Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
La versione romana dell’Ade: Plutone ed il suo regno

La versione romana dell’Ade: Plutone ed il suo regno

Gian Lorenzo Bernini – Ratto di Proserpina – Galleria Borghese – Rome, Italy – Wikipedia, pubblico dominio

Plutone era il Dio indivisibile, figlio di Saturno (Crono) e di Rea, inghiottito dal padre, ritornato alla luce, quando, nella spartizione del dominio gli era toccato il regno del sottoterra, vi era disceso per sempre… Formidabile sovrano, Plutone; raramente lo si nominava, molto lo si temeva; era il Dio dell’oltretomba, era il custode dei giuramenti, il giudice degli spergiuri, l’inesorabile ministro delle maledizioni divine”.

Questa tetra e stupenda descrizione è tratta dal libro “Dei ed Eroi” edizione del 1952 di Eugenio Treves che ritengo essere il più completo ed affascinante cultore del mondo classico greco-romano che descrive questo mondo, parallelo a quello più diffuso della Bibbia, e che rappresenta comunque un pezzo della storia dell’umanità con molti punti in contatto, soprattutto nella descrizione del mondo soprannaturale.

La scenografia imponente di quel mondo mitologico, è quella della titanomachia e la spartizione dei mondi in cui Giove sceglie la terra e il cielo, Nettuno il mare, Plutone il regno delle ombre.

Leggendo Treves che ha affascinato intere generazioni di giovani, mi viene da chiedermi se ancora oggi si leggano testi cosi completi sul mondo classico e mitologico, e peraltro non credo in modo approfondito come un tempo, del resto lo stesso testo di Treves, previsto per le scuole medie, è scritto in un linguaggio aulico ampiamente descrittivo.

Sentite come descrive l’Ade, il regno di Plutone.

” ..Ade era situato al centro della Terra, nell’Erebo tenebroso e misterioso e comunicava col mondo esteriore attraverso caverne dalle profondità immisurabili” Come non riconoscere l’ingresso degli inferi danteschi, soprattutto nel traghettatore dell’Acheronte, il quinto fiume che circonda l’Ade, il burbero Caronte ” il quale, se non gli si pagava prima l’obolo e se il corpo, a cui l’anima era appartenuta in vita non aveva ricevuto la debita sepoltura, scacciava l’anima stessa, costringendola a errare eternamente lungo la desolata riva” .

Gustave Doré – Cerbero, Dante e Virgilio – Wikipedia, pubblico dominio

L’altra celebre presenza è Cerbero il cane a tre teste, il quale si mostrava “mansueto a chi entrava, feroce a chi tentasse di uscire”

Il mondo mitologico prevedeva un giudizio nell’aldilà, con veri giudici: Eaco, Minosse e Radamanto, i quali nel valutare le anime le affidavano al nero Tartaro o ai Campi Elisi oppure alle isole dei Beati. Come non vedere in questa descrizione i tre mondi della cultura cristiana?

Oppure come non riconoscere nelle figure di questo mondo inferiore, quelle che fanno parte del nostro linguaggio figurato. Per esempio fare una fatica da Sisifo, questi: “per la slealtà dimostrata in vita, doveva continuamente spingere su per un ripido pendio un grosso macigno, che tosto, dalla cima raggiunta, ricadeva a valle”.

Oppure avere un supplizio da Tantalo, che era un condannato a fame e sete eterna. C’erano i Titani, ed il gigante Tizio, cui avvoltoi rodevano il fegato, Issione che legato ad una ruota infuocata girava senza fermarsi mai e poi le Danaidi, quelle che avevano ucciso gli sposi condannate per l’eternità a riempire d’acqua contenitori senza fondo”.

Tiziano Vecellio – La punizione di Tizio – Museo del Prado – Wikipedia, pubblico dominio.

Abbastanza interessante la presenza dei mediocri: “pallide ombre dall’umano aspetto, ma diafane, smarrite, come prive di coscienza, erravano senza pena e senza gioia per i campi di asfodelo”.

Il purgatorio per greci e romani erano i Campi Elisi dove erano portati i buoni, luogo lussureggiante di natura, una eterna primavera, dove splendeva il sole. Quella natura che spesso buttiamo fuori dal nostro mondo, qui esplode con pioppi argentei. Quelli che avevano sangue misto con gli dei, pensiamo ad Ercole, o ai quali gli dei guardavano con speciale favore, pensiamo ai personaggi omerici come Achille e Ulisse, approdavano tutti alle Isole dei Beati. Anche qui natura ridente, alberi dai frutti d’oro, rose, vita all’aria aperta, cavalcate, giochi atletici e tanta musica. Che dire? Ogni tanto anche noi costruiamo questa beatitudine nel nostro tempo libero.

Ecco il mondo di Plutone, che tutti immaginano essere il nono pianeta del nostro sistema solare, per gli antichi era l’altro mondo. Dove cupe divinità si aggiravano, “Tanatos e Hypnos, la Morte ed il Sonno, figli della Notte e tutta la schiera dei Sogni, quelli veritieri e quelli ingannatori, e le Keres, seguaci di Marte e le Erinni

Stralcio testo tratto dalla pagina: ilibrinsoffitta.blogspot sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…