragioni sono chiare: la religione romana privilegiava il culto e il dovere, non il mito. Al centro vi era la pietas, il rispetto rigoroso verso gli dèi, gli antenati e la comunità, più che la devozione spirituale o l’immaginazione mitica.
In questo senso, l’uomo romano era guidato più dalle leggi e dagli auspici che da racconti epici. Il suo comportamento era misurato secondo la legge e la responsabilità verso la grandezza dell’Urbe, piuttosto che dal mito o dalla visione mistica della vita.

Denario di Gaio Memmio, 56 a.C.. Il fronte, probabilmente, raffigura il dio Quirino; sul retro, invece, è raffigurata Cerere, che potrebbe richiamare un certo Gaio Memmio Quirino, che stabilì i Ludi Ceriales, in onore della dea – Wikipedia, GNU Free Documentation License
Questa religione “amministrativa”, fatta di regole e disciplina, ha forse contribuito a forgiare la straordinaria struttura politica di Roma, e a lasciare in eredità alla Chiesa romana (anch’essa attenta al rito, all’ordine e all’universalità) la missione di perpetuare lo spirito dell’Urbs nel tempo.
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