Nel cuore dell’antico Egitto, là dove il deserto incontra il Nilo e il cielo si incendia di luce, si elevava la figura di Ra, il dio solare per eccellenza. Personificazione della potenza creatrice e ordinatrice del cosmo, Ra era venerato come colui che aveva dato origine all’universo, secondo le teologie di Eliopoli e di Ermopoli. Da solo, emerso dalle acque primordiali del Nun, aveva portato la vita tra le corna della vacca celeste Mehetueret, simbolo della vastità cosmica.
Ogni giorno il dio solcava il cielo su due barche divine: la barca del giorno, che lo conduceva dall’alba al tramonto, e la barca della notte, con cui attraversava gli inferi. Alla sera, la dea Nut lo inghiottiva per poi partorirlo di nuovo al mattino, in un eterno ciclo di morte e rinascita. Dal suo essere era emanata Maat, la dea dell’ordine e della giustizia, incarnazione dell’armonia che regge il mondo.

Simbolo dell’occhio di Horus – Illustrato da Jasmina El Bouamraoui e Karabo Poppy Moletsane – Wikimedia Foundation rilasciato con licenza CC0 1.0 Universal
Conosciuto anche come Re, Ra era il dio di Eliopoli, dove il suo culto assunse forme complesse e profonde. Nelle rappresentazioni simboliche appare spesso come l’occhio che tutto vede, l’“Occhio di Ra”, principio di visione e potere.
A partire dalla V dinastia (circa 2400 a.C.), la sua figura si fuse con quella del dio tebano Amon, generando Amon-Ra, il dio supremo del pantheon egizio. Solo durante il breve regno di Akhenaton l’adorazione del Sole assunse una forma esclusiva, dedicata al disco solare Aton, ma dopo quel periodo Ra tornò a dominare il pensiero religioso egizio.

Ra e Imentet, dea delle necropoli occidentali dell’Egitto, dipinti nella tomba di Nefertari (QV66), Valle delle Regine. – Wikipedia, pubblico dominio.
Secondo le antiche narrazioni, Ra si era creato da sé: sorto come un tumulo o un fiore di loto dalle acque del caos primordiale, diede vita a Shu e Tefnut, principi dell’aria e dell’umidità, e da essi derivò la stirpe divina. L’umanità stessa nacque dalle sue lacrime, segno poetico di compassione e creazione.
Il Sole rappresentava il corpo o l’occhio di Ra: a Eliopoli egli era venerato come Atum, il sole al tramonto, come Khepri, lo scarabeo che spinge il sole nascente, e come Ra-Harakhti, “Ra orizzonte”, associato al dio Horus. In lui si fondevano dunque i momenti del giorno e gli aspetti del divenire.

Ra che viaggia attraverso l’oltretomba sulla barca solare. – Wikipedia, pubblico dominio.
Ogni notte, Ra navigava nella Duat, il regno sotterraneo, a bordo della sua nave reale. Durante il viaggio affrontava il Caos primordiale, insidiato dal mostro Apep, ma protetto da Seth e Mehen, per poi riemergere trionfante all’alba. Era un viaggio di rigenerazione cosmica, simbolo della vittoria della luce sulle tenebre.
A Eliopoli, la sacra pietra Benben, simbolo del primo raggio di sole sorto dal Nun, divenne oggetto di culto e centro del suo tempio. Secondo la tradizione, fu Ra a creare gli uomini, a stabilire le leggi e i costumi e a regnare come primo faraone. Da lui derivava la legittimità del potere terreno: i sovrani, infatti, portavano il titolo di “Figlio di Ra”, introdotto, pare, a partire dal regno di Snefru, fondatore della IV dinastia.
Nel corso dei secoli Ra fu associato a molte altre divinità, da Heryshaf a Hathor, da Bastet a Thot, che una volta riuscì, con astuzia, a convincere Hathor a tornare in Egitto dopo una lite con il dio solare. In epoca greco-romana, la sua figura si fuse infine con quella di Zeus e Giove, e la città di Tebe venne chiamata Diospolis Magna, “la grande città di Zeus”.
Ra, come la Fenice, continuava a rinascere, simbolo immortale di vita, potere e rinnovamento.
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Ra rappresenta la centralità del Sole nella visione del mondo egizia: luce, calore, ciclicità e ordine cosmico. È un dio che unisce la creazione e la distruzione, la nascita e la morte, la potenza regale e la fragilità umana. La sua mitologia non è soltanto un racconto di fede, ma una filosofia della rinascita, dove il cosmo si rigenera ogni giorno come il disco solare che sorge dall’oscurità, segno eterno della vittoria della vita sul caos.
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