Tindareo (o Tindaro), re di Sparta, era figlio di Ebalo o di Periere e della naiade Batia o di Gorgofone.
Alla morte di Ebalo, Ippocoonte, fratellastro di Tindareo, lo scacciò da Sparta insieme col fratello Icario, benché taluni dicano che Icario fosse d’accordo con Ippocoonte.

Tindareo riparò presso il re Testio in Etolia, del quale sposò più tardi la figlia Leda; lo aiutò in alcune imprese di guerra; infine partecipò a una spedizione di Eracle contro Ippocoonte e i suoi dodici figli.

Jan Baptist Borrekens, after Rubens – L’apoteosi di Ercole – Coruña Fine Arts Museum – Wikipedia, pubblico dominio

Dopo la conclusione vittoriosa di questa impresa, Tindareo riconquistò il trono di Sparta. Leda gli diede molti figli: Elena era figlia di Zeus e lo erano anche i Dioscuri, Castore e Polideuce; le altre figlie, Clitemnestra, Timandra, Filonoe e Febe, erano figlie di Tindareo.

Quando Tieste uccise Atreo, AgamennoneMenelao si rifugiarono a Sparta dove Tindareo diede loro in spose rispettivamente Clitemnestra ed Elena e li aiutò a riconquistare il regno di Micene per Agamennone, il maggiore dei fratelli.

Clitemnestra era in realtà già sposata a Tantalo, re di Pisa e figlio di Brotea, ma Agamennone lo uccise insieme al figlio e la sposò.
La mano di Elena era stata chiesta, a causa della sua grande bellezza, da tutti i più importanti principi greci. In verità Teseo di Atene l’aveva già portata via da Sparta con l’intenzione di sposarla, ma non era ancora in età da marito (aveva infatti dodici anni appena) e l’eroe l’aveva affidata a sua madre Etra nel villaggio attico di Afidna. I fratelli di Elena, i Dioscuri, erano però giunti a salvarla.

Dante Gabriel Rossetti – Penelope – Wikipedia, pubblico dominio

Ora tutti i pretendenti alla sua mano giunsero a Sparta e Tindareo si trovò nella grave difficoltà di fare la sua scelta. Consigliato da Odisseo sacrificò un cavallo e chiese a tutti i pretendenti di giurare che avrebbero accettato l’uomo scelto, chiunque egli fosse, e che avrebbero protetto i suoi diritti coniugali. Fu proprio questo giuramento che più tardi spinse i principi greci a partecipare alla guerra di Troia per togliere Elena a Paride.

Tindareo diede Elena a Menelao, fratello di Agamennone, i cui doni si dimostrarono i più ricchi e premiò Odisseo aiutandolo a conquistare la mano di sua nipote, Penelope, figlia di Icario.

Un triste fato tuttavia incombeva sul matrimonio di Elena e Menelao: anni prima mentre stava sacrificando agli dèi, Tindareo si era stupidamente scordato di Afrodite che si vendicò giurando di rendere famose per i loro adulteri le tre figlie del re. Infatti, Clitemnestra tradì il consorte con Egisto, Elena con Paride e Timandra, la quale aveva sposato Echemo, re dell’Arcadia, con Fileo figlio di Augia.

Tindareo aveva perduto i suoi figli, i Dioscuri, nella battaglia contro Ida e Linceo, chiamò Menelao a Sparta e gli affidò il regno.

William-Adolphe Bouguereau – Oreste perseguitato dalle Erinni, 1862 – Wikipedia, pubblico dominio

Secondo Euripide visse abbastanza a lungo da accusare Oreste, figlio e uccisore di Clitemnestra, davanti all’Areopago di Atene del delitto di matricidio, o nella stessa Argo, davanti al tribunale del popolo.

 

Stralcio testo tratto dalla pagina: unmondoaccanto.blogfree sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…