(revisione novembre 2025)
L’antico Egitto era una terra pulsante di divinità: se ne contavano quasi tremila, perché ogni villaggio custodiva la propria. Al di sopra di questa folla sacra, però, brillava un gruppo speciale: l’Enneade, la grande famiglia divina venerata in tutto il Paese. Ne facevano parte Atum-Ra, il Sole creatore, e poi Shu, Tefnut, Nut, Geb, Iside, Seth, Osiride e Nefti. Insieme costituivano il cuore del mito, il filo che univa la nascita del mondo alle vicende degli uomini.
Secondo una delle più antiche narrazioni cosmogoniche, tutto ebbe inizio nelle acque indistinte del Nun, il caos primordiale. Da quel silenzioso abisso emerse Atum-Ra, che diede origine ai gemelli Shu, signore dell’aria secca, e Tefnut, dea dell’umidità. Da loro nacquero Nut e Geb, cielo e terra destinati ad amarsi così follemente da essere separati per ordine di Ra: Shu si frappose tra i due, sollevando per sempre il cielo dalla terra. Dall’unione ormai interdetta tra Nut e Geb nacquero Iside, Seth, Osiride e Nefti, figure destinate a segnare profondamente la religiosità egizia.
Di seguito, un brevissimo elenco di alcune delle più note dee egizie (cliccate sulle per ingrandirle):
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Tefnut: la rugiada del mattino
Figlia di Ra e gemella di Shu, Tefnut personifica l’aria umida, la freschezza che annuncia l’alba. Il suo nome significa “saliva di Atum”, immagine che richiama la generazione divina e la vitalità dell’umidità. Conosciuta anche come “Occhio di Ra”, Tefnut è la rugiada che saluta il Sole nascente, un gesto quotidiano che i miti trasformano in poesia cosmica.
La dea Tefnut rappresentata nel Libro dei morti. – Wikipedia, pubblico dominio
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Nut: il cielo che protegge
Dea del firmamento e sposa di Geb, Nut ha il nome evocativo di “cielo stellato”. È raffigurata come una donna arcuata sopra il mondo, o come una figura alata, simbolo della sua funzione protettiva. Ogni giorno dà alla luce il Sole, che alla sera inghiotte per custodirlo durante la notte; ogni mattina ingoia le stelle, permettendo al cielo di tornare limpido.
La sua postura curva ricorda la separazione dal suo amato Geb, imposta da Shu per evitare che il cielo tornasse a fondersi con la terra.
Nut con Geb e Shu – Wikipedia, pubblico dominio
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Iside: la maga e la madre
Figlia di Geb e Nut, moglie e sorella di Osiride, madre del giovane Horus, Iside è tra le divinità più venerate dell’Egitto e oltre. Maestra di magia, fu lei a strappare a Ra il suo nome segreto creando un serpente velenoso. Dea della fertilità e della maternità, simbolo di protezione e rinascita, Iside divenne così popolare da conquistare anche il mondo greco-romano.
La sua importanza è legata soprattutto al ruolo di madre del faraone, identificato con Horus vivente sulla terra.
Iside accudisce Horus – Wikipedia, pubblico dominio
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Nefti: custode della casa e dei misteri
Sorella di Iside e sposa di Seth, Nefti veglia sulla casa e sugli spazi familiari. Secondo alcuni miti, generò Anubi da Seth; secondo altri, fu concepito con Osiride ingannato e drogato, episodio che alimenterebbe la gelosia e l’odio di Seth verso il fratello, destinato poi ad essere ucciso. Nefti, spesso in ombra rispetto alla luminosa Iside, è però fondamentale nei riti funerari e nella protezione dei defunti.
Sarcofago di granito rosso di Ramses III. Dea Nefti seduta sul geroglifico della lingua egizia per l’oro. – Wikipedia, pubblico dominio
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Bastet: la signora dei gatti
Figlia di Ra, Bastet può apparire con il volto di una leonessa o di un gatto. Nella sua forma felina è legata alla Luna, mentre nella versione leonina riflette la potenza solare. Dea del fuoco, delle donne incinte e soprattutto dei gatti, era adorata a Bubasti, dove venivano portati a sepoltura i gatti imbalsamati. Protettrice affettuosa ma anche guerriera, Bastet incarna la duplice natura del felino: morbido e domestico, feroce e selvaggio.
Statuetta di Bastet, con testa di leone, assisa d’epoca romana. Walters Art Museum, Boston. – Wikipedia, pubblico dominio
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Anuqet: l’abbraccio del Nilo
Membro della triade di Elefantina con Satet e Khnemu, Anuqet era venerata soprattutto in Nubia. Il suo nome significa “abbracciare” e richiama il gesto del Nilo che, straripando, avvolgeva e fertilizzava i campi. Raffigurata con una corona di penne, è la forza dell’acqua che nutre e trasforma, la corrente che accompagna la vita delle popolazioni nilotiche.
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Sekhmet e Hathor: furia e dolcezza
Il mito narra che Ra mandò sua figlia Sekhmet sulla terra per punire l’umanità, ma la sua furia divenne incontenibile. Per fermarla, Ra la fece addormentare e la trasformò in Hathor, dea dell’amore, della gioia, della musica e della danza. Così, la leonessa che distrugge lasciò spazio alla mucca sacra che consola e protegge. Hathor, raffigurata con corna bovine, divenne una delle divinità più benevole e più amate.
Copia di un rilievo raffigurante re Amenofi II al cospetto di Hathor e Sekhmet, e vivificato da quest’ultima. – Wikipedia, pubblico dominio
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Maat: l’ordine che sostiene il mondo
Maat non è soltanto una dea: è un principio. Figlia di Ra e sorella di Thot, rappresenta la giustizia, la verità, l’armonia dell’universo.
Porta sul capo la piuma bianca con cui pesa il cuore dei defunti nel giudizio ultraterreno. A lei giurava fedeltà il faraone, impegnandosi a mantenere l’equilibrio del mondo e ad allontanare il caos. Maat è la legge che regge la vita, la bussola morale dell’antico Egitto.
Maat con la piuma in capo, dalle pareti della tomba di Seti I nella Valle dei Re. Museo archeologico nazionale di Firenze – Wikipedia, pubblico dominio
Le divinità femminili dell’antico Egitto rivelano un pantheon ricco di sfumature, in cui ogni dea incarna un aspetto imprescindibile dell’esistenza: l’acqua che feconda, il cielo che protegge, la magia che cura, il fuoco che distrugge, la maternità che perpetua la vita, la giustizia che ordina il cosmo. Il loro valore non risiede solo nel mito, ma nella capacità di rappresentare, attraverso il linguaggio simbolico, il rapporto profondo che gli Egizi intrattenevano con la natura, il tempo e l’armonia dell’universo.
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